|
Tratto dal Libro "L'informazione deviata" Quando sono venuto a conoscenza di questi dati sono rabbrividito, perché
non ne sapevo assolutamente nulla. Ho pensato che non fosse giusto che chi fa
informazione come me - o almeno pensa di farla - non fosse messo al corrente di questo dramma. Se non ne sapevo niente io,
pensai, difficilmente ne era stata messa al corrente
l'opinione pubblica e soprattutto i ragazzi che, secondo il mio punto di vista,
dovrebbero essere i primi a sapere cosa realmente accade nel mondo. Dopo aver letto l'articolo,
dove appunto si parlava dei seimila bambini che ogni mese muoiono in Iraq a
causa delle radiazioni dell'uranio impoverito e dell'embargo, ho detto
all'autore del programma televisivo per cui lavoravo:
-Io voglio partire per l'Iraq-. Sarebbe stata, tra l'altro, la prima volta che
l'inviato di un tg satirico varcava i confini dell'Italia. Sono partito nel maggio del
2000 per un reportage che è durato quasi un mese. E'
stato un inferno. Ovviamente non è che io mi sia
trovato immediatamente di fronte ai seimila bambini morti. Ma quello che ho
visto con i miei occhi era assolutamente diverso da
quello che avrei mai potuto immaginare. Dopo la sconfitta dell'Iraq
nella guerra del Golfo del 1990-91, gli americani, gli inglesi, i francesi, la
Russia, la Cina e gran parte dei Paesi che aderiscono
alle Nazioni Unite hanno deciso di imporre l'embargo al Paese iracheno. Dopo un
certo periodo di tempo, cinque o sei anni, Francia,
Cina e Russia hanno avanzato la proposta di revocare l'embargo. Ma la volontà degli americani di mantenerlo è stata più
forte. Questo embargo impedisce l'arrivo in Iraq di medicinali per guarire la popolazione.
Guarire da che cosa? E' quantomeno strano che nessuno si ricordi mai di dirci
che in Iraq, durante la guerra del Golfo, sono state sganciate bombe e missili
all'uranio impoverito che hanno sprigionato una radioattività che risulta
essere sei volte superiore a quella delle bombe
sganciate su Hiroshima e Nagasaki messe insieme. E questo
soprattutto nella zona dell'Iraq compresa tra Baghdad e il Kuwait. Da allora, si sono
verificati numerosi casi di leucemia e cancro infantile e, chiaramente, anche
moltissimi casi di variazioni genetiche. Ma facciamo
un passo indietro. Quando finisce una guerra, in virtù
della Convenzione di Ginevra e di quanto è stato scritto nei Trattati
internazionali, i vincitori hanno l'obbligo immediato di aiutare la popolazione
che è stata sconfitta: così è stato fatto in Germania, in Giappone, in Vietnam
e in tutti gli altri Paesi. In Iraq invece sono state
usate armi improprie e radioattive sulla popolazione; i civili sono stati e
continuano a essere affamati e non sono mai stati
aiutati a causa dell'embargo. E allora questo
significa ucciderli non una ma due volte. In Iraq gli americani e gli
inglesi si sono rifiutati di bonificare il territorio iracheno, perché la spesa
è enorme. Prima di
tutto che le medicine non arrivano. Perché c'è la no fly zone.
Una bella parola dalle conseguenze devastanti. A questo proposito è bene
ricordare che la signora Allbright, ex segretario di Stato americano - che è
ebrea e dovrebbe per questo avere una sensibilità particolare, là dove si parla
di olocausto e di genocidio, perché questo è un
genocidio - ha detto testualmente che - ottocentomila bambini morti in dieci
anni ne valgono la pena -. Queste parole non le ha
dette la donna delle pulizie della Casa Bianca, ma il segretario di Stato degli
Usa. Gli americani e gli inglesi hanno stabilito, al fine di tutelare i kurdi
(almeno così sostengono), che tutti i territori a nord e a sud dell'Iraq non possano essere sorvolati da aerei iracheni. Giusto.
Giusto?Strano, piuttosto. Perchè i turchi hanno massacrato 30 mila kurdi. Ma
non mi risulta che sia stata sanzionata una sola ora
di embargo nei confronti dei turchi. Vi risulta? No. Perché questo? E' ovvio.
