Si ringraziano per la gentile e qualificata collaborazione a questa pubblicazione la dottoressa Ester Latella, dirigente del settore resoconti del Consiglio regionale ed i resocontisti dottoressa Stefania Catalano, dottoressa Caterina Cugliari, dottoressa Cristiana Luvarà, dottoressa Giada Romeo

Convegno on.le Tripodi (9 settembre 2003)

Presentazione del libro: “Lo chiamavano impunità – Tutta la verità sul caso Sme-Ariosto”

Testo non revisionato

 

 

Il convegno inizia alle…

Michelangelo TRIPODI, moderatore

anche perché abbiamo fatto attendere troppo e abbiamo abusato della pazienza di tante persone che sono arrivate in orario o in anticipo rispetto alle 18,30, l’orario fissato.

Intanto, debbo ringraziare tutti i partecipanti, le persone, gli amici, i compagni che hanno aderito al nostro invito e in tanti stasera hanno voluto testimoniare con la loro presenza anche un impegno politico generale e un’attenzione quanto mai importante e significativa su una questione, su un tema.

Stasera presentiamo il libro di Peter Gomez e di Marco Travaglio – che è qui con noi e ringraziamo per aver accettato questo invito – l’ultimo lavoro che loro hanno fatto “Lo chiamavano impunità”, che è un libro che, in qualche modo, nel capitoletto del sottotitolo viene indicato come la vera storia del caso Sme e tutto quello che Berlusconi nasconde all’Italia e all’Europa. Ringraziamo, dunque, Marco Travaglio per essere qui a Reggio Calabria, credo che non sia mai venuto a Reggio a presentare nessuno dei suoi libri, tanti ormai importanti e anche di successo che hanno svelato tanti segreti e tante zone d’ombra dell’uomo Berlusconi, ma di tutti gli affari legati a Fininvest, a Mediaset e a tutte le altre vicende connesse e collegate di cui si parla nei processi e nei libri.

Ringraziamo Maurizio Musolino, che è uno dei redattori del nostro settimanale “Rinascita” e che è già stato a Reggio Calabria; lui è originario, fra l’altro, della provincia di Reggio e quindi viene spesso e spero anche piacevolmente.

Ringraziamo il dottor Francesco Neri, sostituto Procuratore generale presso la Corte d’Appello di Reggio Calabria.

Abbiamo invitato queste persone perché credevamo importante il tema e credevamo necessario avere voci del giornalismo e della magistratura, nel momento in cui evochiamo un tema che riguarda la giustizia e il problema che è in questo Paese, la giustizia, la legge rischia di essere uguale per tutti, c’è una trasmissione famosa che va in giro soprattutto nei canali minori, mi pare che qui qualche televisione locale l’abbia ripresa, che dice appunto “La legge è uguale per tutti meno uno”. Si capisce bene chi è questo uno, per cui la legge non è uguale per quell’uno che, in qualche misura, è al di sopra della legge.

Tante leggi sono state fatte, mai in due anni di una legislatura così sciagurata sono state fatte tante leggi sulla giustizia che hanno manomesso pezzi fondamentali dello Stato di diritto di questo Paese e che hanno fatto parlare dell’Italia in termini negativa. L’“Economist” ha dedicato copertine sulla situazione anomala dell’Italia, della democrazia italiana. Discutiamo, stasera, di una grande anomalia, dell’anomalia Italia che è un’anomalia mondiale per moltissimi aspetti e quindi io credo che l’occasione sia quella della presentazione del libro.

Marco Travaglio non è un comunista. Berlusconi dice che in Italia bisogna combattere e bisogna farla finita con i comunisti e con i giudici: sono le due categorie che, generalmente, ricorda. Marco Travaglio non è comunista, spesso ricorda le sue tradizioni, la sua appartenenza, la sua formazione di carattere liberale e quindi ci piace di più questo ragionamento sulla democrazia, sulla difesa di princìpi di legalità e di giustizia, nel momento in cui lo facciamo in modo pluralistico, non per uno schieramento di parte o per una dichiarazione di militanza o di appartenenza, ma perché rispetto a valori fondamentali che riguardano una comunità civile ci ritroviamo persone che, pur avendo ispirazioni, motivazioni, formazioni e percorsi ideali e culturali diversi, ritengono però che ci sono punti su cui non si può certamente discutere e che sono assolutamente indiscutibili.

Darei subito per l’avvio di questa discussione – e ci auguriamo che ci possano essere anche interventi da parte vostra e quindi domande e contributi – la parola a Maurizio Musolino, redattore della “Rinascita”, il settimanale del partito dei Comunisti italiani.

Voglio anche ricordare che questa nostra iniziativa l’abbiamo avviata in collaborazione con la libreria “Culture” e credo che sia la prima di una serie di iniziative che partono e utilizzano, in qualche misura, un libro, un testo, una lettura, ma che vogliono poi scendere sul terreno dell’iniziativa politica, di quello che, in questo momento, si deve fare.

Noi, in questo momento, stiamo facendo la raccolta delle firme per promuovere il referendum che abbiamo lanciato insieme ad altre forze – sapete che Di Pietro è impegnatissimo anche in questo senso – abbiamo fatto un manifesto che dice “io non ti consento”, il referendum contro la legge sull’impunità, questa legge “lodo Schifani-Maccanico” – chiamiamolo così – che anche qui rappresenta un unicum, un provvedimento che è unico nel suo genere rispetto a tutte le altre nazioni, gli altri Paesi democratici e anche i Paesi dell’Occidente. Non ci sono casi e analogie, questo è l’unico Paese che ha introdotto un provvedimento di questa natura ed è l’ultimo di tutti quelli che voi ricordate, dal Cirami alla legge sul falso in bilancio, alla legge sulle rogatorie e via dicendo.

Quindi darei la parola al compagno Maurizio Musolino, redattore di “Rinascita”, però vorrei dire, contemporaneamente, che è stato smarrito un mazzo di chiavi, qua c’è una chiave di macchina, di una Ford: se qualcuno l’ha perduta, è qui sul tavolo.

Prego, Maurizio.

Maurizio MUSOLINO, redattore del settimanale “La Rinascita della Sinistra”

Vi ringrazio per l’invito e volevo subito entrare nel merito di alcune questioni che anche Michelangelo, nella sua apertura, introduceva, quella dell’anomalia, cioè oggi viviamo in un sistema – ahimè, per molti aspetti, non per uno solo – anomalo. E’ un’anomalia pericolosa. Non so se si stanno riproducendo o no le condizioni che portarono al fascismo, ma di sicuro delle anomalie ci sono e dei segnali pericolosi quotidianamente stiamo vedendo ed assistiamo a queste cose.

Voglio rifarmi all’intervista che Berlusconi, non più di una settimana fa, ha rilasciato ad un giornale straniero. In quell’intervista si attaccavano, fra le tante cose, tre elementi: la libera stampa, la magistratura e l’opposizione. Erano tre elementi considerati dal capo del Governo delle anomalie, un qualcosa che non va nel nostro sistema. Io, però, un invito che probabilmente un po’ tutti dobbiamo fare e pensare: che Stato è uno Stato dove la magistratura non può essere libera, dove non esiste un’opposizione e dove non c’è libera stampa, se non una dittatura e un regime?

Io credo che nelle parole stesse del Presidente del Consiglio ci sia questa idea e se poi uno va a cercare, entrando anche dentro le questioni, qual è la libera stampa che viene attaccata da Berlusconi? Non siamo noi di “Rinascita”, non sono altri giornali, più o meno grossi, della sinistra, ma i nomi che vengono fatti poi sono Montanelli e Biagi, che non sono certo degli eversivi comunisti, tutt’altro, ma la cui colpa è quella di aver pensato e di pensare liberamente, un qualcosa che probabilmente a Berlusconi non va proprio giù e non tollera.

Credo, però, che dobbiamo anche renderci conto, più volte anche sul nostro giornale, proprio sull’ultimo numero, quello che uscirà venerdì prossimo ci interroghiamo su questo. Le sparate del Presidente del Consiglio, a volte, sembrano frutto quasi di una pazzia. Io non credo che sia così, ovvero se pazzia c’è, è una pazzia, per certi aspetti, ragionata e non per questo meno pericolosa. C’è dentro un filo anche logico che viene portato avanti.

Io credo che anche su questo dobbiamo veramente interrogarci e credo che strumenti come il libro di Travaglio, come anche gli altri che ha scritto Travaglio e altri ancora che ci sono, siano importantissimi, perché poi ad insistere come una goccia, giorno dopo giorno, con delle bugie si rischia che quelle bugie diventino mezze verità o che, comunque, il dubbio venga insinuato e che qualcosa cambi, poi, con questo insistere giorno dopo giorno, dobbiamo rendercene conto e prenderne atto.

Proprio nel libro, mi sembra che nelle prime pagine – ora non ricordo – si dica che alcune forze politiche, alcuni personaggi che oggi invocano queste impunità, nel ’92-’94 “erano dall’altra parte”: invocavano i processi, invocavano la fine dell’impunità parlamentare, anzi qualcuno andava anche al Parlamento col cappio e tutto quello che ne conseguiva!

Ma non sono, credo, solamente i politici ad aver fatto questo cambiamento, anche nell’opinione pubblica. Io credo che questo dobbiamo dircelo e cercare anche noi di trovare delle risposte per poter invertire questa tendenza. Infatti cinque-sei anni fa attaccare i giudici di Milano era un qualcosa di impossibile, oggi è diventato routine quotidiana; cinque-sei anni fa attaccare la magistratura a Palermo, dove era in prima linea, voleva dire mettersi alla berlina rispetto all’opinione pubblica. Oggi è un esercizio quotidiano e, diciamoci la verità, le voci che si alzano sono tante, ma forse non sufficienti.

Io credo – e anche su questo voglio essere abbastanza sincero – che la magistratura non sia un corpo inattaccabile, incriticabile, al di sopra di ogni critica, assolutamente. Mi sarebbe piaciuto sentire il Presidente del Consiglio attaccare e chiedere alla magistratura del perché di tanti ritardi nei processi, chiedere alla magistratura se in Sicilia, se in Calabria, se qui a Reggio Calabria si sta facendo veramente tutto per combattere la malavita organizzata. Ma il Presidente del Consiglio non domanda queste cose, non si chiede queste cose, bensì solamente cose che riguardano i suoi interessi personali e di bottega.

Credo che anche questo sia un elemento importante e forse, per certi aspetti, anomalo, ma anche per la prima volta si presenta un caso di questo tipo, di un Presidente del Consiglio che porta avanti una politica scientifica, ormai da mesi, da anni, solamente per interessi suoi e della sua azienda.

