la pubblicazione di questi atti è stata possibile grazie alla gentile e qualificata collaborazione della dott.ssa Ester Latella dirigente del settore resoconti del Consiglio Regionale e dei resocontisti dott.ssa Stefania Catalano, dott.ssa Caterina Cugliari, dott.ssa Cristiana Lugarà e dott.ssa Giada Romeo

 

Convegno Mediterraneo Mareaperto

Un’occasione di sviluppo

Reggio Calabria – 10 aprile 2003

Testo non revisionato

 

Enzo INFANTINO, Segretario Pdci Reggio Calabria

Sono particolarmente onorato nel porgere questa mattina a tutti gli illustri ospiti presenti il più sentito e sincero saluto a nome mio e della federazione provinciale del partito dei Comunisti italiani.

Un ringraziamento va rivolto alla direzione nazionale del partito, al compagno Oliviero Diliberto; al dipartimento esteri con il compagno Iacopo Venier; al gruppo regionale col compagno Michelangelo Tripodi; all’associazione “Punto critico” per aver scelto Reggio Calabria quale sede di questa importante iniziativa “Mediterraneo Mareaperto” incentrata sul ruolo del Mediterraneo, sulle opportunità di sviluppo collegate e sulla importanza di definire una vera politica di pace e cooperazione attraverso l’integrazione delle diverse culture esistenti nell’ambito della vasta area del mediterraneo.

La scelta della città di Reggio Calabria quale sede del convegno non è avvenuta a mio avviso a caso. Quale città più di Reggio Calabria può dirsi città di frontiera mediterranea, punto di congiunzione tra i paesi del sud e del nord del mediterraneo oltre che estrema frontiera sud della futura Unione europea allargata? Quale città potrebbe con maggiore forza assumere il ruolo strategico e di ago della bilancia nell’ambito degli interscambi culturali, sociali e commerciali tra i paesi del mediterraneo, tra i paesi del processo di Barcellona?

Mi preme ricordare che questa è stata per anni l’ambizione coltivata ed il fine perseguito da un nostro illustre concittadino: Italo Falcomatà.

(Applausi)

Che ora non è più tra noi, fu lui a coniare la definizione “Reggio Calabria città del mediterraneo”. Una città in cui esistono laboratori culturali come l’Università mediterranea e l’Università per stranieri che operano e agiscono in funzione di quel vasto progetto cui prima facevo cenno.

Voglio inoltre ricordare che a Gioia Tauro esiste ed opera il più grande porto di transhipment del Mediterraneo che ha fatto della città un importante crocevia di interscambio di merci.

Il processo euro-mediterraneo avviato a Barcellona nel ’95 ha segnato l’inizio di una fase di relazione di partenariato che include sia la cooperazione bilaterale e multilaterale che quella regionale e sub-regionale.

I dodici paesi del mediterraneo nostri partners sono il Marocco, l’Algeria, la Tunisia, l’Egitto, Israele, la Giordania, l’Autorità Palestinese, il Libano, la Siria, la Turchia, Cipro e Malta, la Libia che mantiene ancora lo status di osservatore.

Gli obiettivi principali della partnership euro mediterranea sono la costruzione di un’area euro mediterranea comune, di pace e stabilità basata su princìpi fondamentali che includono il rispetto dei diritti umani e della democrazia.

La reazione di un’area di prosperità condivisa attraverso il progressivo stabilimento di un’area di libero scambio tra l’Unione e i partner mediterranei e i paesi mediterranei stessi, lo sviluppo delle risorse umane e la promozione della comprensione tra le culture e il riavvicinamento dei popoli della Regione euro-mediterranea.

E’ al perseguimento di questi obiettivi che siamo chiamati a votarci nell’attuazione di una nuova strategia euro-mediterranea per la realizzazione concreta della quale occorre non solo una maggiore volontà politica da parte delle istituzioni nazionali chiamate ad intensificare gli sforzi intesi a migliorare l’assistenza finanziaria e tecnica e a rilanciare la cooperazione politica e a sfruttare pienamente le opportunità offerte dal programma Meda, programma finanziario specifico per l’attuazione del partenariato euro-mediterraneo. Ma anche e soprattutto una maggiore attenzione e partecipazione delle autorità regionali e locali, delle organizzazioni non governative, delle associazioni e della società civile che giocano tutte un ruolo fondamentale nel dare un impulso decisivo alla cooperazione regionale e sub-regionale.

Nonostante l’Unione europea sia il maggior partner commerciale dei paesi mediterranei la Regione mediterranea non riesce ancora a trovare una sua personalità nello scacchiere mondiale ed è ancora lontana dai modelli di integrazione commerciale simili al Nacta o al Nasean.

Questo dovrebbe essere uno degli obiettivi da perseguire nel contesto di una politica di vicinato, preludio ad una forma di regionalismo politico ed economico.

Non posso infine non ricordare che questo nostro incontro si svolge in un momento storico particolare. Da una parte il conflitto in Iraq verso il quale l’Unione europea non ha saputo assumere una posizione comune e determinante; sta a mostrarci ancora una volta la contraddizione di una Europa gigante economico e nano politico.

Dall’altra ci troviamo alla vigilia dell’allargamento ad est della Unione europea, di una Europa composta da 25 Stati membri. Questa iniziativa – ne sono convinto – non può essere condizionata dal conflitto in Iraq.

In questo mio breve saluto consentitemi di riaffermare il ripudio della guerra come strumento per dirimere le controversie internazionali e l’auspicio del ritorno ai mezzi diplomatici quale elemento fondamentale per gestire e garantire la sicurezza nel mondo.

La guerra in corso potrà avere enormi ripercussioni sulla situazione dell’area mediterranea come pure nei rapporti tra i paesi membri del processo euro-mediterraneo.

Gli interrogativi che nascono sono tanti. Quali saranno le implicazioni della guerra in Iraq sulla politica europea nei confronti del Medio Oriente e del mediterraneo? Come reagiranno alla guerra i Paesi del Mediterraneo del sud? Come la guerra influenzerà il processo di cooperazione tra i Paesi del Mediterraneo? A tali interrogativi potrà darsi risposta adeguata soltanto col tenace impegno e la volontà di tutti della società civile in particolare che potrà col suo peso influenzare l’azione dei governi.

L’altra questione – chiudo – da non dimenticare è l’allargamento ad est della Unione europea. Nel momento in cui le frontiere si allargano dobbiamo pensare ad una strategia verso le Regioni più vicine dell’Europa come quelle mediterranee.

Sarebbe errato a mio parere vedere il Mediterraneo soltanto e principalmente come una questione di sicurezza, come frontiera meridionale della Unione europea sulla quale attestarsi per gestire i flussi migratori e combattere il terrorismo internazionale.

Il Mediterraneo va considerato invece come un’area nuova di cooperazione in cui stabilire delle relazioni speciali nel contesto di una più ampia politica di vicinanza.

Alcuni Paesi del Mediterraneo come Cipro e Malta saranno presto membri della Unione, altri come la Turchia sono candidati, ma anche con tutti gli altri paesi mediterranei siamo legati da situazioni, tradizioni e interessi specifici.

Dobbiamo lavorare perché i Paesi del Mediterraneo si uniscano nella diversità e da questa traggano la loro ricchezza ma non possiamo farlo partendo da una posizione di prepotenza eurocentrica chiusa e unilaterale ma da una idea di co-appartenenza che è stata alla base della nascita del processo di Barcellona ma che va rafforzata e portata avanti con decisione.

Vorrei chiudere questo saluto – mi scuso se l’ho fatta lunga – con un pensiero dello storico francese Bernard Brodin che scriveva “il Mediterraneo è mille cose al tempo stesso, non un paesaggio ma innumerevoli paesaggi, non un mare ma una successione di mari, non una civiltà ma più civiltà ammassate l’una sull’altra. Il Mediterraneo è un antico crocevia, da millenni tutto è confluito verso questo mare scompigliando ed arricchendo la sua storia”.

Mi piace pensare che di questa ricchezza di civiltà sapremo fare appunto la nostra forza. Grazie.

Naturalmente auguro buon lavoro a tutti. Adesso cedo la parola al compagno Maurizio Musolino che dirigerà i lavori di questa mattina.

Maurizio MUSOLINO, responsabile mediterraneo e M.O. Pdci

Io volevo innanzitutto dire due parole brevemente. Questa iniziativa che noi oggi facciamo era nata ed era stata pensata quando la guerra era imminente, era un rischio che era sentita da tutti noi vicina ma non era ancora scoppiata.

Oggi ci troviamo invece con la guerra in corso, una guerra che ha mostrato in questi giorni tutta la giustezza delle motivazioni che noi abbiamo dato per opporci ad essa. La guerra si è dimostrata per quella che è: una cosa terribile e drammatica. Altro che missili intelligenti, in queste settimane abbiamo visto cadere bombe sui mercati, negli ospedali, nelle case dei civili fino al paradosso di due giorni fa quando un carro armato ha sparato contro l’hotel Palestina dove tutto il mondo sapeva che risiedevano solamente giornalisti, uccidendone tre.

Questa guerra – questi giorni l’hanno dimostrato ancora una volta in maniera forte ed eclatante – trova origine solo in ragioni di potenza ed in ragioni economiche. Lo avevamo detto fin dall’inizio. Questa guerra voluta fortemente da Bush rientra pienamente in una visione degli Stati Uniti che vogliono imporre a tutto il mondo il loro dominio.

Al contrario, invece, proprio questa nostra iniziativa qui oggi a Reggio Calabria vuole invece promuovere un’altra visione del mondo, una visione multipolare. E il Mediterraneo con la sua storia e la sua cultura è proprio uno di questi poli non il solo ma un polo importante.

Noi oggi qui iniziamo un percorso di studio e di ricerca per la quale la neonata associazione Punto Critico sarà uno strumento prezioso e utile. Lo iniziamo qui a Reggio Calabria – e lo ricordava qui Enzo Infantino – anche perché qui pochissimi anni fa anche se oggi guardando la città e le vie di Reggio Calabria sembrano passati molti anni, un uomo Italo Falcomatà aveva immaginato una Reggio Calabria città del Mediterraneo perno dello sviluppo per il Mezzogiorno. Aveva creduto in questo ed in questa direzione aveva lavorato.

Vogliamo quindi, dicevo, iniziare un percorso; vogliamo attrezzarci, darci maggiori capacità per poter leggere ciò che sta accadendo e capirlo.

Per fare questo i nostri ospiti che voglio ancora una volta ringraziare ci aiuteranno qui oggi ma ci aiuteranno soprattutto nelle prossime settimane, nei prossimi mesi tessendo insieme a noi una rete di rapporti che sarà proficua per noi e per loro.

Un’ultima considerazione prima di dare la parola ad Iacopo Venier. Credo che un reale sviluppo del Mediterraneo non potrà mai prescindere da uno sviluppo della democrazia e dai diritti nei Paesi che vi si affacciano.

Su questi due aspetti spesso attaccati oggi in Italia dal Governo Berlusconi penso che ci voglia chiarezza da parte di noi tutti. Diritti e democrazia sono alla base di uno sviluppo e di una convivenza pacifica, rispettosa di tutti quanti.