Per gli enormi interessi mondiali che ci sono attorno al petrolio, e infatti in Turchia non ce n'è una goccia. Sapete quanto
costa un litro di benzina alla pompa in Iraq? Venti lire. In Giordania che è la
nazione confinante, costa settecento lire. Le ho pagate io,
personalmente, non sono cose che ho sentito dire. Da venti a settecento lire.
Potete riuscire a capire che interessi ci siano in Iraq? Ma
torniamo alla no fly zone. I medicinali, quei pochi che vengono
inviati, devono arrivare in aereo fino ad Amman in Giordania e poi essere
trasportati sugli autocarri per i mille chilometri di deserto che dividono
Amman da Baghdad. Poi bisogna farli arrivare a
Bassora, per esempio, che è nel Sud, al confine con il Kuwait e l'Iran. Altri
seicento chilometri di deserto. Ma torniamo al mio viaggio.Una volta arrivato, ho iniziato la mia visita agli ospedali
di Baghdad e poi mi sono inoltrato verso il Centro e verso il Sud del Paese.
Volevo assolutamente rendermi conto di persona anche di quelle che erano le
reali difficoltà di comunicazione. E' un Paese che non esiste più. Pensate al
Tigri e all'Eufrate, i due fiumi che hanno sempre dato vita all’Iraq. Ora sono un'immensa
cloaca. Immaginatevi di vedere una fogna a cielo aperto: quello è il Tigri e
quello è l'Eufrate. Con i bombardamenti sono saltate tutte le fognature, per cui le acque chiare e le acque scure si sono unite. Non esiste nemmeno più
l'acquedotto: io ho visto della gente che, a quarantotto gradi, andava a
prendere l'acqua da bere con la tanica. Un'acqua così nera
che nemmeno i topi ci andrebbero a sguazzare. Però la gente beve e, però in
quel caso, non muore per l'uranio impoverito. Muore per il colera e la
gastroenterite (i bambini che muoiono di gastroenterite sono migliaia). Gli ospedali e l'embargo. L'embargo imposto dagli
americani e dagli inglesi all'Iraq non soltanto fa arrivare i medicinali col
contagocce per i civili, ma pone un freno anche allo sviluppo della scienza e
della tecnologia del Paese. L'acquedotto e la fogna non saranno mai
ripristinati se le pompe idriche per la popolazione restano solo un ricordo.
Non sarà mai possibile ristabilire, in queste condizioni, nemmeno una parvenza
di vita normale. Ho visitato venti ospedali
e, tranne forse l'ospedale di Babilonia, le risposte che ho avuto dai medici e
le realtà che ho visto con i miei occhi sono sempre state le stesse. Difficile,
per me e per il cameraman, uscire senza avere gli occhi lucidi. All'ospedale di Saddam
City (che è uno dei peggiori che ci siano in Iraq) ho incontrato un medico con
le lacrime agli occhi, che mi ha chiesto: - Ci sarebbe la possibilità di venire
in Italia per fare il pizzaiolo?-. Sto parlando di un pediatra che ha studiato
in America e che chiedeva a me se poteva venire in Italia a fare il pizzaiolo.
Io gli ho risposto: -Ma lei qui ha un ruolo fondamentale. - e
la sua risposta è stata: -Io non posso più salvare nessuno-. Dovete sapere che
a causa dell'embargo, tra i medicinali che non possono essere inviati, ci sono
anche i chemioterapici. Sapete il motivo per cui non
possono essere inviati? Perché,
secondo gli americani, gli iracheni con i medicinali chemioterapici potrebbero
costruirci delle bombe chimiche. Voi forse non sapete che gli iracheni non possono
nemmeno importare le matite. Avete presente le matite? Io so soltanto che la
percentuale di scolarizzazione era al 94 per cento,
prima dell'embargo. Oggi siamo arrivati addirittura al 12 per cento. Vi sto dicendo
delle percentuali che, secondo il mio punto di vista, sono - Il genocidio Nessuno vuole difendere l'operato di Saddam Hussein, che è un criminale. Questo va
detto e va urlato, ma lui risponderà delle sue responsabilità. Noi non dobbiamo
essere altrettanto criminali. Perché quello che si sta
attuando in Iraq è un genocidio. E noi tutti,
inconsapevolmente, siamo complici di questo genocidio. E ci fanno essere
complici, in quanto appartenenti al mondo occidentale,
senza farci sapere quello che i nostri governanti hanno deciso e stanno
decidendo contro la popolazione irachena. Questa è la cruda verità. Poi ci si sveglierà fra quarant'anni, cercando
di capire come mai nessuno avesse saputo cosa stava
