Tratto dal Libro "L'informazione deviata"
articolo di Stefano Salvi ex corrispondente di Striscia la Notizia
Iraq, una tragedia: la mia avventura raccontata agli studenti universitari Nel marzo del 2000 lessi sul giornale inglese The Guardian (autore dell'articolo Joan Pilger) che in Iraq, ogni mese, da dieci anni, muoiono seimila bambini a causa degli effetti dell'uranio impoverito.

Quando sono venuto a conoscenza di questi dati sono rabbrividito, perché non ne sapevo assolutamente nulla. Ho pensato che non fosse giusto che chi fa informazione come me - o almeno pensa di farla - non fosse messo al corrente di questo dramma. Se non ne sapevo niente io, pensai, difficilmente ne era stata messa al corrente l'opinione pubblica e soprattutto i ragazzi che, secondo il mio punto di vista, dovrebbero essere i primi a sapere cosa realmente accade nel mondo.

Dopo aver letto l'articolo, dove appunto si parlava dei seimila bambini che ogni mese muoiono in Iraq a causa delle radiazioni dell'uranio impoverito e dell'embargo, ho detto all'autore del programma televisivo per cui lavoravo: -Io voglio partire per l'Iraq-. Sarebbe stata, tra l'altro, la prima volta che l'inviato di un tg satirico varcava i confini dell'Italia.

Sono partito nel maggio del 2000 per un reportage che è durato quasi un mese.

E' stato un inferno. Ovviamente non è che io mi sia trovato immediatamente di fronte ai seimila bambini morti. Ma quello che ho visto con i miei occhi era assolutamente diverso da quello che avrei mai potuto immaginare.
  -   L'Iraq che ho trovato.

Dopo la sconfitta dell'Iraq nella guerra del Golfo del 1990-91, gli americani, gli inglesi, i francesi, la Russia, la Cina e gran parte dei Paesi che aderiscono alle Nazioni Unite hanno deciso di imporre l'embargo al Paese iracheno. Dopo un certo periodo di tempo, cinque o sei anni, Francia, Cina e Russia hanno avanzato la proposta di revocare l'embargo. Ma la volontà degli americani di mantenerlo è stata più forte. Questo embargo impedisce l'arrivo in Iraq di medicinali per guarire la popolazione. Guarire da che cosa? E' quantomeno strano che nessuno si ricordi mai di dirci che in Iraq, durante la guerra del Golfo, sono state sganciate bombe e missili all'uranio impoverito che hanno sprigionato una radioattività che risulta essere sei volte superiore a quella delle bombe sganciate su Hiroshima e Nagasaki messe insieme. E questo soprattutto nella zona dell'Iraq compresa tra Baghdad e il Kuwait.

Da allora, si sono verificati numerosi casi di leucemia e cancro infantile e, chiaramente, anche moltissimi casi di variazioni genetiche. Ma facciamo un passo indietro. Quando finisce una guerra, in virtù della Convenzione di Ginevra e di quanto è stato scritto nei Trattati internazionali, i vincitori hanno l'obbligo immediato di aiutare la popolazione che è stata sconfitta: così è stato fatto in Germania, in Giappone, in Vietnam e in tutti gli altri Paesi.

In Iraq invece sono state usate armi improprie e radioattive sulla popolazione; i civili sono stati e continuano a essere affamati e non sono mai stati aiutati a causa dell'embargo. E allora questo significa ucciderli non una ma due volte.

In Iraq gli americani e gli inglesi si sono rifiutati di bonificare il territorio iracheno, perché la spesa è enorme.
E' stato calcolato che occorrono tra i 500 milioni e i 4 miliardi di anni perché l'uranio impoverito scompaia.
Il dramma iracheno continua, però, a nostra completa insaputa. E' vero che la popolazione muore a causa degli effetti dell'uranio impoverito, ma è vero anche che è stata messa in ginocchio dall'embargo che dura da oltre dieci anni. Quali sono gli effetti dell'embargo?

Prima di tutto che le medicine non arrivano. Perché c'è la no fly zone. Una bella parola dalle conseguenze devastanti. A questo proposito è bene ricordare che la signora Allbright, ex segretario di Stato americano - che è ebrea e dovrebbe per questo avere una sensibilità particolare, là dove si parla di olocausto e di genocidio, perché questo è un genocidio - ha detto testualmente che - ottocentomila bambini morti in dieci anni ne valgono la pena -. Queste parole non le ha dette la donna delle pulizie della Casa Bianca, ma il segretario di Stato degli Usa. Gli americani e gli inglesi hanno stabilito, al fine di tutelare i kurdi (almeno così sostengono), che tutti i territori a nord e a sud dell'Iraq non possano essere sorvolati da aerei iracheni. Giusto. Giusto?Strano, piuttosto. Perchè i turchi hanno massacrato 30 mila kurdi. Ma non mi risulta che sia stata sanzionata una sola ora di embargo nei confronti dei turchi. Vi risulta? No. Perché questo? E' ovvio. Per gli enormi interessi mondiali che ci sono attorno al petrolio, e infatti in Turchia non ce n'è una goccia. Sapete quanto costa un litro di benzina alla pompa in Iraq? Venti lire. In Giordania che è la nazione confinante, costa settecento lire. Le ho pagate io, personalmente, non sono cose che ho sentito dire. Da venti a settecento lire. Potete riuscire a capire che interessi ci siano in Iraq? Ma torniamo alla no fly zone. I medicinali, quei pochi che vengono inviati, devono arrivare in aereo fino ad Amman in Giordania e poi essere trasportati sugli autocarri per i mille chilometri di deserto che dividono Amman da Baghdad.
Questa non è una decisione delle Nazioni Unite ma degli Stati Uniti e del Regno Unito. Eppure gli altri Stati membri del Consiglio di Sicurezza (Francia, Cina e Russia) pur essendo in maggioranza la subiscono.
Io sono andato in Iraq nel mese di maggio: c'erano quarantotto gradi.Quarantotto gradi: vi è facile immaginare in che condizioni arrivino quei pochissimi farmaci che riescono a superare l'embargo? E sto parlando di Baghdad.