Do adesso la parola ad Iacopo Venier, responsabile delle politiche internazionali del Pdci.

Iacopo VENIER, responsabile delle politiche internazionali del Pdci

Cari amici, cari ospiti, cari compagni e care compagne, io vorrei prima di leggervi la relazione che ho preparato per questo nostro importante convegno dire che i giornali di oggi sono pieni di una propaganda indecente. Ci dicono che questa guerra è finita, che abbiamo liberato un Paese.

Io credo che da questa nostra iniziativa - come da tutte le iniziative che si stanno facendo in questi giorni e in queste ore e che si continueranno a fare sul tema della pace – dobbiamo riportare anche un elemento di verità e rispondere a questo tipo di stortura e propaganda che sta debordando e diventando intollerabile.

La guerra non è finita, purtroppo. “Cessate il fuoco” è uno slogan, un obiettivo che servirà per oggi e per domani perché purtroppo questa guerra non può essere contenuta e non sarà contenuta nell’attacco all’Iraq. Hanno conquistato un Paese non l’hanno liberato e non poteva che finire così per la sproporzione immensa di mezzi d’armi, di tecnologia, di potenza di fuoco. Hanno ucciso migliaia e migliaia di persone, anche i militari che difendevano il loro Paese non un regime dispotico, violento e repressivo come quello di Saddam Hussein.

Hanno invaso e conquistato un pezzo di Medio Oriente e questo è foriero di gravi conseguenze. Noi oggi siamo qui a riflettere anche nel contesto di questa guerra che non è finita e che purtroppo ci porterà altri disastri.

Allora è compito nostro anche con iniziative come questa o come altre oggi parlare e dire al nostro popolo che è un tempo difficile di fronte a noi e che nulla di positivo è accaduto perché l’unico evento positivo che possiamo augurarci, che costruisce lo sviluppo è la pace ed oggi pace ce n’è meno di ieri.

Cari amici, cari ospiti, cari compagni e care compagne, credo di non esagerare nel dirvi che l’iniziativa che teniamo qui oggi a Reggio Calabria sta assumendo una valenza straordinaria per il dipartimento politiche internazionali che ho l’onore di dirigere e più complessivamente per tutto il partito dei Comunisti italiani.

Per la prima volta – lo diceva già Maurizio prima – quando abbiamo ragionato, mi pare che era novembre, sulla necessità di approfondire le politiche relative alle aree del mediterraneo non era ancora chiaro allora che questo tema sarebbe divenuto una delle questioni decisive per la prossima fase politica del nostro Paese e più in generale del contesto internazionale.

Ciò che allora ci proponevamo era di richiamare l’attenzione del nostro partito, della coalizione dell’Ulivo e più in generale dell’intera sinistra su quest’area che se non proprio trascurata risultava certo non centrale nei ragionamenti e nella programmazione politica.

Alcuni mesi fa non avevamo ovviamente la percezione di quanto questi temi sarebbero divenuti decisivi dopo lo scoppio di questa guerra terribile e devastante. Siamo infatti sull’orlo di un burrone e rischiamo di essere trascinati in uno scontro di civiltà e di religioni.

Questo pericolo non siamo noi Comunisti ad enunciarlo ma è stato il Papa usando toni apocalittici a richiamare infinite volte l’attenzione su ciò che sta accadendo, sulle distruzioni non solo materiali che questa sciagurata guerra sta portando. La guerra apre ferite che sarà difficilissimo cicatrizzare e sta allargando le distanze politiche e culturali tra il cosiddetto Occidente ed il mondo arabo.

Ragionare sul Mediterraneo alla luce della nuova situazione aperta dalla guerra diventa quindi ancora più importante se siamo di fronte al rischio di uno scontro di civiltà, ad una guerra infinita che può assumere i toni della crociata o della jihad allora c’è chiaro che sotto il nostro mare, questo nostro mare si sta aprendo una frattura, una faglia che può provocare terremoti terribili.

I nostri obiettivi restano quindi immutati ma si collocano in un contesto diverso e drammatico. Volevamo infatti ragionare su quale sia ora fuori dalle carte patinate dei rapporti dei ministeri o dei commissari europei il vero punto dell’evoluzione del processo di Barcellona, cioè di quello che si candidava ad essere un grande progetto di costruzione di un’area economica, culturale e sociale a cavallo del nostro mare.

Oggi però questa valutazione va molto oltre la necessità di affrontare con interlocutori nazionali ed internazionali i contenuti e lo stato di realizzazione dei partenariati euro-mediterranei oppure l’entità dei finanziamenti dedicati a questo scopo o ancora le politiche agricole o migratorie definite dalla Unione europea.

Certo è sempre utile capire perché quel processo di Barcellona non si è realizzato ed anzi ha prodotto accordi bilaterali tra Unione europea e Paesi dell’altra sponda del nostro mare che quasi sempre sono stati segnati da una impronta liberista che tende a costringere gli Stati partners della Unione europea a scelte economiche ad esclusivo vantaggio nostro, europeo.

Purtroppo però di fronte alla crisi drammatica che sta vivendo l’Unione europea sconvolta da iniziative filo-americane di Italia, Spagna e Gran Bretagna diventa difficile davvero capire se ci sono spazi reali per affrontare il merito delle questioni aperte.

Preliminarmente bisognerà capire se l’Europa sopravviverà a questa durissima prova. E’ evidente che la guerra in corso ha tra i suoi obiettivi principali quello di colpire a morte ogni ambizione dell’Europa di divenire soggetto pieno di politica internazionale.

La strategia americana non prevede alcuna contraddizione al proprio dominio e si sta movendo da tempo, contando purtroppo su sudditi fedeli come il nostro Governo, per scardinare l’Europa.

In questi mesi si sta giocando una partita importantissima per il nostro futuro e purtroppo – lo diciamo anche con una certa amarezza perché comunque sia è il Governo del nostro Paese – la fase cruciale per il futuro dell’Europa rischia proprio di realizzarsi durante la Presidenza italiana della Unione europea.

Il primo nostro compito anche come partito sarà quello di incalzare il Governo affinché faccia perlomeno meno danni possibili.

Dobbiamo assolutamente raggiungere l’obiettivo dell’approvazione della nuova Costituzione europea. Il nuovo trattato che sta scrivendo la convenzione sul futuro dell’Europa che sarà affidato alla conferenza intergovernativa proprio nel secondo semestre del 2003.

Questa nuova Costituzione, un patto nuovo tra i Paesi dell’Europa deve attrezzare l’Europa ai compiti che le derivano dall’allargamento ad est e dalla necessità di proporsi sul piano internazionale come soggetto pieno di politica internazionale.

Solo con nuove e chiare regole di funzionamento interno e soprattutto con un preciso programma politico e di valori l’Europa potrà proporsi come attrice principale di un nuovo multilateralismo democratico e pacifico.

Per esempio vorrei da qui rilanciare una campagna che in questi giorni persone, personalità stanno sostenendo, cioè la campagna simbolica ma importantissima di fare dell’articolo 1 della nuova Convenzione europea l’articolo 11 della Costituzione italiana. L’Europa deve nascere dal ripudio della guerra perché l’Europa deve proporsi a livello internazionale come soggetto attivo nella costruzione di politiche di pace e di uno sviluppo più equilibrato.

Credo che questa campagna oggi abbia più senso di ieri con la conclusione drammatica di questa prima fase del conflitto.

Siamo ovviamente però preoccupatissimi sull’atteggiamento italiano in merito. Le posizioni antifederaliste sul piano europeo, clericali e belliciste assunte da Fini – Vicepresidente del Consiglio – nella convenzione fanno temere il peggio. Presi dall’unica urgenza di compiacere gli Stati Uniti gli esponenti del Governo italiano non difendono in alcun modo gli interessi nazionali e strategici italiani.

Questo è particolarmente evidente se guardiamo alle questioni legate al Mediterraneo. Sembra quasi banale dove evidenziare come per il nostro Paese l’allargamento ad est contiene molte opportunità ma anche alcuni rischi. Se infatti è importantissimo sostenere questo esito per un motivo legato alla nostra storia politica, cioè contrastare i processi di delocalizzazione produttiva e soprattutto il dumping sociale che ora mette in concorrenza diretta i lavoratori dell’est Europa con quelli comunitari - cioè realizzare una unificazione dei diritti e della classe su scala europea – non possiamo non vedere che l’allargamento può provocare anche una ulteriore disattenzione dell’Europa per le proprie Regioni meridionali.

La convergenza economica dei nuovi membri non solo andrà finanziata ma può comportare una rimodulazione degli investimenti e delle priorità politiche ed economiche della Unione europea. C’è il rischio che il baricentro dell’Europa si sposti ancora più a nord.

L’Italia ha quindi un interesse strategico proprio in questo momento cruciale a consolidare e rafforzare il dialogo euro-mediterraneo. Se questo è vero pare ancora più evidente l’enormità dell’errore politico commesso dal nostro Governo quando ha inclinato i rapporti con la Francia Paese cardine nella costruzione europea e non a caso in questa fase molto attivo proprio in Africa e nel Mediterraneo.

Mentre il Presidente Chirac e il Presidente Prodi che ha capito più di altri il rischio che corriamo noi italiani e che viaggia incessantemente nel Maghreb cercando di impedire che questa guerra spezzi tutti i fili nel mondo arabo. Mentre così fanno Chirac e Prodi i nostri ministri non sanno nemmeno mettersi d’accordo sull’accoglienza dei profughi in fuga dalla guerra e la Lega Nord addirittura dice o che sono turisti o che andrebbero affondati o rinchiusi in campi lager. E’ una indecenza.

Abbiamo rotto noi italiani con la Francia e la Germania, abbiamo abbandonato la nostra tradizionale politica aperta verso il mondo arabo e tutto ciò contro gli interessi e rischia di condannare definitivamente le nostre Regioni meridionali ad un futuro di arretratezza.

Un moderno meridionalismo parte infatti dalla ricollocazione anche simbolica del nostro Paese. Dobbiamo infatti smetterla di pensare che Reggio Calabria, che Bari, che Napoli, che Palermo siano il sud di qualche cosa.

Queste città straordinarie sono il centro di un’area che avrebbe una enorme potenzialità di sviluppo, sono il centro di uno spazio culturale, sociale, civile, sono il centro del Mediterraneo appunto.

La politica per la pace presuppone per il nostro Paese una rivoluzione culturale. Questa “Italietta” subalterna agli Usa è un disastro sotto ogni profilo. Dobbiamo quindi intervenire ad ogni livello per cambiare il corso delle cose. Diventa così ancora più decisivo il ruolo delle Regioni e degli enti locali.

La riforma del titolo quinto della Costituzione – lo ricordava Infantino prima nella sua introduzione – approvata dal centro-sinistra affida non a caso anche alle Regioni l’iniziativa nei rapporti internazionali. Si tratta della tradizione giuridica delle più avanzate teorie costituzionali e soprattutto di una pratica ormai acquisita.