Anche questo lo denunciamo e in questo credo siano importanti occasioni come questa, una collaborazione con una libreria, libri, leggere, la cultura e tutto quanto, perché è un discorso che bisogna contrastare culturalmente; solo politicamente non basta, non si vince, si rischia ovvero anche di avere piccole vittorie politiche, ma poi nell’opinione pubblica passa un altro discorso, un altro sentire e credo che quest’altro sentire, se passa e si afferma, è ben pericoloso. Oltretutto l’utilità di questo strumento, come di altri, è anche quella di ricordare fatti e cose che poi la quotidianità sembra anche rimuovere.

Quanti si ricordano e oggi dicono che Berlusconi era uno degli iscritti alla P2 e che per questo è stato anche processato? Non esiste più, è un argomento che non esiste più, non è più dibattuto, non è più sui giornali, quindi non esiste perché, purtroppo, la realtà è questa. Una cosa esiste se sta al telegiornale la sera, se compare nei giornali, altrimenti non c’è, non è verità, diventa altro.

Io credo che su queste cose dobbiamo interrogarci tutti. Marco Travaglio dà la sua risposta, il suo contributo con i libri, ma credo che un contributo e una risposta dobbiamo trovarla anche noi, la deve trovare la società civile, i partiti che a questo si vogliono opporre e credo che questa sia una cosa che deve essere il perno, perché credo che sia importante capire e, per capire, è fondamentale andare all’origine delle cose.

Per certi aspetti, credo quella di Marco Travaglio sia stata anche una delle cose che ha dato particolarmente fastidio al Presidente del Consiglio e al suo enturage, cioè l’aver pubblicato spesso documenti, testi di dibattimenti, di processi e via dicendo, ovvero non letture di parte, ma documenti al di sopra, per certi aspetti, delle parti. E proprio questo è stato uno degli elementi che ha dato maggiormente fastidio ed è uno degli elementi che, invece, leggendo questo libro, vengono fuori ed è possibile ricavarne, è un’occasione anche per farsi una propria idea che può essere anche diversa dall’idea di Travaglio, ma un’idea che si basa su documenti e su cose concrete.

Io credo che queste siano cose che noi ce le diciamo, le ripetiamo, ma che non fanno ancora parte di un sentire.

Questa raccolta delle firme, che ormai da qualche mese sta andando avanti, che vede impegnati non dico esclusivamente, ma in maniera pesante solamente noi e l’Italia dei valori di Di Pietro, ci deve porre un interrogativo: perché le altre forze del centro-sinistra, che pure si sono battute e che pure dicono di battersi, che dichiarano contro le leggi che Berlusconi quotidianamente fa per autoassolversi, rispetto a questo nodo non si sono pronunciati con una chiarezza che forse era necessaria? Ci sono tante motivazioni, paure, indecisioni, l’estate e chi più ne ha, più ne metta, ma sicuramente c’è un fattore culturale, un non sentir dietro una spinta, altrimenti sarebbe stato ben più difficile non dar e una risposta a una richiesta, se questa richiesta era veramente di massa.

Io credo che anche su questo dobbiamo ragionarci, pensare, credo che incontri come questo, oltretutto affollato, ben riuscito, siano occasioni positive per andare avanti, per cogliere quella scintilla, raccoglierla e rilanciarla perché è una battaglia difficile, ma secondo me necessaria perché – lo dicevo iniziando questa mia breve chiacchierata – l’attacco che viene portato quotidianamente alla Costituzione e alla democrazia è pesante, che deve stimolare e provocare una reazione altrettanto pesante, dura e chiara.

Io credo che uomini in prima linea come i magistrati e come i giornalisti, fra cui Marco Travaglio, diano un contributo importante a questa battaglia per arginare questo attacco.

(Applausi)

Michelangelo TRIPODI, moderatore

Diamo la parola al dottor Francesco Neri, sostituto Procuratore generale presso la Corte d’Appello.

Volevo ricordare, a proposito di quanto diceva adesso Maurizio Musolino, per chi vuole firmare il referendum e sottoscrivere, ci sono i fogli all’ingresso e quindi tutti coloro i quali sono interessati possono farlo.

Francesco NERI, sostituto Procuratore generale presso la Corte d’Appello

Ringrazio, innanzitutto, lei per l’onore che mi ha dato di poter partecipare a un dibattito così qualificato e soprattutto ringrazio perché il mio intervento vuole essere soltanto un modestissimo contributo per far capire al cittadino che cosa sta accadendo.

Ebbene, ogni riforma, ogni movimento politico, soprattutto ogni mutamento ordinamentale non si sgancia mai dalla storia che l’ordinamento ha avuto. Al di là del processo, che ci interessa tanto e non quanto in questa sede perché c’è una sentenza di primo grado, ma c’è anche una presunzione di innocenza, cioè non è tanto parlando del processo che noi assolveremo o condanneremo l’imputato, il problema è che noi ci assolveremo o ci condanneremo, in questo momento, soltanto se riusciremo a fare mente locale, a ricostruire quella che è la storia giuridica e politica del nostro Paese e riuscire a dare alternative a quello che ci viene proposto. Non basta criticare “c’è una riforma”: la riforma dell’ordinamento giudiziario va fatta. E’ assurdo, però se leggete l’articolo settimo, transitorio della Costituzione, il nostro ordinamento giudiziario è incostituzionale, cioè è una norma transitoria; quello che abbiamo non è l’ordinamento giudiziario che la Costituzione voleva. Ecco che il governo di maggioranza, perché questa è una democrazia di maggioranza, non di durata, democrazia di durata significa che le parti politiche e sociali si accordano su valori di fondo, quelli della Costituzione, quello del nostro costituente, che certamente, seppure erano assistiti dalla cosiddetta logica dei controlimiti tra i poteri dello Stato, oggi questi limiti stanno saltando – bisogna vedere perché stanno saltando – per i giudici, per i politici, soprattutto per i cittadini.

Noi abbiamo regole scritte nel nostro ordinamento, abbiamo un ordinamento, peraltro, una tutela dell’indipendenza della magistratura che tutto il mondo ci invidia, cioè se qualcuno è indietro, non è certo l’Italia, è l’Europa, voglio dire che nella maggioranza degli Stati europei noi abbiamo un pubblico ministero, ahimè, soggetto all’esecutivo, non abbiamo un pubblico ministero che non ha l’obbligo dell’azione penale. Ecco che, in questo momento storico, noi che siamo avanti rischiamo di tornare indietro. E’ questo che bisogna far capire alla gente.

Lo Statuto albertino diceva che la giustizia emana dal re ed è amministrata, in suo nome, dai giudici che egli istituisce. Vedete come il potere politico ha sempre tenuto a soggiogare il potere giudiziario e un potere subalterno è comodo, è un potere che si assoggetta i voleri del potere politico, però ad una condizione: il potere politico sia sempre lo stesso nel tempo, perché se poi cambia, quello stesso potere giudiziario asservito potrebbe essere usato contro l’avversario.

Quindi il problema di questo momento non è della separazione delle carriere, non ci fa paura che ci separino le carriere, perché separare le carriere, non è scritto nella Costituzione che il Pm debba effettivamente avere la stessa carriera del giudice. Il problema è un altro, cioè che sia garantita l’obbligatorietà dell’azione penale, perché se abbiamo anche un Pm separato, ma abbiamo l’obbligo di agire anche contro i potenti, allora in questo caso l’indipendenza anche di un pubblico ministero assoggettato potrà essere salvaguardo.

Ma i problemi sono ancora molto più gravi, nella misura in cui il cittadino deve sapere che il potere politico in generale si è sempre scontrato col potere politico. Figuratevi che, prima ancora della Costituzione, quando si accennava addirittura a garantire l’indipendenza dei magistrati, la loro amovibilità, un loro organo di autogoverno, sia a destra che a sinistra, sia Togliatti che Vittorio Emanuele Orlando dicevano che questo era eversivo. Cioè vedete come la politica ha sempre temuto i giudici, forse perché sono uno strumento di controllo del loro operato, forse perché si teme, sin dall’antichità, sin da Platone, il famoso governo dei giudici o il governo dei cosiddetti custodi – li chiamavano così – cioè quei saggi giuristi che potevano con la loro saggezza e la loro sapienza giuridica – perché la sapienza giuridica è un potere, indubbiamente, non è solo un servizio – condizionare la crescita di un popolo o, addirittura, l’ascesa di un politico.

Un’altra cosa che va detta è che nel passato la magistratura era verticalizzata, cioè quello che si vuole attuare oggi: c’è un giudice timoroso, un giudice carrierista che deve arrivare ai posti di potere e che, quindi, combatte contro l’altro giudice e diventa sempre più protagonista perché deve mostrarsi servo del potere e, al tempo stesso, molto efficiente nei confronti dei suoi avversari.

E’ questo giudice che vogliamo? Il cittadino questo si deve domandare. Ma soprattutto dobbiamo domandarci una cosa, tutti, sia a destra, a sinistra, al centro: vogliamo tornare – come dice il nostro Presidente – al rispetto delle regole?

Il nostro ordinamento ha un qualcosa di eccezionale che molti altri ordinamenti non hanno, la cosiddetta immanenza della Costituzione, ché noi abbiamo una Carta fondamentale, un valore fondamentale che consente l’equilibrio di questi poteri. Ripeto, lo scontro c’è sempre stato, niente di nuovo su questa terra, c’è stato in passato, nel fascismo, col comunismo, cioè ognuno ha cercato di farsi le sue magistrature. Allora questa Costituzione vieta le magistrature straordinarie. Il fascismo si è appropriato della magistratura proprio perché avevamo una magistratura di vertice, avevamo i gradi nella magistratura, i concorsi, le valutazioni per la legittimità in Cassazione. Ecco che, quindi, solo quelli graditi al potere di turno venivano assegnati ai posti di turno.

La riforma: siamo d’accordo, i Procuratori della Repubblica, i Procuratori generali, i Presidenti delle Corti d’Appello non devono stare in un posto più di quattro anni, si creano centri di potere. Diciamocele queste cose, dobbiamo evitare che la magistratura, da servizio del cittadino, da abnegazione alla legge diventi abnegazione a se stessa, alla propria carriera.

Noi vogliamo sempre una maggiore orientalizzazione della magistratura, cioè più il potere è diffuso, meno si concentra e meno è schiacciante. Ma, si dice – è l’accusa principale – i giudici non sono uomini di regole, ma sono uomini di fini, cioè non vogliono il rispetto della legge, ma vogliono raggiungere gli obiettivi politici.

