|
In Italia aumenta la povertà
'invisibile'
In un recente
rapporto l'Istat ha riproposto il tema dell'incidenza della povertà in Italia.
Dodici famiglie su cento - spiega lo studio dell'Istituto di statistica - sono
da considerarsi povere. Si tratta di due milioni e seicentomila nuclei, due
terzi dei quali risiedono nelle regioni del Sud. Se poi si guarda ai singoli, le
cifre si fanno ancora più esplicite: sono sotto la soglia ben sette milioni e
ottocentomila persone. Queste le percentuali relative all'anno 2001 nel quale
l'Italia si è ritrovata nella stessa identica situazione di cinque anni prima.
Ma, mentre il Nord, negli ultimi anni, la povertà sembra essere diminuita -
il tasso di povertà tra le famiglie è passato dal sei al cinque per cento-,
altrettanto non è accaduto alle altre aree del paese. Nel Centro si è passati
dallo stesso sei per cento (1997) al 9,7 del 2000 e all'8,4 - primo calo nel
quinquennio - del 2001. Situazione sostanzialmente piatta al Sud dove, dopo una
leggera flessione, nel 2001 si è tornati al 24,3 per cento (quasi una famiglia
su quattro), contro il 23,6 dell'anno precedente.
I numeri,
imponenti, riguardano la cosiddetta povertà "relativa", cioè "determinata
annualmente rispetto alla spesa media procapite per consumi delle famiglie".
Quello che si spende insomma, senza calcolare alcuna forma di risparmio o
investimento: nel 2001 il tetto era di 814,55 euro. Se poi si passa alla
povertà "assoluta" (calcolata sulla base del "valore monetario di un paniere di
beni e servizi essenziali"), le cose non migliorano affatto. Per quanto
riguarda quest'ultima, infatti,sotto alla soglia di reddito mensile di 559,63
euro si trovano quasi un milione di famiglie (940.000, per la precisione) e ben
tre milioni di individui. I nuclei che non hanno abbastanza per acquistare
quello che è necessario per un'esistenza dignitosa sono il 4,2 per cento del
totale. Ancora una volta con differenze notevoli man mano che si percorre la
Penisola dal settentrione al meridione: 1,3 per cento al Nord, 2,3 per cento al
Centro e quasi il dieci per cento al Sud. Qui l'Italia si spacca completamente:
il 75 per cento delle famiglie assolutamente povere abitano nel
Mezzogiorno.
I nuovi poveri
sono in primo luogo gli anziani che vivono della sola pensione e le famiglie con
più figli. Quasi cinque nuclei con capofamiglia ultrasessantacinquenni su cento
vivono in condizioni di povertà assoluta. Ma ancora peggio: nella stessa
situazione si trovano il 14,5 per cento delle coppie con tre figli o più (dato
in crescita enorme rispetto all'11,5 per cento del 2000). Se si prende in
considerazione, invece, la povertà relativa ci si accorge che la condizione
riguarda una famiglia su quattro con almeno tre figli e una su sei di anziani
oltre i 65 anni.
Nessuno può
dirsi completamente al riparo. Avere un lavoro spesso non è sufficiente a
superare la soglia della povertà relativa, anche se il 41 per cento delle
famiglie con due disoccupati si trova al di sotto. Nel Mezzogiorno, però, può
essere determinante il sesso del capofamiglia: se è una donna, ha una
possibilità su quattro di trovarsi, e far trovare le persone che vivono con lei,
in condizioni di serio disagio.
Ma anche molte
delle persone che superano il limite degli ottocento euro sono comunque
considerate in bilico. L'Istat definisce "a rischio di povertà" chi ha consumi
che non superano lo standard (814,55 euro al mese) di almeno il 20%, cioè non
superano i mille euro al mese. Sono un altro otto per cento di famiglie
italiane: il loro status è legato a un filo, per precipitare basta davvero
poco.
Fonte Istat.
Dati del 17.7.2002
|