Il rapporto diretto tra comunità dentro un contesto di sussidiarietà verticali è infatti fondamentale per sviluppare una politica che si basi realmente sulla percezione dell’interdipendenza reciproca e quindi punti su un modello di sviluppo equo, premessa indispensabile per la pace.

Non dobbiamo inventare nulla di alcunché perché anche il nostro partito ha già realizzato importantissime esperienze come per esempio quella del Festival del Mediterraneo che si realizza ogni anno nel comune di Bisceglie, amministrato dal compagno del nostro partito, Napolitano.

Poi il nostro partito sta già attrezzando i propri gruppi regionali per spingere queste istituzioni, le Regioni a rappresentare al meglio il loro ruolo e a difendere così anche gli interessi dei propri cittadini.

Ringraziamo quindi il gruppo regionale della Calabria per averci aiutato insieme all’associazione Punto Critico a realizzare questo appuntamento. Credo che proprio le Regioni meridionali del nostro Paese debbano assumere una iniziativa diretta in questo campo.

Se riteniamo strategico modificare il baricentro politico ed economico dell’Europa dobbiamo da un lato far sentire la nostra voce a Bruxelles dove purtroppo non possiamo contare per questo sul nostro Governo data la sua scarsissima credibilità e il fatto che ha rotto le relazioni praticamente con tutti in Europa. Dall’altro però bisogna praticare relazioni orizzontali tra le comunità, popoli e Stati che anticipino i processi e preparino il terreno a nuove integrazioni.

Dobbiamo infatti sostenere con ogni energia ad esempio il progetto di Unione Africana. Non so quanti di voi ne hanno sentito parlare.

E’ un progetto profetico che ha avuto tra i suoi promotori per esempio la Libia di cui abbiamo un rappresentante qui presente, noi contiamo molto sul suo contributo.

La nuova Unione Africana prende a modella l’Unione europea ed è una speranza per tutti noi. L’Africa, non solo quella del Maghreb, è cruciale per lo sviluppo dell’Europa e noi dobbiamo impegnarci concretamente per aiutare quel continente ad uscire da crisi e guerre organizzate spesso direttamente da interessi e multinazionali anche europee, nostre.

L’Unione europea e l’Unione africana sono due perni della questione. Può essere utile ragionare come per esempio propone il professor Allam esperto di rapporti con il mondo islamico su di una possibile integrazione di area che riguardi il Mediterraneo.

Intendo dire che di fronte alle difficoltà e ai limiti del processo di Barcellona e alla realtà deludente di tanti accordi di partenariato euro-mediterranei bilaterali si può forse e si deve pensare ad un salto in avanti che dia un nuovo senso politico alla relazione tra i Paesi delle due sponde di questo mare.

Senza un progetto se procediamo solo a spizzico e bocconi con accordi bilaterali molto disorganici, rischiamo di ritrovarci alla fine con un pugno di mosche in mano.

Questi accordi bilaterali sono infatti i figli di una Europa di ieri, dove il parametro unico era il mercato e la concorrenza. E’ una strada sbagliata, l’Europa di domani deve uscire dalla logica di una globalizzazione per i più forti voluta dall’organizzazione mondiale per il commercio e che rischia invece – questo tipo di globalizzazione negativa – di essere certificata nel nuovo round degli accordi Gaz che si chiuderà a settembre a Cankun. L’Europa egoista che mira solo a conquistare i mercati, a difendere con il protezionismo le proprie non ha futuro, senza relazioni equilibrate con i nostri partners pagheremo le conseguenze di uno sviluppo distorto che acuisce le contraddizioni e provoca immigrazione clandestina enorme, instabilità politica e sociale che nei paesi del sud favorisce inevitabilmente la diffusione del fondamentalismo islamico.

Non possiamo rassegnarci a questo esito e servono quindi proposte ambiziose che superino in avanti le difficoltà.

Riteniamo utile proporre alla discussione la nascita di una nuova organizzazione che comprenda tutti i paesi rivieraschi. Sappiamo dei motivi che hanno portato alla paralisi del dialogo e del cosiddetto gruppo del 5 più 5. Sappiamo anche degli sforzi per riavviare questo percorso. Sappiamo per esempio che l’ambasciatore della Libia che doveva essere nostro oggi è invece presente alla discussione del gruppo dei  5 più 5. Ne vediamo però la difficoltà.

Di fronte alla nuova fase aperta dalla guerra imperialista e coloniale pensiamo che possano aprirsi gli spazi per una integrazione d’area del Mediterraneo utile tra l’altro anche ad affrontare problemi importanti e difficilmente affrontabili poi da un ambito coerente come per esempio il rapporto con la Turchia, il problema di Cipro, la nascita dello Stato di Palestina o il destino del Sahara occidentale.

Un’altra sfida da lanciare è quella dei diritti contenuti nelle merci. Ne parlava già Maurizio prima, in termini generali.

Cioè l’apertura dei mercati deve corrispondere alla diffusione dei diritti dei lavoratori e dei consumatori. Questa è l’unica richiesta che l’Europa può fare agli altri ma soprattutto deve imporre a sé stessa lottando con decisione contro il lavoro nero, lo sfruttamento e la criminalità.

Anche la necessaria riforma della politica agricola comunitaria non deve solo quindi premiare la qualità sulla quantità, cioè premiare l’agricoltura del sud su quella del nord ma affrontare il tema della caduta delle barriere di protezione doganale esterne nel quadro di diffusione dei diritti dei lavoratori, uguale salario, uguali diritti per uguale lavoro. Deve essere il tema dell’integrazione economica di quest’area.

Tutto ciò per realizzarsi presuppone però un cambio del quadro politico nel nostro Paese e non solo. La destra infatti alimenta paure e costruisce muri. Noi abbiamo il compito di realizzare ponti.

In questo senso non è solo un gioco retorico parlare del mostro che si progetta qui a Reggio Calabria. Reggio Calabria rischia di divenire la città del ponte, un ponte tra il nulla e per il nulla, un simbolo di ciò che non si deve fare per lo sviluppo di questa terra. Se quel progetto era sbagliato prima dopo la guerra ne percepiamo la completa follia.

C’è una ironia tragica in un Governo che progetta opere faraoniche inutili mentre i militari partono da Aviano e Vicenza e distruggono ogni giorno i ponti sul Tigri e l’Eufrate mentre le nostre bombe incrinano quei ponti immateriali che mille e mille anni di relazioni, di interscambio culturale, di comune destino economico avevano costruito tra l’Europa e il mondo arabo, tra l’Italia e l’altra sponda del mediterraneo.

Siamo di fronte ad un Governo che in nome di piccoli interessi distrugge la funzione stessa del nostro Paese, dell’Italia. La funzione dell’Italia è quella di un ponte geografico e culturale che si allunga nel cuore del mediterraneo.

Quest’opera inutile, il Ponte sullo Stretto, che distruggerà l’ambiente e ingrasserà la criminalità organizzata se realizzata, sarà il simbolo della sconfitta del nostro Paese.

Questi signori ci diranno che il loro ponte servirà a collegare meglio il sud all’Europa ma nello stesso momento hanno portato il nostro Paese ad una guerra che rischia di spezzare per sempre le possibilità di sviluppo sociale, economico ed anche civile di queste terre.

E’ il mediterraneo che rischia di allargarsi, di trasformarsi in una barriera invalicabile. Questo mare che noi sentiamo come mare di pace può divenire una minaccia, una frontiera da cui penetrerà odio e rancore, disperazione e rabbia.

La destra si alimenta di questo odio, della paura che ne deriva; la soluzione della destra sono le barriere, i muri fisici e mentali. La destra in tutto il mondo costruisce muri e demolisce ponti. Pensiamo a cosa sta succedendo, per esempio, in Palestina dove si sta edificando un nuovo muro per umiliare un popolo e strappargli la terra.

L’unica sicurezza per Israele come per il nostro Paese, l’unica possibilità concreta che abbiamo di combattere il terrorismo e la violenza non viene dai muri, ma dal dialogo e dallo sviluppo della soluzione delle cause che alimentano i conflitti. Ma questo significa combattere contro interessi fortissimi.

Bossi - questo personaggio abbastanza colorito che sta sulla scena politica italiana purtroppo da troppi anni - il suo razzismo non sono solo un fatto di folklore ma si alimenta di interessi importanti, sono coloro che vogliono avere mano libera nello sfruttare il clima determinato dalla guerra per relegare gli immigrati al ruolo di nuovi schiavi.

Il vantaggio dei pochi colpisce l’interesse generale dei più, del Paese. Anche per questo noi abbiamo contrastato questa guerra, contrastiamo questo conflitto illegale ed umano perché la guerra è contro di noi, è contro l’Europa e l’Italia, è contro i nostri valori ed i nostri interessi perché le sue conseguenze dirette o indirette – come ho detto prima – colpiranno tutti ma in particolare le speranze di un futuro migliore per le popolazioni meridionali del nostro Paese.

E’ nostro dovere politico il chiedere l’immediato stop ai bombardamenti ma più in generale dobbiamo chiedere la fine di questo atteggiamento nei confronti del sud del mondo e nello stesso tempo dobbiamo mettere in campo una politica che possa affrontare i disastri che questa guerra produce, evitare i danni ed aiutare a cicatrizzare le ferite.

Anche per questo siamo felici di avere qui con noi ospiti internazionali tanto importanti. Sono compagni che vengono dai quattro lati del nostro mare, sono persone che rappresentano forze politiche e Paesi decisivi nel definire una diversa e nuova prospettiva nelle relazioni tra i popoli del mediterraneo.

A costoro diciamo che il Partito dei Comunisti italiani sente la necessità di un salto in avanti nelle relazioni reciproche. Vorremmo individuare insieme a loro percorsi di approfondimento di merito che ci consentano di dotarci di politiche comuni. La vera solidarietà è costruita su basi politiche, su obiettivi comuni da raggiungere. Noi abbiamo acquisito la piena consapevolezza della parzialità della dimensione nazionale e per questo sentiamo come cruciale la strutturazione di relazioni internazionali non diplomatiche ma basate su comuni campagne politiche.

Agli ospiti italiani vogliamo dire che siamo qui prima di tutto per imparare. Il nostro è un partito giovane anche se ha una lunga storia alle spalle. Abbiamo promosso insieme ad altri la nascita di una associazione di politica internazionale.

Il compagno Genovali è il segretario di questa associazione che ha l’ambizione di divenire un luogo di studio, di ricerca e di memoria. Vorremmo provare ad uscire da una certa approssimazione che negli ultimi anni ha coinvolto anche la sinistra. Abbiamo di fronte tempi difficili, noi intendiamo attraverso questo mare che vorremmo aperto ma che sentiamo oggi tempestoso e tra le onde serve più che mai una rotta chiara ed è questa che insieme a voi vogliamo cercare di tracciare. Grazie.

Maurizio MUSOLINO, coordinatore

Prima di dare la parola al prossimo intervento volevo fare un gesto simbolico: consegnare la bandiera della pace agli ospiti stranieri che sono qui con noi come auspicio per il futuro, che possa cambiare qualcosa e che lo strumento della guerra non sia più adoperato – come è successo in queste settimane e in questi mesi – per dare risposta ad altre questioni.

