"Globalizziamo la pace"
Europa e Palestina nel documento dell'Assemblea dell'Onu dei popoli
"La nostra voce chiede a tutti di cambiare strada e
rispondere alle esigenze di pace e di giustizia per tutti. Chiediamo che si
rinunci alle logiche di guerra e di potenza militare, si elimini il terrorismo,
si garantisca la sicurezza, si difendano i diritti umani, si risponda ai
bisogni di tutti partendo da quelli essenziali - cibo, acqua, lavoro - si
promuova la giustizia, uno sviluppo equo e sostenibile, l'uguaglianza, la
democrazia, il rispetto delle diversità, la solidarietà e la
condivisione".
Si apre così il documento finale approvato dai partecipanti alla IV Assemblea
dell'Onu dei popoli, riunita a Perugia sabato alla vigilia della marcia.
Centinaia di rappresentanti di associazioni, movimenti e organizzazioni della
società civile, giunti dai cinque continenti, affermano che "dalla scorsa
assemblea del settembre 1999 questa strada si è fatta più grande e forte.
Milioni di persone in tutto il mondo, un nuovo movimento dei movimenti, hanno
messo in discussione i poteri globali negli appuntamenti di Seattle, Praga,
Quebec city e Genova; nuovi appuntamenti, come il Forum sociale mondiale di
Porto Alegre, si sono affermati per dare la possibilità di sviluppare strategie
comuni e costruire alternative. Per mostrare che 'un altro mondo è possibile'
come già annunciava la Marcia Perugia-Assisi del 1999".
Il documento, disponibile all'indirizzo web www.tavoladellapace.it, è
una piattaforma globale che individua i tre pilastri dell'alternativa
possibile: "1. Ripudiare la guerra, sradicare il terrorismo, costruire la
pace. 2.Ridurre le ingiustizie economiche e sociali. 3. Promuovere la
globalizzazione della democrazia". E sottolinea "il ruolo e le
responsabilità globali dell'Europa" lanciando la proposta di un
"Forum della società civile sull'Europa, aperto a tutti i paesi", in
vista della Conferenza intergovernativa del 2004 sulla riforma dei trattati Ue.
"Prima di tutto la pace". L'Assemblea dell'Onu dei popoli si richiama
all'articolo 28 della Dichiarazione universale dei diritti umani, che proclama
"la pace diritto fondamentale delle persone e dei popoli. Senza pace non
ci può essere né sviluppo né democrazia. Senza giustizia non c'è pace". A
governi e parlamenti chiede impegni concreti: "Rispettare i principi
costituzionali della legalità internazionale, quali l'eguale dignità di tutte
le persone e il divieto di uso della forza per la soluzione delle controversie
internazionali; far cessare le guerre in atto e porre l'Onu nella condizione di
esercitare le proprie funzioni; accelerare la ratifica e l'entrata in vigore
dello Statuto della Corte penale internazionale approvato alla Conferenza di
Roma; ridurre la spesa militare; rilanciare il disarmo; riconoscere il diritto
fondamentale all'obiezione di coscienza al servizio militare; riconoscere il
diritto dei popoli all'autodeterminazione". Deciso l'impegno per
"costruire la pace in Medio oriente: occorre intervenire - si legge nel
documento - a difesa dei diritti delle persone, dei popoli e della legalità
internazionale, mettere fine all'occupazione israeliana della Cisgiordania e di
Gaza e ad ogni altra forma di violenza, promuovendo un piano di pace basato
sulle risoluzioni Onu e sul principio 'due stati per due popoli'". Netto
il rifiuto dello "scontro tra civiltà".
Nel capitolo "Per un'economia di giustizia" l'Assemblea dell'Onu dei
popoli individua "le radici dei conflitti nelle ingiustizie che segnano il
pianeta. (...) Le politiche neo-liberiste imposte dalle istituzioni economiche
sovranazionali, dai governi dei paesi ricchi e dalle imprese multinazionali
hanno aumentato i profitti di pochi e l'impoverimento di molti, aggravando le
disuguaglianze sia tra paesi del nord e del sud del mondo che all'interno delle
nazioni". All'"economia dell'ingiustizie" l'Onu dei popoli
contrappone tre principi: "Democratizzare, redistribuire, cooperare".
E afferma che "la globalizzazione dell'economia senza la globalizzazione
della democrazia finirà per erodere anche quei piccoli spazi di libertà e
autodeterminazione che oggi esistono".