Allora io dico: “Si facciano i nomi”. Se un giudice non è imparziale, se è di parte, o lo si ricusa o lo si denuncia. Ma non per questo si può buttare alle ortiche! Ci sono i sistemi per eliminare i cattivi giudici: puniamo i fannulloni, gli ignoranti, ma prima di punire i giudici, ripariamo gli errori giudiziari. La legge sull’errore giudiziario è vincolata alla colpa del giudice, non all’errore in sé, quindi se io non dimostro che un giudice ha sbagliato contro di me, non posso ottenere il risarcimento del danno. Questo è sbagliato, è contro il cittadino.

Quando si accerta, dopo tutti i mezzi di impugnazione, che io sono stato condannato all’ergastolo ed ero innocente, anche se il giudice non ha sbagliato perché aveva dei testimoni falsi, aveva – non so – degli esami genetici sbagliati e quindi doveva condannare, perché la verità processuale è qualcosa di diverso dalla verità che poi i fatti devono dire, le sentenze non sono la verità, sono una verità processuale, cioè quello che le parti nel processo sono riuscite a ricostruire al giudice dando strumenti per affermare che quel fatto si è, con molta probabilità, verificato in quel modo, ma non è verità…

Quindi ritorno alle regole, paletti sui princìpi, difesa ad oltranza dei valori costituzionali. Questo è importante che il cittadino sappia. Non è solo – ripeto – la responsabilità del giudice che è in gioco, la scuola della magistratura, possiamo essere anche d’accordo su certe riforme. Vi dico – e lo posso affermare con certezza – che il nostro ordinamento giudiziario soffre di gravi incostituzionalità, quindi andava modificato, ma modifichiamolo con i giuristi, non solo con i politici.

Il mio intervento è: “Giurista, perché taci?”. La cosa più drammatica di questo momento, quello che gli osservatori debbono denunciare e non è uno scontro politico, Telekom-Serbia da una parte, lodo Mondadori e Sme dall’altra, non è lo scontro politico, l’uso della giustizia che si fa in questo momento per affrontare la giustizia, questo è sbagliato; i processi li facciano i giudici nelle sedi competenti, la politica proponga il miglioramento del sistema, l’efficienza del sistema, la garanzia del cittadino.

Attenzione, il nuovo processo, se è vero che è uno strumento importante, è vero però che era sbilanciato a favore dell’accusa e sia il Governo di sinistra sia il Governo di destra hanno cercato di riequilibrare le sorti. Attenzione, oggi io sono imputato, domani sono giudice, domani sono parte offesa.

Quindi vedete come nel processo, quando entrano in gioco i diritti fondamentali dei cittadini, non possiamo parlare sull’onda dell’emozione politica o sull’onda della valenza politica di un atto giudiziario o, viceversa, della intenzione politica di un atto giudiziario, perché ci sono anche stati atti giudiziari, purtroppo, intenzionali, errati, sbagliati. Questo non è neanche giusto. La magistratura, come i giuristi, come le università, come i politici, tutte le forze politiche devono sedersi e dialogare, non scontrarsi.

I temi della giustizia non sono quelli dei giudici, non sono quelli delle immunità dei parlamentari, sono i diritti dei cittadini. Quando parliamo di giustizia, i chiamati in causa non sono solo i politici e la loro impunità eventuale, ma sono soprattutto i cittadini, coloro che potrebbero trovarsi di fronte a un giudice o a un pubblico ministero.

Quindi cautela sulla giustizia, rispetto dei valori fondamentali della nostra Costituzione, ma non scontro sui temi della giustizia, dialogo, cioè dialogo che sia non solo politico, ma soprattutto scientifico.

(Applausi)

Michelangelo TRIPODI, moderatore

Volevo ricordare, per chi è interessato, che al tavolo è in vendita anche il libro di Marco Travaglio, quindi lo potete anche acquistare.

Do la parola per il primo intervento – poi vediamo se qualcuno vuole intervenire, potremo dargli la parola e quindi chiederei, eventualmente, di iscriversi a parlare, così vediamo un po’ il quadro degli eventuali interventi da fare per proseguire e concludere in tempi ragionevoli – a Marco Travaglio e, ovviamente, continuiamo a ringraziarlo.

Marco TRAVAGLIO, scrittore

Sono io che ringrazio voi. Io non sono un comunista, però ormai mi invitano i cosiddetti comunisti, quindi vi ringrazio doppiamente. D’altra parte, oggi c’è polemica su alcune frasi dette da Oscar Luigi Scalfaro, che un comunista non sembrava fino all’altro giorno e adesso dice cose molto dure che spesso nemmeno a sinistra si sentono.

Se avete presente quello che si fa tradizionalmente quando si vuole fare un colpo di Stato, di solito la prima cosa che si fa è quella di impadronirsi di tre palazzi: il palazzo della Presidenza del Consiglio, il palazzo del ministero dell’interno e il palazzo della televisione. Da questo punto di vista, da noi è già tutto avvenuto in parte lecitamente, in parte no, quindi non c’è più bisogno di alcun colpo di Stato: il palazzo dell’informazione e i palazzi della politica sono già praticamente tutti nelle stesse mani! Allora, per andare a cercare qualche documento autentico su queste vicende, bisogna faticare, bisogna spendere, bisogna andare a comprarsi i giornali, alcuni giornali almeno o addirittura, se si vuole proprio esagerare, a comprare dei libri. Questo non è normale.

Se guardate quello che accade in Inghilterra in questi giorni, scoprite che il Presidente del Consiglio (Blair) è messo in croce dall’informazione televisiva per avere raccontato una bugia in modo da giustificare la guerra all’Iraq. Chi lo mette in croce, chi ha iniziato questa battaglia per smascherare e sbugiardare le menzogne di Blair è la Bbc, la televisione pubblica inglese, cioè quella che da noi è la Rai, senonché fa il contrario di quello che fa la Rai: la Bbc, essendo un servizio pubblico, cioè un servizio dei cittadini, informa i cittadini che il potere li sta prendendo per i fondelli, mentre da noi la Rai aiuta il potere a prendere i cittadini per i fondelli, amplificando le bugie del potere e, quando sono proprio indegne, mascherandole.

Questo non è un fenomeno democratico, nel senso che si può andare a votare anche tre volte all’anno, ma se non si hanno gli strumenti per decidere, se non si hanno gli elementi oggettivi sui quali formarsi un’opinione, quando si va a votare, lo si fa al buio, a scatola chiusa. Questa non è democrazia, è una finta democrazia che ripete all’infinito dei rituali, ma che nella sostanza è stata già svuotata, è un guscio vuoto.

Questa è la ragione per cui abbiamo deciso di scrivere libri forse anche così noiosi, perché pubblicare documenti sul caso Sme e sul caso Mondadori, sul caso (Incomprensibile)… eccetera, non è che proprio c’è da farsi delle risate, è una cosa piuttosto impegnativa sia selezionarli, sia metterli in forma leggibile, sia soprattutto leggerli. Ma forse è importante, visto che mai come negli ultimi anni i temi della giustizia sono diventati oggetto del dibattito politico. Una volta della giustizia si occupavano soltanto i giuristi, la gente si occupava di giustizia giusto se le capitava di finire in tribunale o come testimone o come parte lesa o come imputata. Invece, da anni, la giustizia è diventata argomento anche di chiacchiera da bar, per cui tutti fanno i processi al bar, tutti fanno i processi sull’autobus, tanti esperti di giustizia quanti commissari tecnici della nazionale di calcio.

Quindi, allora, forse bisognerebbe avere gli strumenti adeguati, se non per diventare tutti professori di diritto, almeno per sapere più o meno di che cosa si sta parlando. Questa è la ragione di questi libri.

Se poi è vero quello che, personalmente, penso e anche altri credo pensino, eccetera, noi viviamo in un regime ormai basato, da un lato, sulla censura dell’informazione e, dall’altro, sull’impunità e che non si sarebbe riusciti ad ottenere la legge sull’impunità senza prima imbottire i cervelli della gente di falsità e nascondere alla gente le cose vere, allora andarsi ad informare su queste cose diventa anche un qualcosa di più, diventa una specie di autodifesa per cercare di rimanere persone dignitose e non persone che si fanno lavare il cervello quotidianamente.

Ha ragione il mio collega di “Rinascita” quando dice che non è che Berlusconi fa delle gaffe, non è che ogni tanto si sbaglia, sbrocca, esce fuori, eccetera, lui sta cercando da otto anni di farci capire per quale ragione è andato in politica e, all’opposizione, fanno di tutto per non sentire, per non capire. Lui da otto anni dice chiaramente che è in politica per non finire in galera e per non fallire, lo ha detto infinite volte, lo ha detto a Enzo Biagi, a Indro Montanelli, loro l’hanno raccontato, tutto ciò che ha fatto va in questa direzione e lo capiscono anche i meno furbi che è lì per quello. Eppure, dall’altra parte, si continuano a levare voci che dicono che, se abbassasse un po’ i toni, ci si potrebbe mettere d’accordo.

Ecco, è uno strano modo di comportarsi che poi porta alle conseguenze aberranti, cioè che lui si fa il lodo Maccanico. Peraltro, non se l’è fatto lui perché Maccanico non sembra, ma è un esponente dell’opposizione, almeno siede nei banchi dell’opposizione e anche se poi si comporta come il più astuto esponente della maggioranza, quando qualcuno dice “facciamo un referendum per abrogare il lodo Maccanico”, tutti si defilano, fanno finta di niente e dicono che il referendum sul lodo Maccanico sarebbe un favore a Berlusconi, cioè un’operazione che porta all’abrogazione dell’impunità per Berlusconi è un favore a Berlusconi.

Voi capite che la logica è scomparsa, è finita. Se abrogare la legge sull’impunità a Berlusconi vuol dire fargli un favore, la conseguenza è che, per fare un dispetto a Berlusconi, bisogna dargliele tutte vinte! Ed è quello che noi gli ultimi anni abbiamo visto essere la politica dei grandi partiti del centro-sinistra che, infatti, ci ha restituito Berlusconi in piena forma, mentre soltanto qualche anno fa era una specie di cadavere politico di cui si aspettava soltanto la fine.

Questo processo e l’altro che si è concluso questa estate in primo grado, da questo punto di vista sono emblematiche (Interruzione di registrazione)… che sono dei processi abbastanza semplici. Berlusconi e i suoi uomini sono accusati di avere comprato dei giudici romani per farsi fare due sentenze nelle quali non erano troppo sicuri di avere ragione, allora per essere sicuri di vedersi dare ragione hanno pagato i giudici e gli hanno anche scritto le sentenze prima in modo che le copiassero bene, senza fare errori, per fregarsi una casa editrice che è la prima casa editrice italiana, la Mondadori, che ai tempi possedeva addirittura “Repubblica”, l’“Espresso”, “Epoca”, “Panorama” e quattordici giornali locali, oltre al ramo libri. Ecco, cioè per spostare il più grosso gruppo editoriale italiano dal campo dell’opposizione ai governi di pentapartito, al campo governativo di Craxi e dei suoi amici.