Inizierei con gli interventi degli ospiti stranieri dando la parola ad Ismail Alauoi, che è il segretario generale del Partito del progresso e del socialismo del Marocco.

(Applausi)

Questa è una forza che in questi anni ha dato un contributo altissimo allo sviluppo della democrazia in quel Paese, tra l’altro il nostro amico è stato anche ministro. E’ un partito che ha deciso inoltre di puntare proprio sulla emancipazione delle donne e sull’affermazione dei diritti per caratterizzare il suo quotidiano agire politico.

Ismail ALAUOI, segretario generale Partito del progresso e del socialismo del Marocco

Grazie mille, compagno Presidente. Cari compagni e care compagne, cari amici, non posso fare il mio intervento in lingua italiana, scusatemi se mi permetto di parlare in lingua francese.

Cari compagni, cari amici, a nome del mio partito, del partito del progresso e del socialismo del Marocco e del suo comitato centrale vi rivolgo i miei migliori saluti.

Non è per pura convenzione che rivolgo i miei saluti, i miei ringraziamenti alla direzione del Partito dei Comunisti italiani, al segretario Oliviero Diliberto, con un sentito pensiero al suo Presidente Armando Cossutta per questa iniziativa che verrà svolta e quella in particolare dell’associazione Punto Critico per tenere un colloquio su quelli che sono i rapporti tra le rive del mediterraneo, la riva nord e la riva sud e nell’occasione anche di stimolare lo sviluppo dei paesi che si affacciano sul mediterraneo.

L’importanza di questo incontro soprattutto in questo momento prende sempre maggiore acutezza. Infatti l’aggressione americano-britannica contro l’Iraq e il suo popolo sono dei pretesti fallaci, senza l’accordo delle Nazioni Unite, quindi ovviamente si parla di illegalità internazionale. Particolarmente anche per noi che viviamo nel mediterraneo, verso quindi un pezzo della civiltà umana.

In tutti i casi per noi che ci troviamo nel sud del mare nostrum vorrei dire riprendendo le parole del figlio della Palestina, di uno dei nostri più grandi poeti arabi contemporanei che è Mohamud Derwish, noi speriamo che l’entrata nel nuovo millennio possa permettere l’accesso ai valori universali di quello che è la democrazia e la libertà.

Ma noi purtroppo dobbiamo confrontarci con quello che è il dispotismo assoluto degli Stati Uniti. La guerra contro l’Iraq è una guerra che attraversa l’Iraq e la visione che l’umanità… pensiamo un po’ a quello che potrebbe essere, quello che l’umanità si fa del suo avvenire. Siamo lontani dal vivere in un tempo di divisioni, dobbiamo andare verso un tempo di dominazioni e di egemonia ma gli Stati Uniti sono riusciti a far prendere coscienza a tutta l’umanità della loro follia e della loro visione fondamentalista del mondo e questo va ovviamente a costituire il pericolo principale per la terra nell’attualità odierna.

Noi sappiamo, appunto, come ci ricorda la canzone che il poeta dice la verità.

Ma al di là della condanna vigorosa dell’aggressione che ovviamente ha luogo attualmente nell’estremità orientale del nostro dominio mediterraneo, condividiamo la condanna che fanno tutti i popoli del mondo, unanimi su questa cosa che pronunciano ogni giorno attraverso le loro manifestazioni, ovviamente bisogna anche comprendere le ragioni dello sgretolamento, della disfunzione della vita politica internazionale e bisogna cercare di apportare quella che si può dire una alternativa a ciò.

Per la maggior parte di noi qui presenti in questa sala, che ovviamente la nostra origine quella della scuola di Marx e quella che hanno continuato in maniera critica le sue analisi e le riflessione a partire dal vissuto della pratica del rispetto dei popoli e dell’economia politica e sociale del mondo nel suo insieme, la causa di questo sregolamento, di questa disfunzionamento è evidente ed è inerente alla natura stessa del sistema economico che nella realtà odierna predomina nel quadro di quello che è comunemente chiamato globalizzazione o mondializzazione.

In altri termini il capitalismo con il suo modo e i suoi rapporti sociali di produzione è la tappa attuale del suo sviluppo è all’origine di questo sregolamento, di questa disfunzione.

 relativi alla spesa (art. 14, comma 1, lett.a, di immobilizzare le masse, di mettere in gioco delle azioni conseguenti contro le cause del male senza dimenticare la complessità delle situazioni che vivono i nostri popoli nel loro quadro istituzionale, culturale, economico sociale e rendendosi anche conto del livello di sviluppo storico ovviamente ciascuno dalla sua parte.

Risulta necessario continuare una lotta da un punto di vista universale anche per riuscire a risolvere a livello meno globale, geograficamente parlando. Ma ciò che diventa importante sono i lavori di questo incontro dal titolo “Mediterraneo mare aperto” un’opportunità di sviluppo nel vero senso della parola.

In effetti quello che è la minaccia di disfunzioni che purtroppo ha portato a quella che è oggi la follia guerriera, si ritrova ancora alla base delle relazioni che prevalgono attualmente tra i nostri Paesi del mediterraneo quelli del nord e quelli del sud.

Questo si manifesta nel fatto che dietro le grandi dichiarazioni di attenzione sullo sviluppo degli scambi tra il nord da una parte e il sud del Mediterraneo dall’altra, il tutto si limita  a delle grandi facilitazioni per quelle che sono le esportazioni verso i Paesi del sud. Le difficoltà per questi paesi del sud e del nord è soprattutto per quello che va a definirsi quasi un divieto di entrata di persone, di esseri umani dai paesi del sud verso i paesi del nord. L’emigrazione sostanzialmente.

Ma ciò che ci affligge ancora di più è il flusso migratorio delle popolazioni del sud verso il nord. E’ una situazione centrifuga dei paesi del sud, una situazione molto difficile da sbrogliare e definire in questo intervento così modesto. Questo flusso migratorio è dovuto soprattutto ad un richiamo di manodopera e ovviamente tutto ciò parte da quello che è sostanzialmente una parte della economia dei paesi del nord. 

Ci sono delle “persone” specializzate in quella che è la tratta degli esseri umani, dai nostri Paesi del sud verso il nord e verso quella che è l’Europa.

Ci sono questi negrieri che lavoro mano nella mano e che inducono a questa tratta degli esseri umani che vanno a gonfiare le fila di alcuni lavori illegali ma nello stesso tempo troviamo anche persone che lavorano nell’agricoltura e nelle confezioni, i tessuti quindi.

Accanto a questo permettetemi di dare una mia testimonianza rispetto a quando ero ministro dell’agricoltura due anni fa nel mio paese. Ho dovuto seguire delle negoziazioni tra il mio paese e l’Unione europea nel dominio agricolo. Lasciatemi dire che la nostra situazione era migliore da un punto di vista globale.

Cosa abbiamo ricevuto a ritorno? Quando ho sviluppato questi rapporti in qualità di ministro all’agricoltura con la Unione europea era nel quadro del programma Meda dove la burocrazia era molto ben definita a livello di Unione europea. Non voglio prendere troppo tempo ma è necessario che noi cerchiamo fino ad oggi di raggiungere dei rapporti tra quelli che sono i paesi della Unione europea e quelli che sono i paesi delle rive del sud del mediterraneo. Bisogna rimediare ad una situazione sempre più ingiusta e che va ad appesantire delle conseguenze negative nell’insieme dei popoli.

E’ importante che ci sia sempre più, sostanzialmente, un approccio in positivo tra quelli che sono i paesi del nord e quelli che sono i paesi del sud del mediterraneo.

I nostri partiti progressisti devono cercare di riflettere su quello che accade e sul soggetto nel quadro degli incontri periodici che noi comunque facciamo. Sostanzialmente oggi viviamo in una situazione che - come abbiamo segnalato prima – con l’aggressione americana-britannica contro l’Iraq e contro il suo popolo va a svolgere una volontà di ricolonizzazione diretta.

Dobbiamo essere sensibili alla questione della occupazione della Palestina. Il rifiuto dei governi sionisti di aprire delle prospettive di pace reale e quindi dobbiamo denunciare la repressione incondizionata degli Stati Uniti e denunciare anche quella che è l’occupazione israeliana che non fa altro che incrementare sempre più un odio fra due popoli che sono condannati a vivere vicini, accanto.

Ovviamente in maniera concomitante dobbiamo anche promuovere e sostenere la lotta dei popoli delle rive del sud del mediterraneo per la democrazia e per il rispetto dei diritti dell’uomo.

Affinché il nostro mare Mediterraneo sia veramente un vero punto di congiunzione, tratto di unione tra gli Stati e i popoli che vengono rappresentati e l’opportunità anche di sviluppo è necessario che tanto le forze progressiste del nord che del sud si ritrovino il più frequentemente possibile per riuscire a svolgere una sorta di base di programmi chiari e ovviamente dei programmi in comune.

Ringraziamo ovviamente i compagni del Partito dei Comunisti italiani per l’organizzazione di questo incontro e ovviamente rivolgiamo le più calorose felicitazioni.

Cari compagni, i nostri popoli intorno al mediterraneo hanno degli interessi in comune. Il nostro destino stesso è comune. Tutti noi rifiutiamo quella che è l’unipolarità del mondo attuale, tutti noi vogliamo costruire un mondo più giusto, più equo, più equilibrato. Un mondo di pace vera e di pace nella dignità. Tutti noi rigettiamo quello che è il concetto di mercato dei nostri valori, delle nostre culture e dei nostri concittadini. Siamo tutti noi per un mondo di pace e di giustizia.

Trovo che la strada può della pace può essere difficile ma non impossibile. Le nostre organizzazioni politiche sono ancora più determinate ad agire in questo senso.

Vi confermo per la mia parte e a nome anche dei miei compagni militanti del Partito del progresso del socialismo in Marocco la nostro volontà ad agire in questo senso.

Alla fine di questo intervento voglio rivolgere un ringraziamento al Partito dei Comunisti italiani in Calabria e al compagno Enzo Infantino e voglio ancora inoltre ringraziarvi tutti per la vostra attenzione.

Maurizio MUSOLINO, coordinatore

Voglio ringraziare Ismail Alauoi per il suo intervento.

Voglio anche dire che nel corso della mattinata alla fine di questi nostri lavori verrà compiuto un atto importante, ovvero la firma di un protocollo di cooperazione tra il Partito dei Comunisti italiani e il Partito del progresso e del socialismo del Marocco.

Sarà un passo importante che sancirà un passo in avanti nel lavoro, nella collaborazione fra il nostro Partito e quello di Alauoi.

Voglio anche ricordare ai partecipanti che in fondo alla sala ci sono i compagni della provincia di Reggio Calabria con dei banchetti dove si possono trovare le copie del giornale “La Rinascita” oltre che le bandiere della pace e altro materiale.

Chi è interessato può vedere e dare un contributo eventualmente.