succedendo, come è avvenuto nei confronti degli ebrei. Dobbiamo svegliarci
tutti e ribellarci contro questo sistema che si pone come obiettivo principale
quello di fare in modo che nessuno di noi sappia. Durante la mia visita negli
ospedali, ho incontrato un altro medico che mi ha fermato per dirmi: - Peccato
che lei non sia stato presente la settimana scorsa,
perché purtroppo a causa dell'embargo non possiamo ricevere deflussori e aghi a
farfalla-. Voi sapete cosa sono i deflussori? Io, giuro, l'ho scoperto in quel
momento. Oggi, mentre sto ricordando questo episodio mi ritrovo ancora con gli occhi pieni di
lacrime; l'impotenza che sento si trasforma in rabbia, sì, la rabbia che ho nel
cuore e nell'anima è così profonda che le lacrime si asciugano rapidamente per
far posto a una volontà mista a giustizia, vendetta e non so cosa per poter
urlare alla gente cosa si sta consumando laggiù. La tragedia continua perché,
ancora, nell'ospedale di Bassora, un dottore mi ha detto: - Tre settimane fa,
se lei fosse venuto, avrebbe visto che noi operavamo i
bambini senza anestesia-. Senza anestesia, perché chiaramente l’anestetico fa
parte dei prodotti elencati in quel protocollo che è stato approvato dalle
Nazioni Unite perché questi anestetici potrebbero, una volta
arrivati in Iraq, essere utilizzati da Saddam Hussein, che va nel suo
laboratorio e ci fa le bombe. Però nessuno osa far
presente che Saddam Hussein - che ricordiamo essere un criminale - ha
utilizzato contro gli iracheni bombe chimiche di
provenienza americana. Nessuno ci tiene a far sapere che il signor Saddam
Hussein il 16 luglio del 1979 è stato messo a capo dell'Iraq dalla Cia, non da
me, né da voi perché in quel momento gli faceva comodo. E' giusto che voi lo
sappiate. Continuando il mio viaggio
ho incontrato una dottoressa, patologa di fama internazionale, irachena di
Bassora, città che si trova al confine con il Kuwait e l'Iran. Stiamo parlando
dell'area più "calda", dove è stato sganciato il maggior numero di bombe
e di proiettili all'uranio impoverito. Dove la percentuale di
leucemie è al 242 per cento. Ripeto 242 per cento. Ma
questi non sono dati che io ho avuto dall'Organizzazione mondiale della sanità
o dal rappresentante della Croce rossa internazionale in Iraq (che, tra
l'altro, è un ginevrino). No, sono dati che ho
raccolto andando di persona ospedale per ospedale, chiedendo a
incaricato per incaricato, oncologo per oncologo. Conseguentemente sono dati
oggettivi perché ognuno dei medici con cui ho parlato
conosceva perfettamente quale fosse la situazione del suo ospedale prima del
conflitto bellico, durante e soprattutto dopo. Questa è la realtà che vi viene taciuta e che questo schifo di informazione ha sempre
cercato di tenere nascosta. - Studente - Come mai la stampa non denuncia
questa situazione? -
- Salvi - Non lo so. Da parte mia, appena ho letto l'articolo su The Guardian sono partito perché non volevo sentirmi un
complice. Non avrei potuto farmi la barba il giorno dopo come se niente fosse. Non si può far finta di
niente. Mi sono reso conto che su questi argomenti manca proprio la
comunicazione adeguata. -
L'inchiesta da me svolta ha avuto un impatto enorme: la gente ha
provato la stessa rabbia che ho provato io. -
Ma vi rendete conto?Ho detto sacche vuote, non piene. Cosa significa? Significa che i donatori di sangue in Iraq
ci sarebbero anche, ma non possono donarlo perché mancano le sacche per
contenerlo. Perché l'embargo ha stabilito che le sacche per
contenere il sangue sono pericolose. Dobbiamo ancora capire dove stia il pericolo! E così muoiono
migliaia e migliaia di bambini. Negli ultimi dieci anni sono morte un milione e
mezzo di persone a causa degli effetti dell'uranio impoverito e a causa
dell'embargo che, vorrei sottolinearvi, così come è
attuato è una violazione dei basilari principi sanciti dalla Carta dei diritti
del bambino. Come vi ho già detto, esiste una normativa per
cui uno Stato vincitore, nel momento in cui il periodo bellico è
terminato, ha l'obbligo di fornire alla popolazione tutto il proprio bagaglio
dal punto di vista tecnologico, scientifico e medico per aiutare i civili.