Per portare via la Mondadori a De Benedetti, secondo il tribunale di Milano che ha già fatto la sentenza… (Interruzione di registrazione)… ad agosto, è stato comprato un giudice, il giudice Metta, con 400 milioni in contanti e gli hanno proprio scritto la sentenza prima, hanno trovato la bozza della sentenza negli uffici degli avvocati e poi le bozze venivano passate, il giudice le copiava, aggiungeva qualche punto e virgola, qualche aggettivo, così, per guadagnarsi la pagnotta e poi passava alla cassa e ritirava la mazzetta. Questo è il processo Mondadori. I soldi di questa tangente erano di Berlusconi, i versatori materiali della tangente si chiamano Previti e Pacifico, Berlusconi, in questo processo, è uscito per prescrizione con una sentenza che dice che lui risponde di un reato lievemente minore, cioè la corruzione semplice, che non è una bella cosa, vuol dire semplicemente che è un po’ meno grave come pena della corruzione giudiziaria e che, grazie alle attenuanti generiche, è passato troppo tempo dai fatti e quindi non può più essere giudicato.

Naturalmente vi lascio immaginare se un fatto del genere fosse stato scoperto a carico di un capo di Governo estero, cioè se, per esempio, in Inghilterra si scoprisse che Blair non solo ha mentito sulla guerra in Iraq, ma addirittura che con i suoi soldi è stato comprato un giudice! Non solo non si troverebbe più a Downing Street, ma si troverebbe in carcere, ma soprattutto nessuno gli avrebbe mai permesso non dico di essere eletto, ma nemmeno di candidarsi, nel senso che all’estero, se uno ha un processo… perché questo processo è iniziato prima del Governo Berlusconi, non dopo, cioè Berlusconi è andato al Governo essendo già sotto processo per corruzione giudiziaria, il processo è iniziato il 9 marzo 2000, lui è stato eletto Presidente del Consiglio il 15 maggio 2001, quindi figuratevi se, in un Paese normale, uno imputato di avere corrotto dei giudici pensasse di fare il Presidente del Consiglio! I suoi stessi alleati di partito e di coalizione gli direbbero: “Guarda, non è il caso perché, essendo iniziato il processo, poi finisce, metti che ti condannino” – c’è questa possibilità quando si è sotto processo, essere condannati – “e poi ci rimettiamo tutti noi tuoi alleati e poi ci rimettono i cittadini. Vediti la tua vicenda personale processuale che, tra l’altro, riguarda il tuo impegno privato di imprenditore quattro-cinque anni prima che tu entrassi in politica, se ti assolvono poi ritorni. Un altro che sappia fare il Presidente del Consiglio, magari, lo troviamo”. Se dovesse insistere questo signore, sempre all’estero, lo farebbero visitare perché uno che pensa davvero di poter guidare il Governo del suo Paese in Europa, essendo imputato di corruzione giudiziaria, è evidente che ha dei problemi e quindi va visto da uno specialista.

Da noi, invece, non solo nessuno dei suoi alleati ha mosso queste obiezioni, ma dall’opposizione, ogni volta che qualche comico nell’ultima campagna elettorale diceva “ma quello è imputato di corruzione, volete dire qualcosa?”, la risposta era “assolutamente no, non bisogna demonizzare l’avversario, queste cose, in campagna elettorale non si dicono, eventualmente le diciamo dopo, quando ha vinto le elezioni e quindi non c’è più niente da fare”. Guardate che poi questo problema si è riposto esattamente dopo che lui è stato eletto, perché dopo è stato posto il problema che stava per diventare Presidente di turno dell’Unione europea, per cui il problema che rappresentare una nazione come l’Italia era strano da parte di un imputato di corruzione giudiziaria si moltiplicava all’ennesima potenza con il fatto che lui diventava il rappresentante di tutta l’Unione europea, cioè di una quindicina di nazioni che non sono abituate ad essere rappresentate da un imputato di corruzione giudiziaria.

Quindi mentre tutta Europa diceva “ma che sta per succedere” – infatti la stampa estera dava conto di questo sconcerto – da noi è venuta fuori la furbata del lodo Maccanico. Berlusconi aveva perso ogni speranza di mandare in prescrizione il processo dove lui era ancora imputato, che è il processo Sme di cui si parlava in questo libro, dove in questo caso lui è accusato di avere comprato, tramite sempre Previti e Pacifico, altri due giudici per impedire al suo rivale, Carlo De Benedetti, di comprare la Sme dall’Iri di Romano Prodi, quindi per essere proprio sicuro che il contratto firmato da De Benedetti a Prodi venisse cancellato, lui è accusato di avere pagato questo giudice perché annullasse il contratto.

La speranza era, naturalmente, di far trasferire con la legge sul legittimo sospetto il processo da Milano a Brescia, quindi di poter convincere la Cassazione che l’intero tribunale di Milano era prevenuto nei suoi confronti, tutti e 500 i giudici di Milano ce l’avevano con lui, nessuno escluso, e che quindi la Cassazione, portando il processo a Brescia, lo facesse ricominciare da capo e lo mandasse in prescrizione, come era già andato nel suo caso in prescrizione il processo Mondadori.

Come sia finita lo sapete, perché il 28 gennaio di quest’anno alle sezioni unite della Corte di Cassazione, cioè i nove giudici più giudici che ci sono in Italia – al di sopra delle sezioni unite non c’è più niente, c’è il Padreterno, probabilmente, ma questo è un altro livello – hanno deciso nove giudici su nove, in mezz’oretta, che non c’era nessun legittimo sospetto sul tribunale di Milano e che quanto andavano ripetendo Berlusconi e Previti e i loro avvocati parlamentari, da otto anni a questa parte, erano balle… (Incomprensibile)

Le motivazioni delle sezioni unite smontano una per una tutte le armi di propaganda che ci sono state rifilate in questi ultimi anni e dicevano “fatevi pure processare a Milano ché il tribunale di Milano è assolutamente imparziale, prova ne sia che l’avete quasi sempre fatta franca a Milano!”. Questo è il Soldoni, il verdetto della Cassazione.

A questo punto, allarme: il processo non va a Brescia, quindi riprende da Milano dove l’avevano interrotto, quindi rischia di finire in tempo prima della prescrizione. E allora salta su Maccanico con questa idea meravigliosa della sospensione dei procedimenti a carico delle cinque cariche dello Stato, non di una, dell’unica cheha processo in corso, ma di cinque, in modo che fosse un po’ più difficile capire perché lo stavano facendo. Ma Ciampi l’impunità non gli serve a niente perché non ha processi non avendo commesso reati e, allo stesso modo, anche il Presidente della Corte costituzionale, il Presidente della Camera e il Presidente……(Fine lato A Nastro 1 – Inizio lato B)… …che le facevano per separare i poteri, per portare finalmente la pace fra politica e giustizia, infatti avete visto, dopo l’approvazione del lodo Maccanico, che pace è scoppiata: Bondi ha proposto addirittura una Commissione parlamentare per indagare su un’associazione per delinquere sovversiva formata da alcuni magistrati di Milano e adesso siamo praticamente alle perizie psichiatriche, in quanto il Presidente del Consiglio ha chiesto che vengano periziati da psichiatri tutti i magistrati d’Italia perché sono antropologicamente estranei alla razza umana! Questa è la pace che il lodo Maccanico ci ha finalmente regalato!

(Applausi)

L’altra panzana era che il lodo Maccanico, in qualche modo, fosse molto atteso in Europa, cioè che in Europa non vedessero l’ora che si sospendesse il processo a Berlusconi una settimana prima che finisse. In Europa, in realtà, chiedevano un’altra cosa, cioè di sapere se colui che sta presiedendo il Governo in Italia e che stava per presiedere l’Unione europea per sei mesi sia un delinquente, come sostiene l’accusa, o sia invece una vittima di gravi errori giudiziari, come sostiene la difesa. Lo volevano sapere proprio perché nel caso A, in cui fosse eventualmente un delinquente, loro non lo volevano come loro rappresentante, dicevano: “Se lo vogliono gli italiani, facciano pure, ma noi non siamo portati per queste cose”. Questo era quello che pensavano in Europa. Noi, invece, gli abbiamo regalato il lodo Maccanico e gliel’abbiamo spedito per sei mesi, senza dir loro chi è, dicendo però “guardate che poi lo processiamo, quindi magari poi se lo condannano, vi avvertiamo, così verrete a sapere che per sei mesi vi abbiamo rifilato uno che corrompeva i giudici” e così il buon nome dell’Italia poi farà un ulteriore balzo in avanti.

L’ultima panzana sul lodo Maccanico è stata che il lodo, in qualche modo, doveva servire all’Italia per agganciare il semestre europeo perché il semestre europeo è una cosa epocale, un evento mai visto, unico nella storia del nostro Paese, che quindi, persa questa occasione, saremmo stati fregati. Per cui c’è stato tutto un pompaggio di questo semestre come se fosse il Congresso di Vienna, un evento diplomatico che verrà ricordato nei secoli dai libri di storia.

In realtà, il semestre europeo è un evento di totale routine che avviene di semestre in semestre e che cambia l’ordine del giorno, nel senso che colui che siede a capotavola nei vertici europei è, a turno, uno o l’altro: prima c’era un greco, adesso a dicembre ci sarà un irlandese. Nessuno si sarebbe mai ricordato del semestre italiano come di tutti gli altri, se Berlusconi non avesse solennizzato, proprio nella giornata inaugurale del semestre, questo evento con la famosa battuta del Kapò, che purtroppo i colleghi europarlamentari, poco spiritosi, non hanno capito e quindi hanno considerato abbastanza sconveniente il fatto che si desse del Kapò a un esponente dell’opposizione e dei turisti della democrazia a tutti i membri del Parlamento europeo e che poi, per riparare a quella che è stata chiamata una gaffe, Berlusconi abbia detto che non si capisce dov’è lo scandalo, visto che in Italia sono anni che ormai si ride e si scherza sull’olocausto, sugli ebrei al forno, insomma si raccontano barzellette divertentissime. Ecco, questo era quello che poi ha fatto protestare anche le comunità israelitiche, che erano le uniche che ancora non avevano protestato.

Questo è stato l’unico evento che si ricorderà di questo semestre, che per il resto finirà nel nulla entro dicembre e la stampa estera scrive “coraggio, ancora tre mesi, poi finisce!” e questo è il senso che viene dato a questo semestre negli altri Paesi.