La Libia è un Paese che per lunghi anni ha subito e dovuto sopportare un durissimo embargo e un isolamento internazionale voluto dagli Stati Uniti che rientra nella stessa logica che rientra nel conflitto di quest’ultimo mese.

Dovevamo avere oggi ospite l’ambasciatore della Giamaieria libica in Italia che però non è potuto venire perché impegnato – come spiegava già il compagno Venier – in un incontro internazionale.

Abbiamo però come graditissimo ospite un rappresentante dell’ambasciata libica in Italia Mustaclif che invito ad intervenire.

(Applausi)

MUSTACLIF, rappresentante Libia

Perdonatemi per la lingua perché questo è un arabo tradotto in italiano perché qualche errore ci sarà.

Signore e signori, innanzitutto voglio cortesemente rivolgere il saluto del segretario dell’ufficio popolare sua eccellenza ……… il quale manda le sue scuse per non essere qui presente in questa preziosa manifestazione in quanto è stato trattenuto alla riunione dei 5 più 5 che si svolge oggi in Francia.

Signori presenti, colgo anche da parte mia l’occasione per ringraziare il Partito dei Comunisti italiani per il cortese invito a partecipare a questo incontro al fine di scambiarci i punti di vista ed arricchire il dialogo sulla collaborazione, sulle rive del mediterraneo.

Senza dubbio voi tutti comprendete perfettamente che tali incontri sono di grandissima importanza per radicare forti e privilegiate relazioni tra i popoli della Regione nel reciproco interesse e al servizio della sicurezza e della pace della nostra Regione.

La grande ……. libica popolare sociale in ragione della sua posizione mediterranea con una costa lunga 2 mila chilometri cerca della sua appartenenza e del suo fattivo ruolo politico, economico e culturale nel quadro del gruppo arabo e del gruppo africano, attribuisce una particolare importanza allo sviluppo delle relazioni di equa cooperazione tra il sud e l’ovest del mediterraneo e gli Stati della Unione europea, in generale e l’Italia in particolare.

In questo quadro desidero confermare la posizione promotrice della Libia per l’attivazione della cooperazione tra le due sponde del mediterraneo nella sua considerazione di anello di congiunzione e di cooperazione tra lo spazio africano e lo spazio europeo in generale con la conferma della necessità di rafforzare questa cooperazione tramite la fattibilità del gruppo 5 più 5 aggiungendo la Repubblica araba d’Egitto.

Consideriamo che la cooperazione nel quadro di questo gruppo sia l’importante e fattivo strumento per la costruzione di un equo partenariato da tutelare i comuni interessi dei paesi e dei popoli del sud e del nord del mediterraneo che costituisce una base per il reciproco rispetto e peculiarità di ciascuno dei paesi interessati e sulla comune opera affinché il mediterraneo diventi un lago di pace, di stabilità e vera amicizia tra i popoli.

Questo è stato ribadito in più di una occasione dal nostro leader Gheddafi. Cari signori, il vero partenariato è quando serve agli interessi dei popoli, ai due continenti europeo e africano e richiede sforzi comuni, contributi paralleli a cura degli equi interessi tra tutti gli Stati di questo gruppo e richiede il disegno di…. di questa cooperazione nel contesto di una strategia comune.

La preparazione della quale contribuiscono tutti i paesi del gruppo è che ciascun paese provveda ad interpretare i passi interpretativi e i provvedimenti atti a sostenere questa popolazione e realizzi la richiesta di apertura dinanzi alle idee, ai cittadini prodotti e alle finanze degli altri Paesi.

In quanto alla Libia essa ha preso dei provvedimenti di trasferimento delle merci, servizi… ed ha emanato la legge speciale numero 5 del 1997 sulla promozione di investimenti di capitali stranieri per la costruzione di progetti di investimenti produttivi e la loro domiciliazione nella Libia sia nei settori pubblici che con quello privato nel quadro dei settori di base e quelli vitali compresi i piani di sviluppo economico e sociale della Libia.

Per questi possibili investimenti ci sono dei progetti oppure l’ingresso della gestione….. soli oppure tramite piccole e medie imprese….

Per quanto riguarda i privilegi concessi dalla predetta legge dell’investimento straniero sono previsti privilegi quali l’esonero di tutti gli oneri e le imposte doganali e simili sui macchinari ed impianti relativi all’esecuzione di qualsiasi di questi progetti ed altri vantaggi.

I settori più importanti che riguardano i piani di sviluppo libico riguardano la Sanità, l’industria e il turismo, l’agricoltura con… le fonti d’acqua del deserto, il grande fiume artificiale per costruire… di obiettivi per creare nuovi posti di lavoro. Sapete che la Libia ha un grande flusso di emigrati, dall’Africa… anche per importare il know-how, la tecnologia per realizzare dei progetti a livello anche mondiale se è possibile.

Sul versante laterale tra la Libia e l’Italia attualmente vediamo la dichiarazione congiunta firmata tra i due Paesi a Roma il 4 luglio del ’98 che rappresenta una importante svolta politica positiva nelle relazioni bilaterali e nella traccia delle grosse linee per la costruzione di una fruttuosa e costruttiva cooperazione degli interessi dei due popoli nei vari settori.

Infatti è stato costituito un comitato di partenariato italo-libico che tiene le proprie riunioni a volte a Roma a volte a Tripoli per levare qualsiasi ostacolo e riguardare i progetti futuri verso un partenariato e gli investimenti.

Questi accordi si sono fermati su una cooperazione sui trasporti marittimi in accordi culturali.

Nel campo dell’interscambio, sapete che l’Italia rappresenta da anni il primo partner commerciale per la Libia e le statistiche di scambio tra i due Paesi hanno registrato da alcuni anni alcune cifre… le cito fra i quali nel ’97 il volume degli scambi commerciali ha raggiunto 9 mila 313 vecchi miliardi di lire. Nel ’98 7 mila 242 miliardi di lire e nel 2000 il volume di scambio commerciale ha raggiunto i 3 mila 500 miliardi di dollari. Lo scorso anno nel 2002 all’incirca 6 mila 225 milioni di euro.

Si aggiunge a questo scambio commerciale il valore degli investimenti libici in Italia, i nuovi contratti stipulati con le imprese italiane tra i quali quelli del gasdotto dall’ovest di Tripoli a Gela, quasi 8 miliardi di metri cubici di gasdotto.

Infine i popoli di quest’area, dell’area mediterranea sono legati da relazioni civili e culturali dall’antichità in quanto il mediterraneo è stato un incontro di civiltà del sud e del nord che li mette di fronte ad un patrimonio culturale comune che forma una solida base per la costruzione di un partenariato mediterraneo le cui dimensioni superano gli scambi commerciali ed economici. Perciò gli si attribuisce una particolare importanza alle dimensioni culturali ed intellettuali della cooperazione tra i nostri popoli che si adoperano per la cura di tale patrimonio culturale e civile comune.

Vi ringrazio per l’ascolto e rinnovo la mia considerazione e ringraziamento per tutti coloro che hanno contribuito alla preparazione e al successo di questo incontro e per l’ottima ospitalità ed accoglienza.

Maurizio MUSOLINO, coordinatore

Adesso la parola per l’intervento al responsabile esteri del Synaspismos, un partito, una forza importante della sinistra greca. Voglio sottolineare come abbiamo più volte detto questa mattina che l’Europa deve e può avere un ruolo importantissimo nel definire relazioni diverse tra i paesi del mediterraneo.

La Grecia ha oggi la Presidenza della Unione europea e quindi ritengo particolarmente importante questo contributo anche…

(Interruzione a causa di una cattiva registrazione)

Panos TRIGAZIS, responsabile esteri Synaspismos

A nome del Synaspismos mi vorrei congratulare con il Partito dei Comunisti italiani per questa iniziativa. Una iniziativa volta alla promozione di una campagna per i problemi che riguardano il mediterraneo in questo momento critico. Credo come dicevo ieri sera parlando col compagno Tripodi al quale dicevo che in greco Tripodi vuol dire uomo o comunque tre gambe.

In questo momento vorrei dire che il Partito dei Comunisti italiani ha più di tre gambe nella sua iniziativa per coprire gli importanti obiettivi che si propone.

Il Mediterraneo in questo momento rappresenta di fatto il barometro del clima politico mondiale poiché una guerra si sta svolgendo in quest’area ed  è maggiormente importante considerarla.

Le necessità che subentrano con l’arrivo e la realizzazione di questa guerra sono fortemente complicata nei rapporti tra il Medio oriente e l’Unione europea e oggi così come ha sottolineato il compagno Venier, il bisogno di una cooperazione euro-mediterranea è ancora più forte di prima.

Quindi il Mediterraneo è un crocevia importantissimo, globale, è la frontiera del terzo mondo con l’Europa e dell’est con l’ovest, la culla dell’esistenza o del conflitto, delle civilizzazioni e delle religioni. E’ una via molto importante che ci conduce direttamente a Regioni ricche di petrolio e altre materie prime.

Il mediterraneo dell’est, il Medio Oriente assorbono un terzo delle esportazioni globali di armi in questo modo diventando la Regione più fortemente militarizzata della terra.

Le principali ineguaglianze sociali delle Regioni globalizzate e le ineguaglianze del nord e del sud trovano una drammatica espressione particolarmente in questa Regione, stanno riconducendo a nuovi conflitti, stanno riaccendendo il fondamentalismo religioso e il nazionalismo con tragiche conseguenze.

Se le attuali relazioni tra il nord ed il sud del mediterraneo fossero mantenute si calcola che il divario nello sviluppo tra la Unione europea e i paesi del mediterraneo del sud e dell’est crescerà dall’attuale rapporto di uno a dieci al rapporto di uno a venti nei prossimi trenta anni.

Non è’ qualcosa di sconvolgente se diciamo che c’è molto da fare e che c’è molto da cambiare nel mediterraneo.

Questo dipende dall’intervento delle forze di sinistra e di progresso per l’ecologia e per la pace e i nuovi movimenti sociali.

Queste forze devono organizzarsi in un dialogo euro-mediterraneo su base permanente. Questo significa che devono essere fatte scelte di pace per la soluzione dei conflitti, per la democrazia e i diritti umani, la solidarietà internazionale, la sicurezza ecologica e una cooperazione internazionale equa.

Queste scelte devono supportare e sostenere le regole del diritto internazionale e non si devono assoggettare alla legge dei potenti o alla politica di due pesi e due misure relativamente alle risoluzioni e alle decisioni dell’Onu.

L’Unione europea deve essere allargata. Noi abbiamo una visione non europea per il processo di integrazione, ed è importante e fondamentale che nella integrazione della Unione europea vengano appunto inseriti due nuovi membri Cipro e Malta e anche questi due parteners potrebbero promuovere questa cooperazione mediterranea cui ambiamo.

Questa cooperazione euro-mediterranea non deve essere vista unicamente come un progetto della Unione europea ma come un progetto unitario di tutti i paesi mediterranei.

Questo modello deve servire e fare da ponte per riempire quello spazio vuoto che deve essere colmato e perché la Unione europea possa avere una politica differente dagli Stati Uniti si deve unicamente agire in funzione di questa unione del vuoto che resta da colmare nel mediterraneo.