Tutto questo in Iraq non solo non è stato fatto ma si mette in ginocchio la
popolazione violandone i diritti con l'embargo. E
questo, secondo voi, non è un crimine contro l'umanità? -
Oil for food Non basta. I Paesi
occidentali si sono inventati anche l'oil for food. Cos' è?Un modo per fregare
gli iracheni e mantenere la propria coscienza tranquilla. Adesso vi spiego di cosa si
tratta. Sapete benissimo che la ricchezza dell'Iraq è una sola ed è il
petrolio. Cosa succede? Gli americani danno agli
iracheni la possibilità di prelevare una piccola percentuale di petrolio. In
questo modo l'Iraq potrebbe comprare le, medicine, i
macchinari, i generatori di corrente elettrica, i pezzi di ricambio per gli
acquedotti, l'acqua potabile e in una parola tutto di tutto perché manca tutto.
Invece no, questo non avviene. Perché, viene sì data la possibilità di prelevare una bassissima
quantità di petrolio iracheno, ma questo petrolio non viene pagato dagli
americani in denaro ma in merce. Il governo iracheno dice: -
Io ho bisogno di un certo numero di aspirine (e per
loro l'aspirina è un bene fondamentale), di deflussori, di aghi a farfalla, di
sacche per il sangue, ecc.-. A questo punto dovrebbe avvenire una sorta di
scambio: il petrolio in cambio di medicinali e di beni per la sopravvivenza. Per
le prime volte lo scambio si verifica più o meno
regolarmente, ma man mano che passa il tempo, siccome l'Iraq paga in anticipo
con il petrolio e non ha quindi la possibilità di avere un benché minimo potere
contrattuale, non arrivano i medicinali richiesti, non arrivano gli alimentari
richiesti, non arrivano i pezzi di ricambio richiesti ma arriva la
"merda", cioè medicinali scaduti, scatole di medicinali vuote,
attrezzature diagnostiche e macchinari privi di pezzi che ne inficiano da
subito il funzionamento, e la lista potrebbe continuare all'infinito. Io ho
visto i magazzini pieni di attrezzature diagnostiche
che non servono a nulla. E questo gli americani lo
chiamano oil for food. Petrolio per cibo. Cioè merda.
Non cibo. Bisogna anche far presente
che, insieme ad altri Paesi dell'Occidente, il governo
americano detiene decine di milioni di dollari di proprietà del governo
iracheno, debitamente congelati nelle banche di mezzo mondo. Soldi che
potrebbero essere utilizzati per l'acquisto di medicinali, di
alimentari, di pezzi di ricambio e di tutte le altre cose utili. - L'uranio impoverito. Ma tornando al
discorso del petrolio, chiaramente siamo noi che ne stabiliamo il prezzo, non
di certo l'Iraq. Un litro di benzina, ve l'ho detto, costa venti lire. Un litro
di acqua minerale turca costa 1500 lire. Questo è il
raffronto che bisogna fare. A titolo di cronaca bisogna dire che in Iraq i
ricchi, la classe dominante, bevono proprio l'acqua di importazione
turca. Voi mi direte: - Che vuol
dire? - Vuol dire tutto. L'uranio impoverito in
questi dieci anni è penetrato nel terreno. Ha contaminato tutte le falde
acquifere. Essendo contaminate tutte le falde acquifere, tutto quello che
cresce è radioattivo. Tutta la vegetazione è radioattiva! Tutto quello che gli animali
mangiano è radioattivo! Tutto quello che gli
iracheni mangiano o bevono è radioattivo! Infatti, nei prossimi cinque anni,
il 48 per cento della popolazione irachena potrebbe aver contratto - mi è stato
detto proprio questo verbo - il cancro. E vi faccio
presente che il verbo "contrarre" solitamente si usa per le malattie
infettive. E il 48 per cento significa 9 milioni e
mezzo di persone. Non è un genocidio questo? Questa è la sorte dell'Iraq
e, con il reportage che ho condotto nel maggio del