(Applausi)

Però il risultato è stato ottenuto, cioè che tentavano gli avvocati di Berlusconi da tre anni senza riuscirci, cioè l’impunità, sbagliavano tutte le leggi, tra l’altro, la legge sulle rogatorie non ha funzionato, la legge Cirami non ha funzionato, quella sul falso in bilancio ha funzionato per il falso in bilancio, ma non riguardando la corruzione giudiziaria, sono rimasti in piedi i processi per corruzione giudiziaria, allora, non sapendo più che cosa inventarsi, è arrivata l’opposizione dicendo “va beh, vi diamo finalmente uno bravo che vi risolve il problema”. Infatti è vero, Maccanico l’ha risolto proprio alla radice, nel senso che, appena (Incomprensibile)… il processo è finito. E’ finito un minuto dopo che Berlusconi aveva finito le dichiarazioni spontanee, perché poi parlava la Boccassini e se parlava la Boccassini, erano dolori perché qualcuno su qualche giornale avrebbe anche potuto intuire per quale ragione il primo ministro era sotto processo. Magari avremmo potuto, per esempio, sentir dire che dai suoi conti esteri il 5 marzo del 1991 erano usciti 500 milioni in dollari, quindi 434.404 dollari che erano subito passati sul conto di Previti, conto (Incomprensibile) e che nel giro di mezzora erano stati trasferiti con un altro bonifico al conto Rovena del giudice Renato Squillante.

Voi capite che venire a sapere una cosa così grave, cioè che in mezzo dai conti esteri della Fininvest ai conti di Previti e ai conti di Squillante erano passati 500 milioni, è un po’ più di (Incomprensibile)… Marini una prova di questo genere, quindi la gente magari un’idea se la sarebbe fatta. Poi, alla fine delle requisitorie, di solito si chiede la pena e quindi avremmo anche saputo quanti anni di galera rischiava il nostro primo ministro, nel caso in cui fosse finito in tempo il processo. Per fortuna, il lodo Maccanico ha impedito che la Boccassini parlasse, per cui questo rimarrà l’unico processo – credo – nella storia dove l’unico titolato a parlare è l’imputato: finito di parlare lui, non può parlare nessun altro!

E lui, da questo punto di vista, non è che si sia risparmiato, ha fatto due puntate di dichiarazioni spontanee il 5 maggio e il 17 giugno, noi le abbiamo pubblicate le dichiarazioni spontanee e abbiamo fatto delle note: ogni balla che racconta, c’è un numeretto che rimanda a una nota che, documentalmente, smentisce la balla. Siamo arrivati a 85 balle in 115 minuti, la media è una balla ogni minuto e 21 secondi! Provateci, se ci riuscite, perché ci vuole anche un allenamento di anni per riuscire ad inventarne tante in così poco tempo, una diversa dall’altra e soprattutto restando seri, impassibili, perché ad uno 85 balle, arrivato alla decima, gli scappa già un po’ da ridere, invece lui è proprio serio fino all’ottantacinquesima. Balle utili per la sua difesa e balle totalmente inutili, raccontate così, per sport, per sfizio. Quelle utili sono servite a screditare completamente Prodi, De Benedetti, Ariosto e i magistrati con la famosa storia della svendita della Sme.

Voi sapete che gira da alcuni anni la leggenda che Prodi stava regalando la Sme sottocosto, in cambio probabilmente di una tangente alla sinistra democristiana. Questo è quello che Berlusconi, in queste dichiarazioni spontanee, ha detto di avere saputo da Craxi nel 1985. Pensate, diciotto anni fa Craxi gli ha confidato questa cosa, tangente da De Benedetti alla sinistra Dc, cioè a Prodi per la svendita della Sme e poi se la sono dimenticata sia Craxi sia Berlusconi, per cui per diciotto anni nessuno ne ha parlato. Craxi mandava fax da Mamete tutti i giorni ricattando a destra e a sinistra, ma di questa cosa qua che gli avrebbe consentito di sputtanare contemporaneamente Prodi e la sinistra di (Incomprensibile) e De Benedetti, cioè i suoi nemici più acerrimi, non si è mai ricordato!

Ma soprattutto Berlusconi non si è mai ricordato che è imputato per questo reato dal 1997, per cui, se avesse voluto, bastava una chiamata da Mamete, Craxi mandava un fax con le prove della tangente e Berlusconi era, in qualche modo, scagionato. Invece lui ha aspettato che Craxi morisse nel 2000 e poi ha aspettato altri tre anni e mezzo per essere proprio sicuro che Craxi fosse morto, quei casi a volte di morte apparente e poi magari viene fuori dalla tomba e ti smentisce, finalmente ha tirato fuori questa sola che nessuno potrà mai smentire perché l’unico testimone è scomparso.

Per cui noi dobbiamo pensare che per sventare la tangente, Craxi, uomo dalla moralità superiore, appena saputo che c’era un sentore di tangenti, ha chiamato Berlusconi e ha detto “bloccala”, anche perché era una tangente non destinata a lui, quindi era una tangente brutta, di quelle proprio da bloccare sul nascere.

Quanto alla svendita della Sme, troverete nel libro i documenti. C’è da ridere, se non ci fosse da piangere, perché la Sme non è stata valutata 500 miliardi da Prodi e nemmeno da De Benedetti, ma da due periti dell’Università “Bocconi” di Milano che hanno fatto dei calcoli e hanno visto che valeva quello nel 1985. Berlusconi dice che ne valeva 2.500, cioè cinque volte tanto e chiede, per avere sventato la svendita, una medaglia d’oro al valore civile. Questo ha detto al tribunale.

La domanda che avrebbero potuto fargli i giudici, se potessero fare domande durante le dichiarazioni spontanee perché non si possono fare, è un po’ come nel programma di Vespa le dichiarazioni spontanee, non si fanno domande e quindi sono rimasti zitti a sentire, ma se avessero potuto parlare, gli avrebbero detto: “Scusi, cavaliere, Presidente, ma se è vero che la Sme vale 2.500 miliardi, Prodi la stava svendendo a 500 e lei, per sventare la svendita è intervenuto e vuole adesso anche la medaglia d’oro, perché ha offerto 550?”. Perché l’offerta che fa Berlusconi per la Sme è 550, non 2.500.

Allora i casi sono due: o De Benedetti voleva rapinare lo Stato e Berlusconi ha cercato di rapinarlo meglio di lui, essendo arrivato per secondo ha offerto un minimo oppure non è vero che vale 2.500 miliardi.

(Applausi)

Voi capite che basterebbe questa domanda per fare crollare tutto il castello, perché è Berlusconi che dice “io ho offerto 550” e due minuti dopo dice “ne valeva 2.500”.

Quindi voi capite che mente anche male. Quando uno ha la certezza che poi in televisione non viene mai sbugiardato, persino quando le spara troppo grosse, non è che raffina nemmeno le bugie, le spara così! Pensate che lui, in queste dichiarazioni spontanee – e poi non la faccio tanto lunga perché sono 85, quindi non si possono raccontare tutte – addirittura ha detto alcune cose su Totò ed ha mentito anche su Totò, perché ha detto che De Benedetti voleva comprare la Sme come Totò aveva comprato il Colosseo, brevi mano. A parte che si dice brevi manu, ma lui ha detto “brevi mano”, soprattutto Totò non ha mai comprato il Colosseo in nessuno dei suoi film, al massimo ha venduto la Fontana di Trevi a un signore che si chiamava Decio Cavallo e che lui chiamava Caciocavallo. Però di questo Colosseo non si è mai capito che se un Presidente del Consiglio mente anche sui film di Totò, non è che ci si possa poi fidare sul resto!

(Applausi)

Poi, a un certo punto, non ha parlato di quello strano fenomeno dei suoi soldi che vanno ai conti di Previti ed entrano poi nei conti del giudice Squillante, che sarebbe stato carino da parte sua spiegare questo strano fenomeno, perché se è vero che lui non ne sapeva niente, Previti non ne sapeva niente, Squillante non ne sapeva niente, noi dobbiamo pensare che nei suoi conti i soldi si bonifichino da soli, cioè ci sono delle somme che da sole escono da un conto e si fondano in quello del giudice per fregare Previti, quindi Berlusconi sarebbe perseguitato dai suoi soldi e dai suoi conti esteri, che è strano perché non si è mai visto il fenomeno dell’autobonifico nella scienza delle finanze, almeno finora!

Lui, invece, di questo non ha voluto parlare e ha detto semplicemente una frase, che vi leggo perché è strepitosa: “Ma vi pare che se io voglio comprare un giudice, faccio un bonifico da banca a banca e così lascio tracce!”. A questo punto ha cominciato a dare una lezione su come si fa a comprare un giudice senza lasciare tracce che non è proprio un discorso da Presidenti del Consiglio, se ci pensate, infatti i giudici che non possono fare domande lo guardavano atterriti. Lui ha detto questo. La cosa assolutamente più normale era che uno si mettesse la mano in tasca e tirasse fuori dei soldi da una cassa o da un patrimonio che non era soggetto a nessun vincolo e a nessuna registrazione.

Lo sa anche il più ingenuo dei manager, ove assumesse di potersi prestare a una dazione illecita da parte della sua società, che questa dazione illecita si deve fare attraverso un versamento in contanti, lui glielo dice sempre, ma è possibile che non se ne siano ricordati! Ma dice non soltanto un manager, anche una donna di casa, quando un idraulico o un elettricista chiede di essere pagato in nero, se no addirittura dice “non ci conviene di venire a fare la prestazione”, la donna di casa lo sa che non lo può pagare con un assegno, che non sarebbe da lui ricevuto, non lo può pagare attraverso una carta di credito perché lasciano tracce. Qui lui alza gli occhi e dice “lo so, perché stiamo vedendo di provvedere. Come Governo abbiamo appena fatto un decreto legislativo che cerca di evitare che questo accada”. Però lui che cosa fa come Presidente del Consiglio? Una legge urgente che stronchi questa piaga delle casalinghe che pagano in nero 100 mila lire all’idraulico o all’elettricista.

I giudici, a questo punto, avevano gli occhi che gli toccavano… perché, qualche giorno prima, avevano interrogato il direttore finanziario della Fininvest, Lidio Gironi – nel libro troverete anche la sua deposizione – il quale aveva raccontato come pagava le parcelle a Previti: arrivava Previti e diceva “avanzo dalla Fininvest 20 miliardi”. Gironi, che era uno un po’ tirato, gli diceva: “Ma come, 20 miliardi?! Vediamo, trattiamo”. Aalla fine si mettevano d’accordo su 10, cioè la metà, a patto che fossero in nero e all’estero.