C’è anche bisogno di nuove istituzioni nel Mediterraneo come per esempio un’Assemblea parlamentare euro-mediterranea. La cooperazione euro-mediterranea non è compatibile con la fortezza Europa.

Quindi c’è bisogno anche di un ruolo più forte da parte dei governi locali, di gemellaggi fra città del mediterraneo.

Durante una conferenza sui gemellaggi tra città ho avuto il privilegio di parlare di razzismo. Una proposta è stata adottata, cioè quella della creazione di un osservatorio antirazzista a livello di una realtà locale.

Deve essere anche visto il mediterraneo come un’area di sicurezza comune. Una sicurezza che sia multidimensionale, non stiamo parlando di sicurezza in senso militare ma è un concetto di sicurezza omnicomprensivo che includa l’economia, l’ecologia, i diritti umani, lo sviluppo.

Non è pensabile la sicurezza nel Mediterraneo senza la sicurezza nel Medio Oriente. L’Unione europea dovrebbe avere una politica differente nei confronti del Medio Oriente, una politica differente rispetto alla pace e alla questione palestinese con la creazione di un dialogo arabo-europeo che sia permanente.

Ancora una volta dico no alla guerra e grazie a tutti voi.

Maurizio MUSOLINO, coordinatore

Vorrei dare adesso la parola a Josep Vendrell che è il rappresentante di iniziativa per la Catalogna Verde (Spagna). Un partito ecologista con una forte impronta ecologista.

La dimostrazione anche di rapporti internazionali da parte del nostro partito che vanno ben oltre i confini della tradizione con i partiti comunisti, un esempio nelle relazioni internazionali anche della proposta che noi come Comunisti italiani mettiamo sul piatto della politica italiana, ovvero la confederazione tra forze diverse della sinistra.

Inoltre Barcellona ospiterà nei prossimi mesi il forum sociale del mediterraneo, un appuntamento importante al quale nel nostro piccolo anche con questa iniziativa vogliamo dare un contributo di idee e di proposte.

Josep VENDRELL, rappresentante di iniziativa per la Catalogna Verde (Spagna)

Grazie compagni e compagne, grazie alla federazione calabrese

Maurizio MUSOLINO, coordinatore

Chiedo scusa, volevo solo dire che parlerà in spagnolo ma parlando piano credo sia comprensibile da tutti quanti noi.

Josep VENDRELL, rappresentante di iniziativa per la Catalogna Verde (Spagna)

Non parlo italiano ma capisco l’italiano politico che è più facile.

Solo un attimo per spiegare cosa è l’iniziativa per la Catalogna. E’ un partito comunista ecologista erede del vecchio partito socialista catalano che viene dal partito comunista della Catalogna.

La tradizione di questo partito oltre alla tradizione marxista originale si è arricchita con il pensiero ecologista e con il pensiero femminista. I tre punti toccati dalla mia relazione saranno questi: in primo luogo il tema della guerra contro l’Iraq; in secondo luogo il tema legato alle relazioni euro-mediterranee e poi appunti legati ad una alternativa possibile della sinistra rispetto a queste relazioni.

Ciò che importa agli Stati Uniti è l’esito militare di questa guerra nonostante che la guerra stessa si sia dimostrata una sconfitta diplomatica e anche sul piano militare ne abbiamo visto le conseguenze. Ciò che importa agli Stati Uniti sono i risultati per quanto riguarda i propri interessi non tanto per quanto riguarda le questioni diplomatiche o morali.

Si tratta di una sconfitta diplomatica perché gli Stati Uniti e l’Inghilterra si sono isolati rispetto alla comunità internazionale e si tratta di una sconfitta morale perché non solo i governi ma la maggioranza della umanità ha rifiutato questa guerra.

Come ha detto Obsbaum lo storico inglese, ciò che ha cambiato il mondo non è l’11 settembre ma la risposta americana rispetto a questo evento. Il paradosso è che gli Stati Uniti vogliono risolvere i problemi politici con la forza delle armi per questo si può parlare di politica immorale.

Come ha detto uno scrittore spagnolo in altre circostanze storiche: potrete anche vincere ma non ci convincerete.

Certo non si può dire che i biologi della nuova destra americana si nascondano ma hanno la sfrontatezza di far capire benissimo che l’Europa deve relegarsi ad un ruolo di sudditanza rispetto alla loro politica. Ha parlato degli Stati Uniti come di una potenza che non si conosceva dai tempi dell’impero romano.

Non si può paragonare la guerra contro l’Iraq come fa l’amministrazione Bush alla guerra contro il fascismo della seconda guerra mondiale. Se mai un paragone con un conflitto precedente si può trovare è quello con le guerre coloniali del diciannovesimo secolo che venivano fatte in nome della civiltà. Oggi si fa la guerra in nome della democrazia.

Ci troviamo davanti ad una politica estremista sostenuta da Bush, Aznar, Berlusconi ma dobbiamo dirlo anche da Blair fondata sull’unilateralismo, la forza delle armi, sulla ideologia del conflitto di civiltà, soprattutto sul dominio del mercato statunitense nel mercato del panorama mondiale.

La riunione mediterranea condensa gran parte delle contraddizioni che esistono nel mondo, nord-sud, tra l’Occidente e il mondo arabo, i problemi legati alla religione, al razzismo. Ma il mediterraneo potrebbe essere una Regione estremamente dinamica per sviluppare progetti alternativi rispetto all’ordine esistente.

Se è vero che l’Europa si è divisa con la famosa lettera degli otto che tra i firmatari aveva anche Berlusconi e Aznar forse i popoli europei non sono stati mai così uniti contro la guerra. Il 91 per cento degli spagnoli sono stati e continuano ad essere contro la guerra secondo un recente sondaggio e questo dimostra l’unità del popolo europeo nel sostenere le posizioni alternative a questo conflitto.

….l’ordine mondiale in cui gli Stati Uniti impongono la loro politica e l’Europa si limita a ricostruire i danni causati dagli americani oppure soltanto ad emergenze umanitarie. Non può essere questo l’apporto che…

E’ indispensabile per un reale e possibile dialogo euro-mediterraneo la creazione dello Stato Palestinese con Gerusalemme est come capitale e con il ritiro dei coloni israeliani dai territori occupati. E’ indispensabile un maggior sforzo in questa direzione perché sennò si mina la possibilità di un efficace dialogo per…

La sicurezza del mediterraneo non può essere messa nelle mani della Nato o degli Stati Uniti ma si deve fondare su politiche alternative. I problemi che riguardano la sicurezza non devono essere affrontati come situazioni di emergenza e di confini, ma deve essere un tema quello della sicurezza posto in forma condivisa non unilaterale.

La pace e la sicurezza non si fanno con le guerre. La pace non è nemmeno l’assenza delle guerre ma è una pratica politica volta alla costruzione delle istituzioni democratiche, di cooperazione, di sviluppo sociale e di giustizia.

Nonostante che il progetto iniziato a Barcellona di cooperazione euro-mediterranea avesse grosse potenzialità questo progetto nella messa in opera non ha fatto che riprodurre le disuguaglianze tra le diverse sponde del mediterraneo e non è servito come sviluppo.

Vediamo che cosa è successo realmente in questi anni rispetto al tema delle disuguaglianze tra le sponde del mediterraneo. Sono diminuite o sono aumentate? Ecco guardando i dati si capisce che le differenze tra le sponde del mediterraneo non sono certo diminuite, anzi aumentate. Guardiamo il deficit commerciale che è aumentato a vantaggio della Unione europea.

Il problema dei prodotti agricoli. L’Europa esporta prodotti agricoli nonostante Aznar continua a dire che dovrebbe esserci uno sviluppo agricolo dei Paesi del … il tema del debito e tutti gli altri indici indica che non c’è stato uno sviluppo da parte di quelle realtà.

Il tema, il problema di queste differenze è legato allo stesso disegno della zona di libero commercio, il liberismo come parametro assoluto. Secondo questo assioma affinché si sviluppi una relazione tra Europa e sponda meridionale del mediterraneo è necessaria una modernizzazione economia. Affinché questo avvenga è necessario una democrazia che si ottiene attraverso il liberismo economico.

Questo assunto va rovesciato. Affinché ci sia una vera cooperazione è necessario che la ricchezza sia condivisa e per far questo è necessaria la democrazia che però non si ottiene attraverso la semplice introduzione del liberismo economico come è stato dimostrato.

Per invertire queste tendenze che ho descritto è necessario implementare delle politiche diverse. Prima di tutto una integrazione orizzontale tra i paesi del sud, una conversione del debito estero e quindi un azzeramento del debito da parte dell’Europa con invece investimenti anche per quanto riguarda l’agricoltura, per esempio, ……… della sponda sud del mediterraneo, il rafforzamento delle strutture sociali, ………. Sindacati, associazioni…

Nel marzo del 2004 si va a celebrare il forum sociale del mediterraneo. Preparando questo forum ancora la presenza che si annuncia dei paesi, delle organizzazioni arabe è scarsa. Concentriamoci su questo obiettivo per vederci tutti insieme a Barcellona in tanti nel marzo del 2004.

(Applausi)

Maurizio MUSOLINO, coordinatore

Andiamo concludendo questa mattinata di lavori con l’ultimo intervento. Volevo prima ricordare due cose.

Subito dopo questo intervento ci sarà la firma – come dicevo prima – fra i segretari dei partiti di questo accordo. Subito dopo invece vi invito a rimanere e non andar via perché nell’intervallo fra i lavori della mattina e quelli del pomeriggio ci sarà un buffet, per cui vi invito a rimanere.

Do adesso la parola Said Saadi che è membro della segreteria nazionale del partito del progresso e del socialismo del Marocco ma soprattutto è Presidente del centro di ricerche e studi Aziz Belal quindi è un interlocutore importante e prezioso anche per l’associazione Punto Critico che nelle prossime settimane vorrà affrontare questo tipo di ricerca.

Said SAADI, segreteria nazionale del partito del progresso e del socialismo del Marocco

Chiedo scusa se presento il mio intervento in francese, cercheremo di procedere nel corso della mia comunicazione, cioè faremo un bilancio su quello che è il partenariato euro-mediterraneo.

Innanzitutto vorrei brevemente ricordarvi di cosa si tratta, che cosa è questo partenariato euro-mediterraneo.

E’ il partenariato euro-mediterraneo è stato creato con i paesi del Maghreb e più in generale con i paesi del sud e dell’est del mediterraneo e risponde ad una doppia logica. Innanzitutto una logica geo-politica che si pone a raffigurare quella che è la frontiera sud dell’Europa minacciata dall’aggravamento degli squilibri economici tra le due rive del Mediterraneo, la polarizzazione delle ricchezze, l’instabilità sociale, la rimonta di quello che è l’integralismo religioso, l’immigrazione clandestina e il narcotraffico.