2000, sono stato l'unico ad aprire questo squarcio di informazione nel silenzio
della stampa e dell'opinione pubblica globale. -
Professore - Condivido quasi tutto del suo intervento, a tratti è
riuscito anche a farmi commuovere. Non sono invece d'accordo sugli effetti
dell’uranio impoverito. L'uranio impoverito è già stato assolto dal pensiero
scientifico. -
- Salvi - Professore, io la ringrazio. Lei,
però, sa meglio di me che il problema dell'uranio impoverito non è nato oggi,
ma almeno cento anni fa nelle miniere di uranio. E i minatori di quelle miniere si ammalavano di tutte le
patologie oncologiche, non ultima la leucemia. Io sono un semplice cronista che
riporta quello che ha visto e quello che gli hanno
detto eminenti studiosi e medici di fama internazionale. A
coloro che hanno il coraggio di sostenere che l'uranio impoverito "non fa
male" dico solo: - Mi sembra che la partita sia tutta aperta -. Non posso non riportare
quello che una dottoressa dell'ospedale di Babilonia mi ha detto.E' stata
l'unica che mi ha informato che nel loro ospedale le cose andavano meglio che
in altri; ma nel suo reparto di pediatria, dove Immaginiamoci in tutto
l'Iraq. Io, questo, lo prendo come dato di fatto. Non posso non riportarlo e
non posso non commentarlo. E non posso non dire che
l'uranio impoverito è la parte di scarto della combustione che avviene nelle
centrali nucleari e che, chiaramente, bisognava trovargli una discarica (Iraq,
Bosnia.). Non potrò mai entrare in competizione o in conflitto con fisici o
studiosi che sostengono che "l'uranio impoverito non fa male". Le stesse cose che io vi sto raccontando mi
sono state confermate anche dal rappresentante della Croce rossa internazionale
in Iraq. E non parlo per partito
preso. Mai. Tutti i miei servizi e le inchieste che ho
condotto alla ricerca della verità parlano per me: ho attaccato senza problemi
politici di ogni ordine e grado e li ho sempre messi di fronte alle loro
responsabilità. Io non voto da dieci anni e
non ho vantaggi di nessun tipo a dire una cosa piuttosto che un'altra. Vado
sempre e solo alla ricerca di quelle che secondo me
sono delle porcherie che il mondo dell'informazione ci tiene nascoste. -
Salvi - Io non provoco le persone che si dedicano alla politica nel
nostro Paese. Io faccio delle domande e loro hanno il diritto di replicare e
dire come la pensano. Purtroppo, il loro modo di rispondere, visto
che molti hanno la coda di paglia, in genere consiste nel lanciarmi
addosso scorte e nel farmi picchiare. Dall'Irak sono tornato con
le mie gambe, pur avendo rivolto a Tarek Aziz (vicepremier iracheno) domande
che nemmeno il traduttore aveva il coraggio di rivolgergli. -
Tarek Aziz. E per dimostrarvi che io non sono per niente
filo-Saddam Hussein, ho intervistato Tarek Aziz e gli ho fatto presente che il
governo iracheno ha una responsabilità enorme in questo dramma. Va detto che i
vertici iracheni avevano rilevato che parlavo della
popolazione e della grave situazione in cui versano i civili. Così quando ho
espresso la volontà di intervistare Aziz, mi hanno risposto di sì. (Vi faccio
presente che di me sapevano tutto, da chi sono a quale ruolo ho avuto in Italia
negli ultimi anni.) Morale: arrivo e chiedo di parlare con Aziz. Mi accoglie il
segretario di Stato. Giuro, io non sapevo nemmeno che esistesse un segretario
di Stato in Iraq. Mi fa accomodare in una sala dove c'era una gigantografia
pazzesca di Saddam Hussein e, a lato, un quadro con un paesaggio fluviale. Il
segretario di Stato a questo punto mi chiede: - Dove vuole fare l’intervista?