Il padrone della Fininvest è Berlusconi. Allora il padrone di un’azienda che paga botte di 10 miliardi in nero all’estero al suo avvocato, frodando il fisco, lui che paga e l’altro che riceve perché la frode è biunivoca, poi va in tribunale e dice “stiamo provvedendo contro la piaga delle casalinghe che pagano 100 mila lire all’idraulico”, capite che c’è qualcosa che non quadra, cioè qui veramente la perizia psichiatrica andrebbe fatta a qualcun altro che non fa propriamente il magistrato!

Lui, poi, ha concluso dicendo il 25 giugno – qui era il 17 – “vengo di nuovo a fare un’altra puntata di dichiarazioni spontanee perché ho delle altre rivelazioni”. A parte che i giudici l’hanno guardato anche lì perché il giorno dopo era prevista l’approvazione del lodo Maccanico, quindi il processo finiva, il 25 infatti non c’è stata alcuna udienza, lui non è più tornato, però ha detto che non era d’accordo col lodo Maccanico, infatti quando loro con la faccia sempre gli facevano notare che il 25 non c’era più udienza perché l’indomani già passava il lodo, ha detto “ho guardato nella mia agenda, garantisco, se non ci saranno fatti estranei al procedimento che in questo momento si stanno pur discutendo e a cui non ho dato un parere positivo, cioè ritengo che non ci debba essere ombra su chi rappresenta il Governo del Paese in Italia e all’estero, ma dato che c’è stata insistenza su questo e ci sono discussioni in corso in questo momento, ritengo che non ci sia un’assoluta certezza che questo avvenga”.

Non si capisce niente, ma che cosa vuol dire lui con queste frasi sconnesse? Dice “garantisco che il 25 ci sono, è vero che si vocifera di un lodo, una specie di Maccanico-meccanico, però io non ho dato parere positivo. Primo, io sono contro questo lodo Maccanico perché non ci deve essere ombra e voglio essere assolto, mica graziato per legge, ma c’è insistenza su questo”, cioè ci sono delle persone che insistono su di lui per approvargli il lodo Maccanico senza il suo consenso. Chi siano queste persone che lo vogliono obbligare al lodo Maccanico lui non lo specifica, però lui è contro, dice “dipendesse da me, vediamo se riesco a resistere queste insistenze”.

Poi sapete come è andata, gli hanno approvato il lodo Maccanico di notte a sua insaputa e quindi lui non è potuto andare il 25! Ma se fosse potuto andare, aveva già annunciato cosa avrebbe detto, cioè che il mandante dell’Ariosto era Vittorio Dotti, cioè il suo ex compagno. Dotti era il numero 2 di Forza Italia. Ah, lui ha detto perché voleva fare carriera in Forza Italia ha mandato l’Ariosto.

Ora, lui era il numero 2 di Forza Italia, era capogruppo alla Camera, aveva già un collegio sicuro per le elezioni del ’96 ed era titolare di tutte le cause civili della Fininvest a Milano.

Che fa uno così per fare carriera in Forza Italia? Prende la sua fidanzata e le dice “vai in tribunale a sputtanarmi un po’ Previti e Berlusconi, così faccio un carrierone”! Infatti appena si è saputo che l’Ariosto aveva parlato, lo hanno radiato da Forza Italia, tolto dal collegio sicuro, tolte tutte le cause civili della Fininvest, quindi rovinato completamente sia dal punto di vista politico che dal punto di vista finanziario.

Purtroppo Berlusconi queste prove non le ha potute portare perché gli hanno approvato il lodo! Allora se n’è andato dicendo due frasi che forse sono le uniche sincere di questi mirabili 115 minuti. La prima è: “Io, come sapete” – rivolto ai giudici – “sono estraneo alla giustizia” e questo – va detto è assolutamente vero, cioè che non è possiamo dubitarne! La seconda frase, ancora più interessante, è questa: “Tutti i cittadini sono uguali di fronte alla legge, ma io sono più uguale degli altri perché ho avuto i voti”. Questa frase, che è un unicum nella storia del diritto mondiale, ha provocato una reazione nella espressione facciale dei magistrati particolarmente significativa, perché devono essersi chiesti se mai nella loro carriera avessero incontrato un imputato che ha detto “io sono più uguale degli altri”. Tenete presente che siamo in un Aula dove c’è scritto “La legge è uguale per tutti” grosso anche, in un Paese dove l’articolo 3 della Costituzione lo stabilisce.

Allora capita, a volte, che l’imputato rovinato, sommerso dalle prove, disperato, tenti la seminfermità mentale, fa il matto e dica “io sono più uguale degli altri, io sono Napoleone”, eccetera. In realtà uno che dice “io sono più uguale degli altri” non si era mai visto, nemmeno tra quelli che provano con l’infermità mentale, lui è il primo. Non si è reso conto, tra l’altro, che questa era una citazione letteraria perché c’è in un libro una frase del genere, “La fattoria degli animali” di Orwell, dove c’è una categoria intera che è più uguale degli altri, sono i maiali, nella fattoria degli animali di Orwell sono i maiali che sono più uguali degli altri, quindi rende anche un brutto servizio a se stesso e alla carica che ricopre.

Chiuse le dichiarazioni spontanee, chiuso il processo, ciliegina sulla torta – e con questo concludo – già era riuscito a mettere nella testa della gente il sospetto che nel caso Sme il più pulito ha la rogna, quindi anche se lui è sporco, anche se Previti è sporco, comunque anche Prodi non è uno stinco di santo, basato appunto sul falso della svendita della Sme, ciliegina sulla torta “io non ho più processi, adesso però ci sono in Commissione parlamentare d’inchiesta gli altri” e quindi hanno messo in piedi il marchingegno di Marini – vedremo chi lo ha insufflato, ma prima o poi si saprà – che è andato a raccontare la storia della Telekom-Serbia e sulla quale, a differenza che in questo processo, non c’è una prova, non c’è uno scontrino, non c’è un pezzo di carta, non c’è niente che dimostri non solo che quelli hanno preso le tangenti, ma nemmeno che Marini ha fatto qualcosa nella Telekom-Serbia.

Marini è un po’ come se l’Ariosto fosse stato in galera per riciclaggio e altre truffe, falsi, eccetera, e soprattutto se l’Ariosto non avesse dimostrato nemmeno di avere conosciuto Berlusconi e Previti – voi capite – e poi come se non si fossero trovati in Svizzera i conti comunicanti tra la Fininvest, gli avvocati della Fininvest e i giudici.

Noi siamo in questa situazione, per cui sulla parola di un peracottaro che, ogni volta che lo vedono in faccia, lo arrestano sia in Svizzera sia in Italia, noi da mesi stiamo vedendo la parola Prodi associata alla parola tangenti da tutti i telegiornali a reti unificate e si è cominciato a farlo dopo le dichiarazioni spontanee per annullare completamente l’effetto della motivazione della sentenza sul caso Mondadori, che veniva definito dai giudici di Milano il più grave caso di corruzione della storia della Repubblica italiana e forse anche del resto d’Europa.

Di quello si è parlato un giorno e all’indomani abbiamo ricominciato con Igor Marini, che è quello che vi ho detto prima.

E l’altro giorno Pierferdinando Casini ha confessato, ha detto “non possiamo consegnare la democrazia all’Ariosto e ai Marini, mettendo così sullo stesso piano un testimone che giura di dire la verità, sulla cui parola si sono trovati tutti i riscontri, sulla cui parola e sui cui riscontri si è fatta già una sentenza di primo grado e un altro che, ogni volta che lo vedono, lo arrestano e che non ha ancora detto una sola cosa vera”, visto che ogni volta che parla lo incriminano per nuove falsità.

Ecco, questa è l’operazione. Se questo non è un regime o qualcosa che gli assomiglia, decidete voi che nome dargli, ma sicuramente è qualcosa di molto diverso da una democrazia.

Purtroppo chi ha creato questo sistema mediatico non è soltanto Berlusconi che ne è beneficiario, ma sono tutti gli quelli che glielo hanno consentito anche nei sei anni in cui hanno governato loro, adesso che li prendono sul personale cominciano a reagire, ma prima dicevano che non bisognava alzare i toni e che non bisognava occuparsi delle corruzioni vere. Il risultato è che loro vengono accusati di corruzioni false. Speriamo che questo almeno serva a far capire a chi potrebbe opporsi, visto che sta all’opposizione, a farlo, sia pure con molto ritardo.

Per quanto riguarda noi, l’unica arma di autodifesa è quella di informarsi il più possibile sulle cose per poter, a suo tempo, votare possibilmente conoscendo come stanno queste cose e anche per una questione di dignità, perché non è bello farsi lavare il cervello tutti i giorni a reti unificate, non è bello farsi rifilare 85 bugie in due ore, non è bello vedere che all’estero per una bugia si finisce sulla graticola e da noi non ne bastano nemmeno 85 per una minima controinchiesta.

Quindi vi rivolgo questo invito: se queste cose vi sembrano credibili e degne di essere prese in considerazione, raccontatele in giro, torniamo alla tradizione orale e torniamo al porta a porta, da non confondere con il programma di Bruno Vespa, e raccontiamo le cose a chi gli occhi non li ha ancora voluti aprire.

(Applausi)

Michelangelo TRIPODI, moderatore

Grazie. Noi continuiamo, c’è già una persona iscritta a parlare. Però, prima di dare la parola a Rita Libri, che ha chiesto di intervenire, volevamo passare un attimo la parola ad Antonio Federico. Penso che molti di voi lo conosceranno: è un vignettista, partecipa anche a qualche trasmissione televisiva di una televisione locale, di Reggio Tv ed ha preparato alcune vignette per l’occasione, quindi gli do subito la parola e poi a Rita Libri.

Antonio FEDERICO, vignettista

Grazie, onorevole. Incomincio subito, senza perdere alcun tempo.

Comincerei subito col fare omaggio di questa vignetta al dottor Musolino – lui ha parlato che Berlusconi… mi ero soffermato sul discorso che lui ha attaccato la stampa e l’opposizione, quindi c’è questa mancanza di libertà che lui vieta agli altri. C’è il dottor Musolino che dice “guerra a Berlusconi” con un carro armato da guerra a Berlusconi e Berlusconi, a sua volta, poi fa guerra alla stampa e all’opposizione. La consegno…

Allo scrittore verista, ovvero Travaglio, ho fatto questa vignetta “Il peso della verità”, dove lui porta questo libro molto pesante, è fiero di queste sue cose e giustamente lo porta in giro un po’ dappertutto.

Anche all’onorevole Tripodi non potevo mancare di fare un omaggio. “Questi comunisti li ho sempre in testa”: lui pianta la bandiera in testa del Presidente Berlusconi e il discorso che fa è questo qui.