La seconda logica è geo-economica e da questo punto di vista l’Unione europea cerca di rafforzare la sua posizione concorrenziale in rapporto a due altri poli dell’economia mondializzata gli Stati Uniti e il Giappone riservandosi un accesso privilegiato alla sua periferia euro-mediterranea che dovrebbe dare, svolgere un vantaggio competitivo rispetto al profitto del grande capitale europeo alla ricerca di nuovi parti di mercato e di opportunità di minimizzazione dei costi di produzione nel quale della decomposizione internazionali dei processi produttivi.

Questo partenariato euro-maghrebino si rivolge a tre aspetti sostanzialmente. Un aspetto politico che va a promuovere i valori della democrazia e dello stato di diritto, del rispetto dei diritti dell’uomo. Un aspetto prettamente economico e finanziario che va a prevedere l’edificazione di una zona di libero scambio euro-mediterraneo e poi un aspetto socio-culturale il cui oggetto principale è quello di favorire sempre più, sicuramente, la comprensione tra le culture e gli scambi tra le società civili.

Si parla di questa logica neo-liberale che è stata avvalorata in un certo senso da quello che è il consenso di Washington che sostanzialmente si basa su un orientamento di carattere economico, che si basa su tre princìpi, tre aspetti fondamentali. Innanzitutto la privatizzazione, la liberalizzazione economica, l’austerità budgetaria e la deregolamentazione.

Il terzo aspetto riguarda la marginalizzazione del progetto socio-culturale. La dichiarazione di Barcellona metteva l’accento sull’importanza fondamentale del dialogo interculturale e anche intereligioso, il ruolo dei media per la comprensione anche reciproca delle culture e lo sviluppo delle risorse umane nel dominio culturale, quindi gli scambi culturali, e la messa in opera di programmi di carattere educativo e culturale che potessero rispettare le identità culturali stesse. La realizzazione in questi domini è rimasta purtroppo molto debole così i fondi destinati all’agricoltura sono stimabili appena all’1 per cento dell’insieme dei finanziamenti a titolo del Meda quindi nel periodo che va dal ’96 al ’99.

E’ illusorio voler limitare questa zona ad un semplice spazio di circolazione dei beni in esclusione con quello delle persone. Infatti come viene riconosciuto da certi rappresentanti della società civile la barriera più importante è sicuramente quella che si urta col partenariato reale del mediterraneo e si situa ancora a livello della rappresentanza.

Dagli avvenimenti dell’11 settembre le cose ovviamente non sono volte in positivo. Al contrario: l’incomprensione, la disconoscenza sostanziale dell’altro, l’aumento della paura è sempre più profondo.

Rispetto a questa frattura di carattere culturale la reazione della Unione europea si è limitata alla realizzazione di qualche forum. Nello stesso tempo si è assistito ad un netto indurimento delle condizioni rispetto ai visti di accesso nei paesi dello spazio di Shenghen così si è andati a rafforzare l’immagine che si ha dei popoli del Maghreb, di una Europa fortezza, una sorta di grande Svizzera  continentale replicata sul suo patrimonio sia umano che economico e culturale protetto da misure potenziali sia del sud che dell’ovest musulmano in generale e delle barriere che non si riescono appunto a rimuovere.

In definitiva la marginalizzazione della dimensione culturale del partenariato euro-maghrebino si pone come una…. fondamentale del processo europeo del mediterraneo. Una parte…. Di una Europa che cerca di far crescere la sua influenza di ….. economica nel mediterraneo va a costituire una vasta Regione euro-mediterranea …. dell’Europa stessa. D’altra parte……

Il quarto aspetto è prettamente economico. Si parla appunto dei rischi economici. Sono quattro i rischi maggiori sostanzialmente che possono essere identificati di fatto con l’apertura del mercato dei paesi del Maghreb ai prodotti dei paesi industriali europei.

Il primo è un rischio sicuramente industriale che va a porsi nell’impatto probabile della zona di libero scambio del tessuto industriale locale che è formato sostanzialmente da industrie di importazione che sono poco abituate ad affrontare il rigore della concorrenza internazionale.

In questo momento ciò che era previsto non si è ancora realizzato in ragione dell’esistenza di un periodo transitorio durante il quale la protezione effettiva degli….. locali doveva incontrare …. E aumentare.

Ed è intorno proprio agli anni che vanno dal 2004 al 2006 che il rischio industriale comincerà a produrre i propri effetti. A questo riguardo pensiamo al fatto che effettivamente sia le imprese che potrebbero essere competitive per quanto riguarda due Regioni del Maghreb che sono la Tunisia e il Marocco possiamo stimare percentualmente il 33 per cento per la prima e il 40 per cento per la seconda.

La stessa cosa vale per le imprese potenzialmente competitive ma che avrebbero bisogno di una seria ristrutturazione per riuscire a sopravvivere e sempre al 33 e al 40 per cento le imprese non competitive che vengono, appunto, minacciate di scomparire.

Il secondo rischio è legato all’aggravamento del deficit commerciale e strutturale con la Unione europea che porterà all’aumento delle importazioni industriali che provengono da quest’ultimo.

La persistenza di questo deficit del Maghreb, del mediterraneo rispetto alla Unione europea è una delle manifestazioni di questo scambio ineguale che va a tradursi con un transfert netto dei circuiti finanziari che non è che compensato che parzialmente dagli aiuti allo sviluppo di questi paesi.

Naturalmente questi effetti dovrebbero prendere la forma di un migliore accesso al mercato europeo, l’armonizzazione delle regolamentazioni applicate per i paesi membri della zona e appunto con un afflusso di investimenti diretti, stranieri per perseguire delle politiche economiche e liberali di trasferimento di tecnologie.

Sette anni dopo il lancio del processo di Barcellona questi effetti tardano però a farsi sentire. La produttività è comunque sempre bassa nel Mediterraneo ed essa stessa è diminuita in questi ultimi anni.

Quanto all’afflusso degli investimenti diretti stranieri purtroppo la realtà di questi ultimi anni dimostra che le grosse multinazionali europee preferiscono investire più in America latina o nei paesi dell’Europa centro-orientale piuttosto che nei paesi mediterranei.

Queste condizioni di attrazione degli investimenti diretti stranieri sono molto difficile da riunire nei paesi maghrebini. Ci sono delle pre-condizioni di attrazione come la stabilità economica, il clima favorevole alla iniziativa privata, l’esistenza di programmi di privatizzazioni che sono condizioni necessarie, condizioni politiche attive di promozione degli investimenti stranieri.

Da questo punto di vista possiamo dire che i paesi parteners del mediterraneo rischiano di subire un effetto di riduzione del profitto dei paesi ovviamente meglio posizionati come quelli del…… Nella maggioranza vanno a raggiungere l’Unione europea a partire dal 2004 e si approfitteranno dell’aiuto di quest’ultima. Alla fine possiamo rimarcare che malgrado gli accordi di libero scambio che esistevano tra i paesi del sud e dell’est del mediterraneo l’accesso effettivo di questi paesi nei mercati europei resta comunque sostanzialmente basso.

L’ultimo aspetto che è importante è quello dell’assistenza finanziaria sostanzialmente insufficiente. Sono due gli indicatori che vanno a sottolineare questa insufficienza notoria dei finanziamenti della Unione europea ai paesi partener mediterranei con il titolo di programma Meda. Effettivamente i redditi spesi sul periodo ’96-’99 sono aumentati. I trasferimenti  finanziari effettivi sono stati di 890 milioni di euro da paragonare ad un deficit commerciale cumulato nel periodo di 22 miliardi di euro.

In conclusione il bilancio che abbiamo cercato di svolgere dello stato del partenariato euro-mediterraneo ci permette di rivelare tutte le sue contraddizioni in termini e di sottolineare anche la sua non viabilità.

Così il Movimento sociale che opera tanto a sud quanto a nord del Mare Nostrum è chiamato a  mobilitarsi perché un mediterraneo sia possibile. Cioè il mediterraneo della cittadinanza, della  democrazia, della solidarietà, dell’avvicinamento tra i popoli e del rispetto dell’ambiente.

Come, appunto, è stato definito dal Forum Civile Mediterraneo il progetto mediterraneo deve essere basato su una vera logica di cooperazione di cui possano approfittarne tutti i popoli del mediterraneo. Un mediterraneo per il quale bisogna militare, bisogna costruire sia per i bisogni sociali che politici, educativi e culturali dei popoli.

In questa prospettiva i propositi che adesso dirò sono assolutamente degni di interessi. Innanzitutto l’annullamento del debito dei paesi partners mediterranei. In secondo luogo l’adozione di una vera politica di cooperazione per lo sviluppo industriale e agricolo favorendo anche l’orientamento verso la soddisfazione dei bisogni essenziali della popolazione in materia di alimentazione, alloggio, trasporto ma anche agricolo di sostegno di quella che è una agricoltura familiare orientata verso la soddisfazione dei bisogni interiori. Poi ancora una politica dell’acqua, di investimento nelle infrastrutture e naturalmente la risoluzione per quanto concerne la circolazione delle persone.

Un altro aspetto è la presa in considerazione del principio di eguaglianza tra gli uomini e le donne come fattore di progresso, di sviluppo durevole, di giustizia sociale. Poi la costruzione di infrastrutture per progetti federativi forti come per esempio il tunnel sullo stretto di Gibilterra, le infrastrutture anche di trasporto trans Maghreb, quindi tra la Tunisia e il Marocco e la promozione dell’integrazione sud-sud.

Infine si può concludere senza sottolineare la responsabilità interna dei paesi partner mediterranei quindi la democrazia, il buon governo, l’adozione di strategie di sviluppo centrate sulla soddisfazione del bisogno dei popoli nell’emergenza di un mediterraneo che sia prospero, solidale, stabile e democratico.

(Applausi)

Maurizio MUSOLINO, coordinatore

Ringraziamo Said Saadi e concludiamo la mattinata dei lavori. Vorrei chiamare alla presidenza il segretario del partito…

Do la parola ad Iacopo Venier che illustrerà…

Iacopo VENIER, responsabile delle politiche internazionali del Pdci

Credo che i lavori di questa mattina vengono conclusi nel modo migliore dalla firma di questo protocollo di collaborazione tra i nostri due partiti quello del progresso del Marocco e quello dei Comunisti italiani.

Questo è quello che vorremmo fosse un nostro piccolo contributo al rafforzamento di tutte le relazioni tra le forze progressiste, democratiche della sinistra ma anche tra i nostri popoli. In questo momento ci sembra un simbolo che va al di là del significato che è già grande dei nostri partiti ma che parla del compito che abbiamo, della relazione tra le comunità.

Ovviamente firmeranno l’accordo in francese e in italiano i due segretari.

(Applausi)

Maurizio MUSOLINO, coordinatore

Iniziamo i lavori del pomeriggio con Andrea Genovali, segretario dell’associazione Punto Critico.

Andrea GENOVALI, Segretario associazione Punto Critico

Care compagne, cari compagni e amici. Innanzitutto vorrei riprendere i lavori di oggi ringraziando la splendida organizzazione che i compagni di Reggio Calabria hanno fatto per far riuscire al meglio questa iniziativa importante. Mi sembra doveroso doverlo ricordare anche se altri compagni lo hanno già fatto perché mi pare che questo convegno stia assumendo un rilievo dal punto di vista degli interventi che della partecipazione di notevole spessore.