Qua o qua?- E io dico: - Qua (sotto il paesaggio fluviale)-. E
penso tra me e me: - Lui sarà anche arabo, ma io sono mezzo napoletano.-. In
quel momento lui mi chiede:.Come mai qua?- E subito io: -Perché agli
italiani il tema fluviale ricorda molto Venezia e per
gli italiani Venezia è molto importante-. Giuro. Allora lui ci riprova e mi
dice:- Ma perché non vuole fare l'intervista sotto la
gigantografia di Saddam?- E gli ho detto, fermo e deciso:- Se lei vuole che io
faccia l'intervista Chiaramente ho fatto
l'intervista dove voleva lui, ma considerato che tra
arabi e napoletani non so chi sia più furbo, per tutta l'intervista ho piazzato
fra il ritratto di Saddam e la telecamera il traduttore in modo tale che
nell'inquadratura il traduttore coprisse interamente o quasi il ritratto del
Rais. Archiviato il problema
inquadratura, il segretario di Stato mi ha indicato la scrivania alla quale si
sarebbe seduto Tarek e io, secondo lui, mi sarei dovuto sedere di fronte. A
quel punto gli dissi che io avevo un mio stile e che non avevo nessunissima
intenzione di cambiarlo. Infatti, tutte le mie
interviste le ho fatte con l'intervistato rigorosamente in piedi perché fossero vere e non costruite come su un set cinematografico
e quindi, se voleva essere intervistato, doveva farlo a modo mio. E' stata la prima intervista
in piedi nella vita di Tarek Aziz! Tutto questo l'ho
fatto per far capire agli iracheni che non ero né condizionato né
condizionabile da tutto il macchinoso ed elefantiaco apparato che avevano
allestito per l'intervista. Insomma, volevo fare un’intervista vera,
un'intervista alla Salvi e non una farsa decisa da
loro. E tutto questo l'ho fatto in casa loro! Comunque,
tornando all'intervista, a Tarek Aziz ho fatto queste specifiche osservazioni e
rivolto questa precisa domanda: - Ho visto che la gente per la strada vive
letteralmente nella spazzatura: avete presente quando da bambini giocavamo con
la sabbia e il secchiello?Così i bambini iracheni giocano con il secchiello e
la spazzatura; giocano con la coda dei topi come noi giochiamo con la coda del
gatto. E la spazzatura in alcune città raggiunge il metro di altezza
coprendo stradine, strade, vialetti, viali, piazze e piazzette e mercati, con
le capre che brucano fra un topo e l'altro un po' di spazzatura e i bambini a
trenta centimetri che giocano. Se consideriamo che le medicine sono
inesistenti, perché, almeno, non fate smaltire tutta la spazzatura che c'è
sulle strade per prevenire la diffusione delle malattie e poi mettere a punto un piano di profilassi?-. E lui mi ha risposto: - E'
colpa degli americani. Perché non ci permettono di
avere i macchinari per pulire le strade e raccogliere la spazzatura e quindi
siamo costretti a vivere in queste condizioni-. -Non è vero-,ho replicato immediatamente, - perché io sono passato da
casa sua e il quartiere in cui vive lei è pulitissimo. Nel pieno centro di
Baghdad ci sono due strade lunghissime che si incrociano,
abitate da soli ricchi, che sono altrettanto pulite. L'albergo in cui io sto è
in una zona pulitissima.- A questo punto il traduttore
non voleva più continuare a tradurre. Allora sono andato avanti
io e ho tradotto da solo. Tarek Aziz mi ha risposto:-Si
è vero, io abito in una zona tranquilla e pulita, ma pago la municipalità-. -
D'accordo- ho incalzato - allora lei deve pagare la
municipalità non solo per se stesso ma anche per tutta la sua
popolazione.- E gli ho anche detto:- Voi usate gli americani come alibi così
come gli americani usano come alibi Saddam-. La
cosa più simpatica e paradossale è che, terminata l'intervista, ho rincorso
Tarek Aziz nel corridoio del palazzo presidenziale, appellandolo: -Scusi
Tarek-, per raccomandargli un appartenente ai servizi segreti, che mi aveva
fatto da scorta per tutto il tempo della mia permanenza in Iraq. Io,
che non ho mai raccomandato nessuno, dovevo farlo proprio in Iraq nel palazzo
di Saddam! -L'informazione. Quando sono stato preso a calci e borsettate dalla
signora Marina Ripa di Meana, il signor Mentana, direttore del TG5, ha aperto