“Rispettiamo tutte le regole”, l’ha detto il dottor Neri: lui è un po’ come a scuola, manda fuori Berlusconi con un cappello da asino e dice “vai fuori”, poi sotto “dall’Italia”, magari…!

(Applausi)

Grazie. Infine, c’era un’ultima vignetta: nasce un libro con Travaglio, “I comunisti mi hanno colpito”. Lui dice che Berlusconi è colpito da un incudine e un martello ed è abbastanza ferito per questa iniziativa chiamata così che questa sera si è svolta. Grazie.

Michelangelo TRIPODI, moderatore

Grazie ad Antonio Federico.

La parola ad Rita Libri. Qualsiasi microfono può essere utilizzato…

Rita LIBRI, rappresentante del coordinamento calabrese contro il ponte

Buonasera, sono Rita Libri del centro sociale Cartella e del coordinamento calabrese contro il ponte.

Mentre sentivo parlare Marco Travaglio, mi era venuta in mente una cosa. Visto che lui è tanto bravo a fare il biografo del nostro Presidente, molto probabilmente potrebbe interessargli anche un’altra puntata che riguarda il nostro Presidente, che comincia nel lontano 1992 e va avanti fino a romperci quotidianamente le scatole per quanto riguarda la costruzione di questo ponte che è incostruibile, perché non è possibile costruirlo in quanto tecnicamente non è fattibile, lo direbbe anche un ragazzo appena iscritto all’università alla facoltà di ingegneria.

E’ talmente assurdo tutto quello che è stato fatto e detto a proposito del ponte, non solo la balla – a proposito di balle – sui finanziamenti sono privati che invece sono solo pubblici, tanto per cominciare, ma è strano pure, c’è anche un mistero in tutto questo che è molto grosso: l’autore del progetto. E’ una cosa molto strana e molto intrigante, perché è un certo dottor Brown, non so per quale motivo non si chiami neanche ingegnere e sembra che abbia costruito in tutto nella sua vita un ponticello di 200 metri in Africa, che doveva passare da una parte all’altra rispetto a un torrentello. Questo è il progettista del ponte sullo Stretto, questo è il progettista che ci costruirà – sembra – un ponte di 3.300 metri, però non viene fuori, cioè non compare mai da nessuna parte, se ha una e-mail, se gli si scrive, qualcun altro risponde “spiacente, il dottor Brown è fuori, non può rispondere, non può ricevere”, non è possibile telefonargli, non è possibile vederlo. Credo che sia più facile vedere Babbo Natale, almeno sicuramente noi da bambini l’abbiamo visto, almeno qualcuno di noi ha immaginato di vederlo!

Noi, come coordinamento calabrese contro il ponte sullo Stretto, abbiamo una ricca raccolta di dati e di informazioni per quanto riguarda tutte le vicissitudini sul ponte, compresa quella su mister Brown. Se a Marco Travaglio interessa, possiamo pure metterci in contatto per aprire questo nuovo capitolo.

Poi una domanda flash: per quale motivo Berlusconi e compari hanno tanto a cuore che i loro processi si facciano a Brescia? Vorrei avere delle delucidazioni un po’ più precise. Grazie.

Michelangelo TRIPODI, moderatore

Se ci sono altri che vogliono intervenire

(Interruzione)

Prego.

Mario SCRIVO, Agenzia fotografica “Contrasto”

Buonasera a tutti, io sono Mario Scrivo dell’agenzia fotografica “Contrasto”. Innanzitutto, non è il mio mestiere parlare, quindi cercherò di sintetizzare un attimo.

Volevo capire, se si considera Berlusconi come un sistema matematico, come una matriosca che è la statua più grande che contiene comunque altre statuette più piccole, così potente da tenere il monopolio dell’informazione e anche dei libri, volevo chiedermi com’è che il dottor Travaglio è così libero di poter esporre la propria opinione, di poter anche scrivere a livello nazionale dei libri che vengono pubblicati, visto che Berlusconi anche a livello di case editrici, volendo e potendo, potrebbe bloccare tutto.

E poi mi viene da pensare, poiché ci sono stati anche tanti giudici – non so, Livatina, Falcone, Borsellino – che comunque per la loro ricerca spasmodica di cercare la verità ci hanno rimesso la pelle, com’è che il dottor Travaglio, illustrando questa verità, è così tranquillo. Volevo sapere solo questo.

(Interruzioni)

Michelangelo TRIPODI, moderatore

Diciamo che è una provocazione.

Emma CORIGLIANO

Non volevo parlare perché sono molto impulsiva, quindi non vorrei dire cose troppo pesanti, però volevo dire una cosa: è da un anno circa che non solo a Reggio, ma mi sono trovata anche a Roma per l’esame di mio marito e quindi andavo a comprare il giornale ogni giorno, eccetera, vedevo molta gente che comprava “Repubblica” e allora mi fermavo a parlare e dicevo: “Ma com’è che qui non si vede nessuno che compra quei giornali che noi, magari, ingenuamente pensiamo siano sinonimo di un certo modo di votare?”. Effettivamente ho letto anche – io leggo “Repubblica” – su alcuni giornali che quest’estate c’era un gioco, cioè la caccia: troviamo questa gente che ha votato per questo nostro simpaticissimo e amatissimo Presidente del Consiglio. Ora queste persone non ci sono, allora io sono felice perché in una sala così grande, forse può darsi che ne abbiamo trovato uno! Arrivederci.

(Applausi)

…….. ERRANTE

Io ho lavorato per trentotto anni e adesso sono in pensione. Ho preso come buonuscita 66 milioni dopo trentotto anni, la domanda la voglio fare al dottor Travaglio, è una domandina semplice ed elementare e siccome non c’è presente il soggetto in questione, vagamente per quello che stiamo parlando, cioè del dottor Berlusconi, la domanda è rivolta a lei: questo Tizio qua che lavoro ha fatto e come lo ha fatto per essere uno dei più potenti d’Italia, avendo in tasca 25 mila miliardi?!

(Applausi)

Michelangelo TRIPODI, moderatore

Prego. L’ultimo intervento.

Pino ZAPPELLINO, responsabile zona ionica del Partito dei Comunisti italiani

Sono Pino Zappellino e per chi non mi conosce, sono responsabile della zona ionica del Partito dei Comunisti italiani.

Voglio esprimere i sentimenti che ho provato nel partecipare a questa iniziativa. Perché ho voluto intervenire? Perché sinora abbiamo evitato di disperdere il significato di ciò che abbiamo fatto questa sera.

Io dico che è cresciuto negli ultimi anni, negli ultimi mesi nel Paese una voglia di reagire al tentativo di riportare il Paese indietro di decenni. Stasera voglio ringraziare Marco e ti ringrazio non tanto da persona impegnata in politica, ma da cittadino, da semplice cittadino, perché penso che in un modo anche piacevole ci abbia rappresentato, ponendo alcuni problemi che lui affronta nel libro, una realtà della quale penso che sia il caso che i cittadini – cioè noi – prendano finalmente coscienza.

Io non so, Marco, se siamo in un regime; il modo, però, con cui tu ci hai raccontato una delle vicende che interessano questo Paese, che non è tutto ciò che sta avvenendo, purtroppo, penso che ci debba fare riflettere.

Io invito tutti i presenti in quanto cittadini di questo Paese, al di là delle battute che possiamo fare o delle vicende personali che possiamo rappresentare, perché se le cose che stasera con tanta simpatia Marco ci ha trasmesso, se le questioni che lui affronta nel libro, se gli spazi sempre più ristretti che stanno vivendo in questo Paese in termini di democrazia e di informazione sono quelli che lui ci diceva, penso che dobbiamo prendere coscienza, la debba prendere la politica, le forze politiche di opposizione, soprattutto i cittadini che siamo di fronte a un pericolo reale, perché gli spazi di democrazia – ho avuto modo di dirlo anche in altre occasioni – non si restringono quando ci si impedisce di parlare, perché per fortuna ancora possiamo parlare e per fortuna nessuno ci ammazza perché parliamo; gli spazi di democrazia si restringono soprattutto quando viene impedito alla gente di conoscere la verità.

Marco, ti ringrazio perché un pezzettino di verità, stasera, col tuo libro ce l’hai raccontata.

(Applausi)

Michelangelo TRIPODI, moderatore

Ha chiesto di intervenire l’avvocato Milasi. Facciamo l’ultimo intervento e poi concludiamo.

Renato MILASI, avvocato

Buonasera, sono Renato Milasi.

Intervengo prescindendo un po’ dal taglio e dal contenuto degli ultimi interventi degli amici, volevo tornare sul problema generale, cioè sull’argomento sul quale ci avete chiamati qua per discutere e per apprendere, che è la ricostruzione divulgata e interiorizzata in maniera ampia dei contenuti e dei fatti avvenuti a Milano e sono stati giudicati e disimpegnati dalla sentenza a luglio di quest’anno, di cui conosco le motivazioni per averle lette.

Riassumo brevemente, mi sto concentrando sull’argomento principale sul quale siamo stati chiamati, cioè il contenuto storico dei fatti di Milano…

(Interruzione di registrazione)

…nella sentenza di cui conosco le motivazioni. Questa sentenza, che è ancora di primo grado, è motivata con 530 pagine. Sul piano tecnico è di rara perfezione, se non sapienziale il fatto, ma non dimenticate che questa sentenza ha disimpegnato una posizione di un magistrato sul quale c’era un apparato indiziante molto forte e il pregio e il taglio di questa pronunzia rispettabile è che si è data carico di tutte le argomentazioni difensive, di tutta la documentazione che avevano prodotto le parti a loro discarico, licenziando brillantemente ogni opinione che potesse essere contraria a quella che è l’attribuzione della responsabilità che ha comportato una sanzione che ritengo pure piuttosto aspra, esemplare, con statuizioni civili sulle quali si può dissentire per la portata enorme dei risarcimenti che sono stati affidati alle parti.

Quindi è problematica che è ancora tutta in itinere, perché è ben vero, Franco, ci intendiamo, che in appello probabilmente sarà prescritto questo reato, ma nulla toglie che una delle parti imputata e condannata, rinunciando alla prescrizione, rientri nel merito della problematica che l’ha visto soccombente in primo grado.

Per questo sul taglio della ricostruzione sono più vicino al mio amico Franco Neri, quando parla di tecnica scientifica e di cautela giudiziaria dei fatti, piuttosto che alla lucidissima, brillante, briosa, anche intelligente e vivace elaborazione che ne ha fatto il giornalista che è relatore. Per questo il mio discorso è di metodo, per raccomandare all’uditorio di disimpegnare i due ruoli della conoscenza.