Vorrei velocemente approfittare di questo convegno che abbiamo organizzato per spiegare brevemente quello che è Punto Critico. Punto Critico è una associazione che nasce da una esigenza forte che come Partito dei Comunisti italiani abbiamo sentito in special modo attraverso il lavoro di Venier al dipartimento esteri poi con l’aiuto e lo stimolo che sia il compagno Diliberto che Cossutta ci hanno dato nel proseguire su questa strada.

E’ una associazione che parte dall’esigenza di riprendere una critica forte e approfondita dell’attuale modello di sviluppo e andare alla ricerca di idee e pratiche politiche che possano aiutarci sia a capire meglio la fase e approfondire l’analisi per cercare di dare risposte all’attuale modello neo-liberista ed imperialista.

Questo perché constatiamo la necessità ineludibile di riprendere un percorso di analisi, di rielaborazione teorica perché ci rendiamo conto che questo modello di sviluppo è inaccettabile ed improponibile per due terzi dell’umanità, vale a dire per miliardi di persone.

Da questo prendiamo le mosse perché ci sembra che ci sia appunto la necessità di riprendere questo cammino.

La stessa guerra preventiva, quella di Bush, è strettamente collegata con questo modello di sviluppo. La guerra torna ad essere lo strumento affinché una piccola parte del mondo possa continuare a godere di privilegi e benefici che vanno a danno dei due terzi della umanità, cioè di due miliardi di persone.

In questo senso ci sembra che questa guerra che abbiamo definito colonialista ed imperialista nel senso più classico del termine nel senso di nuovo cioè riappropriarsi di territori e risorse anche con una prospettiva di lunghissimo periodo 15-20 anni, cioè controllare oggi certi punti strategici e riordinarli in una certa maniera vuol dire riuscire a controllare lo sviluppo nei prossimi 15-20 anni di interi popoli e di interi continenti.

Questo credo sia un punto insieme a tanti altri che ovviamente per motivi di tempo non approfondirò che collocano la sinistra europea e gran parte della sinistra italiana in posizione subalterna anche dal punto di vista dei valori purtroppo e la rende impreparata anche a dare risposte all’altezza del compito.

Crediamo che questo sia un punto fondamentale che nel nostro piccolo con l’aiuto di tutti i compagni, le compagne e gli amici che vorranno aiutarci dovremo portare avanti.

La nostra associazione nasce dal Partito dei Comunisti italiani ma ha già raccolto, sta continuando a raccogliere anche adesioni da parte di compagni e amici che non sono dei Comunisti italiani.

Credo che noi dovremo portare avanti e ancora esercitare con sempre maggior determinazione questo allargamento perché l’associazione diventi un punto di elaborazione e di confronto teorico per questa grande sfida che abbiamo davanti.

Dall’altra parte ci rendiamo conto che non possiamo limitarci al solo aspetto teorico seppur fondamentale ed importante, non possiamo limitarci solamente ad aggiustare la nostra cassetta degli attrezzi, abbiamo necessità anche di “sporcarci le mani” nel senso di lavorare qui ed ora per un progetto concreto che vada nell’alternativa a questo modello di sviluppo e di sfruttamento di risorse ambientali ed umane che non condividiamo.

Allora credo che dovremmo agire concretamente sia da soli che con enti locali,  che con organizzazioni non governative ad associazioni laiche e cattoliche per costruire insieme progetti che vadano nella direzione di un nuovo modello di sviluppo e di stare insieme.

Lo dovremmo fare, noi pensiamo, superando o non prendendo come riferimento la logica dell’emergenza. Una logica importante che non sottovalutiamo ma che non rientra a nostro avviso in quello che deve essere il nostro lavoro di rielaborazione e di riannodare fili e reti di rapporti con l’esterno.

Dovremmo lavorare a quella democrazia dei poli che parte dal favorire oltre che dal partecipare i rapporti fra enti locali italiani e dei paesi del sud povero del mondo. Noi crediamo fondamentale per superare – lo diceva il compagno Venier in apertura – razzismi e profonda xenofobia e tanti altri disvalori presenti nella nostro società è fondamentale che le nostre comunità e popolazioni entrino in contatto con quelli che vengono definiti gli altri ma che in realtà servono per costruire una società plurietnica e pluriculturale.

Crediamo che questo sia un punto importantissimo di azione politica. Quindi una rielaborazione teorica ma anche un tentativo di cercare concretamente attraverso piccoli progetti senza crearci problemi e obiettivi molto più grossi di noi, ma dei piccoli progetti che vadano sull’interscambio culturale, e sulla costruzione di una economia e uno sviluppo sostenibile e altro da quello imperante.

Non a caso, lo dicevano i compagni che mi hanno preceduto, abbiamo cominciato con un convegno sul Mediterraneo in una città come Reggio Calabria perché crediamo che sia possibile proporre e cercare di costruire insieme agli altri popoli dell’altra sponda del mediterraneo un modello di sviluppo economico differente e non più incentrato sui disvalori del neo-liberismo.

Ci rendiamo conto che questa è una impresa grandissima che avrà tempi lunghi che non sono i tempi di un partito ma della riflessione e dell’agire concretamente. Per far questo il nostro Presidente sarà il compagno Saverio Vertone che è un indipendente ma è scritto nel nostro gruppo parlamentare alla Camera con alte capacità di analisi, esperienza e di capacità di saper interpretare i grandi movimenti che avvengono a livello internazionale.

Quindi anche col suo aiuto e la sua collaborazione dovremo riuscire a portare avanti, a cominciare a costruire pezzi di questo nostro progetto.

Mi avvio alla conclusione. Semplicemente stiamo iniziando l’avete visto su Rinascita che ospita una pagina della nostra associazione, stiamo iniziando a costruire anche sul territorio con i nostri compagni ma anche con amici e compagni non del partito ma che vogliono impegnarsi in un processo di costruzione di questa associazione che vogliamo diventi una cosa importante e che ci metta in contatto con tutta la sinistra e con pezzi del volontariato cattolico impegnati fortemente su questi aspetti.

Quindi lo vogliamo fare appunto dicendo ai compagni che partiamo qui da Reggio Calabria. Cominciamo a vedere se riusciamo a mettere su pezzi di associazione e gruppi di lavoro che facciano piccole cose, piccoli progetti ma che vadano nella direzione che ho appena indicato.

Quindi noi crediamo che vi sia la possibilità con prospettive non di brevissimo periodo ma di riuscire ad intervenire ovviamente con la collaborazione e l’aiuto che tutti insieme dovremo cercare di mettere a frutto, riuscire a modificare quelle onde lunghe della storia che poi segnalano i grandi movimenti, le grandi mutazioni nel corso dei decenni della storia umana.

Nel nostro piccolo e con tanta modestia ma anche supportati dalla consapevolezza e dalla importanza e soprattutto contando sull’aiuto di tanti compagni, di tante persone che in Italia vogliono partecipare a dare il proprio contributo per la trasformazione, vogliamo lavorare per cercare di orientare queste onde lunghe della storia in un senso progressista e che vada nella direzione dei valori e delle idealità della sinistra. Grazie.

Maurizio MUSOLINO, coordinatore

Noi ci proponevamo all’interno di questo convegno di unire momenti di riflessione anche a momenti di concretezza, la concretezza del fare quotidiano.

Per questo abbiamo previsto alcune testimonianze di esperienze vere, di progetti e di lavoro già in atto. Una di queste è quello dell’ex Sindaco di Gioia Tauro, Aldo Alessio, che chiamo ad intervenire che oggi è Presidente impegnato in una associazione antiracket in una delle aree, quella di Gioia Tauro appunto, tra le più difficili della nostra penisola.

E’ una esperienza importante perché durante gli anni in cui ha svolto il suo incarico di Sindaco questo porto che era diventato un monumento inutile ed inattivo ha avuto modo di svilupparsi ed assumere all’interno del mediterraneo un ruolo e una funzione importante per l’area di Gioia Tauro.

Aldo ALESSIO, ex Sindaco di Gioia Tauro

Volevo approfittare di questo convegno per fare qualche riflessione. La prima è questa: il Partito dei Comunisti italiani ha fatto bene a scegliere questo tema che non è scontato, neanche all’interno del corpo del nostro partito.

Qui si parla oggi di mediterraneo che rappresenta e dovrà rappresentare sempre di più una nuova frontiera per tutti noi, per l’Italia e per questa città Reggio Calabria in quanto rappresenta una grande risorsa, una opportunità di sviluppo e consente a questa terra di avere un ruolo strategico di una politica futuro di cui con la discussione di oggi si tenta di gettare validi ponti con le altre Nazioni di cui abbiamo avuto ospiti validi rappresentanti che hanno parlato prima di me.

Non è un tema scontato perché non è vero che tutti abbiamo questa consapevolezza del ruolo che la storia oggi ci ha assegnato proprio per questa collocazione geografica che ha la Calabria, Reggio Calabria, l’Italia anche rispetto al corpo europeo.

Cioè la prima riflessione che dobbiamo fare è questa. La terra che calpestiamo è sì terra calabrese ma è terra europea. Che il mare che lambisce questa terra è mediterraneo ma è mare europeo, questa è la prima consapevolezza che dobbiamo avere, cioè sentirci europei dentro il bacino del mediterraneo.

Che significa questo? Che la dobbiamo smettere di continuare a pensare come si ragionava negli anni passati che siamo il sud del sud. Non è vero. Chi di noi continua a ragionare e si considera sud del sud vuol dire che non ha nessun progetto di sviluppo per questa terra, per questo bacino del mediterraneo, per questo territorio.

Allora ribaltiamo la cosa. La potremmo ribaltare dicendo che siamo il nord di un altro sud. Può dire qualcosa o niente, può essere anche un termine provocatorio per chi dovremmo identificare come nuovo sud ma non è questo il senso della mia provocazione.

Ma lo dobbiamo ribaltare dicendo che siamo un punto importante dell’Europa e strategicamente siamo baricentrici nel mediterraneo di un mare importante che da diversi secoli ormai aveva perso la sua centralità nei traffici marittimi internazionali. Mi riferisco a quanto Colombo ha scoperto l’America. Fino a quella data il mediterraneo era centrale nei traffici marittimi, poi si spostarono nell’Atlantico e il nostro mare perse tutta la sua importanza.

Adesso con gli ultimi decenni l’esplosione della economia del sud-est asiatico ha ridato centralità ai traffici marittimi nazionali e internazionali che necessariamente per la rotta Singapore-Rotterdam devono necessariamente passare dal mediterraneo e fortunatamente lungo questa rotta lo scostamento con Gioia Tauro è di circa 60 miglia e non è uno scostamento che non consente di avere un punto di eccellenza. Quindi abbiamo questo punto di eccellenza che è Gioia Tauro grazie a questa ritrovata centralità dei traffici marittimi internazionali che passano per la Calabria e quindi per Gioia Tauro.