il suo telegiornale con questa notizia. Però, di quello che succede in Iraq, non
gliene fotte niente a nessuno. Niente a nessuno. Quando ho intervistato Enrico Cuccia per cinque minuti e
venticinque secondi, e sono stato l'unico, ne hanno parlato tutti ma proprio
tutti. Addirittura la Cbs ha mandato in onda il servizio con i sottotitoli in
inglese. Però sull'Iraq silenzio di tomba. Sulla
mia intervista con Tarek Aziz, silenzio di tomba. Sui
seimila bambini che ogni mese muoiono a causa dell'uranio impoverito e
dell'embargo, silenzio di tomba. Sul
milione e mezzo di morti in Iraq, silenzio di tomba. Su
tutto ciò che è risultato dalla mia inchiesta e dal
mio reportage, silenzio di tomba. - Studente - Lei è un giornalista? - Salvi - No. Io sono un
inviato, un "rompicoglioni" civico, mi avvalgo dell'articolo
21 della Costituzione che più o meno letteralmente recita che ogni
cittadino ha il diritto, con ogni mezzo che la tecnica gli mette a
disposizione, di informarsi e di formulare domande a chicchessia. Io non ho
bisogno di essere iscritto ad alcun albo. Questo lavoro viene
fatto da chi pone le domande giuste al momento giusto non da chi ha la tessera
di quel partito o di quell'albo. In un Paese civile uno come me non sarebbe mai diventato né famoso né popolare,
perché in un Paese civile domande come quelle che faccio io sono all'ordine del
giorno. Soltanto un Paese del Terzo mondo come è
l'Italia, uno che fa le domande che tutti vorrebbero fare, ma che i giornalisti
non fanno, diventa famoso. Questa è la nostra triste realtà. Invece,
ci voleva un cretino come me, che non ha nemmeno il tesserino di
giornalista, per andare in Iraq e far sapere a 8 milioni di persone che cosa
sta succedendo là. Io
mi chiedo: - I 1750 giornalisti della Rai cosa fanno?- Sono
1750 giornalisti che paghiamo tutti noi. Ci metto anche le reti private, ma
quelle della Rai, li paghiamo direttamente noi. Anziché
andare continuamente ospiti dai vari Costanzo,
Cocuzza, con tutto il cucuzzaro, alzassero il culo e andassero sul posto
anziché montare reportage con immagini di Paesi che non sanno nemmeno dove si
trovano, sui quali ti fanno pure il commento. E continuano a fare i giornalisti senza neanche
uscire dalla redazione spacciando per proprie le notizie che provengono dalle
agenzie di stampa. Non solo. Fateci caso: tutti i telegiornali incominciano a
parlare del calendario della Tizia, della cellulite della Caia, ma non gliene
frega niente a nessuno degli approfondimenti, perché dalle 20,20 in avanti è
l'ora del rotocalco non del telegiornale. Oggi i telegiornali si riducono a essere rotocalchi e basta. Ecco perché
io accetto gli inviti alle università. Perché voglio informare i
ragazzi, che saranno la classe dirigente di domani, della disinformazione che viene loro riservata dalla stampa nazionale e
internazionale. A
me interessa parlare direttamente con le persone perché queste, a loro volta,
prendano in considerazione determinati concetti, li facciano propri e se ognuno
a sua volta li trasmette a trenta, quaranta, cinquanta
persone forse prima o poi l'informazione sarà costretta a cambiare. Ora
ci vogliono far credere che l'uranio impoverito "fa bene"-. Strano.
Peccato che in Portorico, dove gli americani hanno
sganciato bombe all'uranio impoverito, la percentuale delle leucemie sia
aumentata del 300 per cento. Peccato che 35 soldati italiani si debbano pagare da
soli tutte le spese mediche perché hanno contratto la leucemia nei Balcani e
appena si è sparsa la notizia che l'uranio "fa bene" immediatamente
non risponde più nessuno di niente. E loro si ritrovano
malati e con le spese mediche da pagare. Per dire che l'uranio impoverito
"fa bene", hanno fatto delle ricerche su 11
aree dei Balcani contro le 121 interessate dalla presenza di bombe all’uranio.
E il periodo che hanno preso in esame per lo studio è
brevissimo per cui, scientificamente, i dati raccolti non fotografano la
situazione reale. Questa è la storia dell'uranio impoverito. Questa è la storia
vera, reale, di quello che nessuno vi vuole dire e che sta succedendo.