Come correttamente dice Neri, il processo non è un resoconto storico, è un resoconto storiografico, perché se il magistrato ha visto i fatti, è l’unico che non può giudicarli. Ci siamo? Quindi il magistrato giudica rispetto alla portata delle obiezioni o dell’incremento dimostrativo che danno tutti i soggetti processuali con pari dignità: parte civile – che ci dimentichiamo spesso – pubblico ministero, difensori e imputati come soggetti processuali direttamente interessati.

Non disperdete la valenza di questa valutazione che è troppo preziosa nella sua ovvietà. Molto spesso la resocontazione giudiziaria rispetto a un fatto storico appare diversa, difforme e si teme, si sospetta, si illaziona sulla portata professionale di pubblici ministeri o sull’integrità morale dei magistrati. Non è vero, i dati, quei dati e su quei dati deve giudicare il magistrato, perché su quelli doverosamente deve fondare una motivazione che abbia merito e resista agli occhi di tutti i soggetti soccombenti che sono avidi di trovare errori, di diritto e di fatto.

Sul piano storico effettivo, il compiacimento di noi cittadini normali, persone perbene, come ci riteniamo e come siamo tutti, certamente voi più di me, è quello che si sia andato a sentenza. Questo è il risultato vero di grande democrazia, che nonostante questo processo sia stato impedito con leggi incidentali che lo accompagnavano nel suo percorso, nonostante questo, la sentenza c’è stata ed è dignitosa nelle sue motivazioni.

Per quanto riguarda quell’accenno a questa democrazia in pericolo, sì, conosco la portata di queste obiezioni, so che tutta la stampa è in certe mani, però non ho paura perché questo è un regime stolto che è fatto da cialtroni. Hanno fatto una legge di rogatoria che poi non è stata applicata, hanno fatto una legge Cirami che poi non è stata applicata, hanno ricusato otto volte i magistrati del collegio giudicante e senza fortuna, cioè tutti gli espedienti hanno millantato impedimenti di natura professionale da parte di parlamentari, anche di (Incomprensibile)… non sono valsi a nulla, cioè in un collegio corretto ha accompagnato il processo e l’ha licenziato in maniera corretta. Ha scritto: può avere sbagliato, sarà oggetto di riesame, senza dubbio, però le regole questa volta hanno funzionato.

(Applausi)

Michelangelo TRIPODI, moderatore

Due brevissimi interventi prima di Marco Travaglio. Prima la parola a Maurizio Musolino e poi al dottor Neri.

Maurizio MUSOLINO, redattore del settimanale “La Rinascita della Sinistra”

Ieri sera era l’8 settembre, una data storica importante: a Roma c’è stata una iniziativa all’interno della “Festa nazionale di rinascita” che vedeva fra gli ospiti Tomkins che era il responsabile per lo spionaggio americano in Italia in quei giorni dell’8 settembre e Schindler che era il capo delle OSS, che è il servizio segreto inglese.

Entrambi questi due ospiti, che non erano e non sono dei pericolosi comunisti, nel rievocare i fatti storici dell’8 settembre di sessant’anni fa, hanno poi lanciato da osservatori stranieri un allarme su dove l’Italia stava andando oggi, dicendo “allora noi sapevamo bene per cosa combattevamo, combattevamo per la libertà, per la libertà dell’Europa, del nostro Paese, dell’Inghilterra, dell’America, ma anche per la libertà dell’Italia”. Dico questo perché, probabilmente, anzi sicuramente, l’8 settembre per Roma è una data particolare perché anche l’inizio della Resistenza, aver vinto quella battaglia, aver conquistato la libertà permette oggi a noi e a tutti di parlare; probabilmente se fosse finita in altro modo, noi oggi non saremmo potuti essere qui a parlare e a dire la nostra visione dei fatti.

Dico questo perché credo sia importante una iniziativa come questa, in cui Michelangelo e il gruppo dei Comunisti italiani hanno avuto un ruolo fondamentale come stimolo insieme a questa libreria per farla e per volerla, che ha visto la partecipazione non solo di comunisti, sia al di qua del tavolino sia al di là, sia negli interventi, credo che sia un segnale importante.

Ma di anomalie, con questa avevamo iniziato, ce ne sono tante. Io voglio solamente sottolineare due aspetti: ad uno poi risponderà Marco Travaglio, anche perché ci sta un rapporto di simpatia, ne abbiamo scritto più volte nel centro Cartella, l’abbiamo seguito, quindi nell’interrogativo che faceva prima la signora quando diceva “si fa questo ponte, c’è questa forzatura, cosa c’è dietro?”. Io non so cosa ci sia dietro, non sono ingegnere e non so se tecnicamente è possibile o no, però una cosa la so: che oggi si parla del ponte come grande affare per rilanciare gli affari della mafia. E in appendice al libro – sono poche pagine, due-tre – è anche comodo perché appunto aiutano a ricordare un po’ di processi di cui è stato partecipe e protagonista, in qualche modo, il Presidente del Consiglio e ce ne sono anche alcuni dove, in qualche modo, la mafia c’entra e anche in maniera pesante.

Si ricorda una sentenza, proprio nelle ultime righe del libro, della Corte d’Assise d’Appello di Caltannissetta del 23 giugno del 2001, dove condannando 37 boss mafiosi per la strage di Capaci, nel capitolo intitolato esplicitamente “i contatti tra Salvatore Riina e gli onorevoli Dell’Utri e Berlusconi”, si legge che è provato che la mafia intrecciò con i due un rapporto fruttuoso, quantomeno sotto il profilo economico. Credo che, in qualche modo, forse risponda anche alla domanda.

In ultimo, credo che uno sforzo vada fatto. E’ meritorio il lavoro che in questi anni è stato fatto nel denunciare qual è la verità, e la ricordava prima nel suo intervento Marco Travaglio. Credo che noi dobbiamo impegnarci anche a denunciare altre bugie che, purtroppo, sono tante e a ricercare altrettante verità.

Proprio in questi giorni e in queste settimane – e qui concludo con un’altra bugia – c’era stata un’interrogazione da parte di alcuni deputati e senatori del centro-sinistra sul caso Ustica. Ora, su questo caso Ustica è uscita pochi mesi fa una scoperta quasi casuale da parte di uno studioso americano che, dopo un tot di anni, è andato al dipartimento americano e ha chiesto di poter leggere quelli che sono i documenti americani su questo caso. Gli è stato dato un reporter dell’Ambasciata americana a Roma di 1.200 pagine che è un vero e proprio diario che, dal momento dell’abbattimento di questo aereo, racconta giorno dopo giorno quello che è successo, le sentenze, cosa i giornali hanno detto, cosa si è detto, i politici, come è andato avanti il processo e racconta giorno dopo giorno tutti i fatti del caso Ustica.

Proprio 1.200 pagine sono quelle che sono state date a questo professore universitario, probabilmente altre sono secretate e non usciranno mai.

E’ abbastanza originale che dopo le prime due-tre pagine dove si dice “è caduto questo aereo. Coinvolti i cittadini americani? Non si sa”, dopo qualche ora c’è scritto “no, non ci sono stati coinvolti cittadini americani”. Quindi, di fatto, doveva concludersi lì l’azione dell’ambasciata statunitense in Italia di informazione. In realtà, continua come vi ho detto.

Dopo un’interrogazione, si chiedeva spiegazione di questo… …(Fine lato B Nastro 1) – (Inizio lato A Nastro 2)…

…è caduto a causa dell’esplosione di una bomba al suo interno.

Ora, se c’è un punto fermo oggi, non si è ancora scoperto chi e come è avvenuto, ma se c’è un punto fermo, è che quell’aereo è caduto per un missile che è un qualcosa che arriva da fuori. Eppure, ripeto, non più di qualche settimana fa un ministro di questo Governo ha potuto dichiarare tranquillamente il contrario.

Probabilmente sono tanti segnali in tante direzioni che ci devono spingere a stare ad un’allerta forse maggiore di quello che fino ad oggi abbiamo avuto.

Michelangelo TRIPODI, moderatore

La parola al dottor Francesco Neri per un ultimo breve intervento.

Francesco NERI, sostituto Procuratore generale presso la Corte d’Appello

La serata è stata piacevolissima e soprattutto ha raggiunto il suo scopo, onorevole Tripodi: ha richiamato chi vi ha partecipato a un problema scottante, cioè quello di aprire gli occhi e di resistere per la difesa della nostra Costituzione. Al di là degli schieramenti delle opinioni, tutte legittime perché siamo e vogliamo restare in democrazia, una cosa è certa: qualunque siano le soluzioni, il cittadino deve essere sempre più informato. E questo è il problema, cioè l’informazione – come lei diceva – è deviante laddove non è pluralista.

Quindi credo che la democrazia, in questo momento, più che sulla giustizia, che forse è il focolaio più importante, si giocherà sull’informazione.

Spetta a voi politici, ovviamente, che avete lo strumento del voto, della parola del popolo, cercare in tutti i modi di garantire ai cittadini non solo una giustizia giusta, come vogliamo chiamarla, che sia equilibrata, un ordinamento giudiziario che tenga conto e rispetti l’indipendenza della magistratura e la carriera dei giudici, ma anche l’efficienza dell’apparato giudiziario. Non ci dimentichiamo, oggi avete letto che non ci sono più i soldi per trascrivere le intercettazioni telefoniche, cioè la giustizia è trattata così bene che non potremo fare i processi! Se io intercetto un soggetto che fa ricettazioni, furti o rapine o altri gravi reati e poi non ho i soldi per trascrivere quelle intercettazioni, le prove non sono utilizzabili, per cui quell’imputato sarà assolto.

Quindi vedete come l’efficienza della giustizia si gioca non solo sulle formule magiche dell’indipendenza, della separazione delle carriere, delle scuole della magistratura, ma soprattutto dei mezzi, cioè se veramente vogliamo una giustizia al pari di quella che è la nostra civiltà, occorreranno fondi, riforme serie, non solo quelle di mandare ufficiali giudiziari oppure personale amministrativo, ma soprattutto quella di garantire al cittadino che i suoi diritti non verranno violati né dal giudice né da nessun altro.

Ma soprattutto una cosa fondamentale, voglio dire sveltiamo la giustizia. La giustizia è giustizia se è veloce, se è rapida. Una delle colpe più grandi che il potere politico scarica sulla magistratura è la lentezza, lo diceva anche Musolino. Ha ragione, la giustizia è lenta, ma se è lenta da una parte, è garanzia da un’altra, perché di una giustizia frettolosa avrei molta paura.

Quindi i costi della garanzia sono i tempi e l’efficienza e l’efficienza si ha con i mezzi, con la preparazione dei magistrati, anche con punizioni severe per chi non fa il suo dovere,