Ricordatevi che l’Iraq non è lontano perché la dottoressa Mona
Khammas, patologa di fama internazionale, in tempi non sospetti, mi disse che
tutto quello che è stato sganciato nei Balcani è stato sì, assorbito dal
terreno ma che il vento aveva trasportato gran parte delle radiazioni in Italia
perché – parole sue - "l'uranio non conosce confini". Infatti,
la ionizzazione dell'aria in alcune zone dell'Italia, soprattutto sulle coste
adriatiche è pericolosamente di molto superiore alla
norma, con conseguente aumento dei casi di leucemia, soprattutto infantile. Tra
l’altro, guarda caso, queste zone sono proprio di fronte ai Balcani. Forse la
Khammas non aveva torto! Tutte queste cose però non le dice nessuno! Voi
lo sapete che più di una volta è stato richiesto l'invio in Iraq di una
commissione europea che registrasse sul campo quello che sta avvenendo? Non è
mai giunta risposta. In Iraq, per far conoscere la situazione, ci è andato un cretino come me. Istituzionalmente, chi ci
dovrebbe andare, non ci va. - Il comitato etico Quando
uno sta in Iraq, è completamente al di fuori dal
mondo, non ci sono telefonini, non c'è niente. Pensate che le automobili sono
ancora quelle del 1985. Di ritorno dal viaggio che mi ha
tenuto in Iraq quasi un mese, sono arrivato all'aeroporto a Milano ed ero
completamente estraneo a tutti i problemi dell'Italia. Mentre aspettavo la macchina ho comprato il "Corriere
della Sera". A un certo punto, ho letto a titoli
cubitali che in Italia era stato necessario nominare un comitato etico per
decidere se due gemelli siamesi appena nati avrebbero dovuto o no subire un
intervento per vivere o per morire. L’alternativa era
la vita o la morte e bisognava istituire un comitato etico. Ma vi rendete conto? Ma anche
un deficiente capisce che bisogna tutelare la vita in ogni modo e, prima si
opera e si tenta di salvare due vite, poi ci si mette a discutere. Sapete
perché è stato fatto 'sto casino? Perché a Palermo doveva essere inaugurato un nuovo reparto
di pediatria e, allora, quale evento migliore che immolare sull'altare del
lancio del reparto pediatrico una coppia di bambini siamesi sospesi tra la vita
e la morte? C'era bisogno del comitato etico? E
allora il medico iracheno che mi diceva con le lacrime agli occhi che, per
mancanza di aghi, ha dovuto scegliere tra due bambini
chi salvare? Quanti comitati etici dovrebbero fare in Iraq?Venti al secondo? Ma vi rendete conto che
viviamo in un Paese di merda? Ve ne rendete conto sì o no? Vi
ricordate che ci hanno rotto le palle per cinque mesi con il bambino di Cuba,
Elian. Intanto in questi cinque mesi sono morti 30 mila bambini iracheni. Avete
letto una riga su uno dei bambini morti in Iraq? - Studente - E' vero che è
stato ringraziato alla Camera dei deputati per l’inchiesta che ha condotto in
Iraq? - L'Italia e l'Iraq - In Italia, come è noto, la volontà del Parlamento è sovrana. Il
Parlamento è l'organo preposto al controllo ispettivo del governo e il
Parlamento italiano, il 6 e il 22 giugno 2000, ha chiesto, a seguito di una
mozione votata a larghissima maggioranza: -
la cessazione dell'embargo in Iraq -l'attivazione
di un ponte aereo per inviare medicinali, strumenti diagnostici e generi alimentari -
la riapertura dell'ambasciata italiana a Baghdad -
la restituzione di milioni di dollari di proprietà del
governo iracheno trattenuti nelle banche italiane Sapete
cosa è successo? Niente.
Assolutamente niente. Dopo
122 giorni, visto che il governo non si era minimamente degnato di dare una
risposta al Parlamento, ho cercato di chiederne conto al presidente del Consiglio Per
tutta risposta sono stato aggredito e malmenato dalla sua scorta. Il
governo ha disatteso una precisa volontà parlamentare! Questo
è un reato gravissimo. Se un cittadino comune paga una tassa con un'ora di
ritardo, si scatena di tutto. Perché invece il governo può comportarsi così? Io
me ne sono accorto perché sono impegnato nella faccenda dell'Iraq, ma chissà
quante altre volte governi di vari colori se ne sono fregati delle decisioni
parlamentari. Questo
è un attentato alla democrazia, alla volontà popolare e alla sovranità del
Parlamento: tre reati gravissimi. |
|