Poi bisogna farli arrivare a Bassora, per esempio, che è nel Sud, al confine con il Kuwait e l'Iran. Altri seicento chilometri di deserto.

Ma torniamo al mio viaggio.Una volta arrivato, ho iniziato la mia visita agli ospedali di Baghdad e poi mi sono inoltrato verso il Centro e verso il Sud del Paese. Volevo assolutamente rendermi conto di persona anche di quelle che erano le reali difficoltà di comunicazione. E' un Paese che non esiste più.

Pensate al Tigri e all'Eufrate, i due fiumi che hanno sempre dato vita all’Iraq. Ora sono un'immensa cloaca. Immaginatevi di vedere una fogna a cielo aperto: quello è il Tigri e quello è l'Eufrate. Con i bombardamenti sono saltate tutte le fognature, per cui le acque chiare e le acque scure si sono unite.

Non esiste nemmeno più l'acquedotto: io ho visto della gente che, a quarantotto gradi, andava a prendere l'acqua da bere con la tanica. Un'acqua così nera che nemmeno i topi ci andrebbero a sguazzare.

Però la gente beve e, però in quel caso, non muore per l'uranio impoverito. Muore per il colera e la gastroenterite (i bambini che muoiono di gastroenterite sono migliaia).

Gli ospedali e l'embargo.

L'embargo imposto dagli americani e dagli inglesi all'Iraq non soltanto fa arrivare i medicinali col contagocce per i civili, ma pone un freno anche allo sviluppo della scienza e della tecnologia del Paese. L'acquedotto e la fogna non saranno mai ripristinati se le pompe idriche per la popolazione restano solo un ricordo. Non sarà mai possibile ristabilire, in queste condizioni, nemmeno una parvenza di vita normale.

Ho visitato venti ospedali e, tranne forse l'ospedale di Babilonia, le risposte che ho avuto dai medici e le realtà che ho visto con i miei occhi sono sempre state le stesse.

Difficile, per me e per il cameraman, uscire senza avere gli occhi lucidi. All'ospedale di Saddam City (che è uno dei peggiori che ci siano in Iraq) ho incontrato un medico con le lacrime agli occhi, che mi ha chiesto: - Ci sarebbe la possibilità di venire in Italia per fare il pizzaiolo?-. Sto parlando di un pediatra che ha studiato in America e che chiedeva a me se poteva venire in Italia a fare il pizzaiolo. Io gli ho risposto: -Ma lei qui ha un ruolo fondamentale. - e la sua risposta è stata: -Io non posso più salvare nessuno-. Dovete sapere che a causa dell'embargo, tra i medicinali che non possono essere inviati, ci sono anche i chemioterapici. Sapete il motivo per cui non possono essere inviati?

Perché, secondo gli americani, gli iracheni con i medicinali chemioterapici potrebbero costruirci delle bombe chimiche. Voi forse non sapete che gli iracheni non possono nemmeno importare le matite. Avete presente le matite?
Non è possibile importarle perché l'alta commissione delle Nazioni Unite ha stabilito che con la grafite Saddam Hussein potrebbe costruire della armi chimiche.

Io so soltanto che la percentuale di scolarizzazione era al 94 per cento, prima dell'embargo. Oggi siamo arrivati addirittura al 12 per cento. Vi sto dicendo delle percentuali che, secondo il mio punto di vista, sono
molto significative su un dramma di cui il mondo occidentale, da ormai dieci anni, è responsabile e tacito complice.
Mantenere l'embargo significa uccidere gli iracheni due volte: prima con le armi all'uranio impoverito e poi con un vero e proprio isolamento.

  - Il genocidio

Nessuno vuole difendere l'operato di Saddam Hussein, che è un criminale. Questo va detto e va urlato, ma lui risponderà delle sue responsabilità. Noi non dobbiamo essere altrettanto criminali. Perché quello che si sta attuando in Iraq è un genocidio. E noi tutti, inconsapevolmente, siamo complici di questo genocidio. E ci fanno essere complici, in quanto appartenenti al mondo occidentale, senza farci sapere quello che i nostri governanti hanno deciso e stanno decidendo contro la popolazione irachena.

Questa è la cruda verità. Poi ci si sveglierà fra quarant'anni, cercando di capire come mai nessuno avesse saputo cosa stava succedendo, come è avvenuto nei confronti degli ebrei. Dobbiamo svegliarci tutti e ribellarci contro questo sistema che si pone come obiettivo principale quello di fare in modo che nessuno di noi sappia.

Durante la mia visita negli ospedali, ho incontrato un altro medico che mi ha fermato per dirmi: - Peccato che lei non sia stato presente la settimana scorsa, perché purtroppo a causa dell'embargo non possiamo ricevere deflussori e aghi a farfalla-. Voi sapete cosa sono i deflussori? Io, giuro, l'ho scoperto in quel momento.
Il deflussore è una cannuccia di plastica che fa arrivare il liquido dal contenitore della flebo al braccio del bambino attraverso l'ago a farfalla. A causa dell'embargo, non si sa perché, tra i medicinali che non possono
arrivare in Iraq sono inclusi anche deflussori e aghi a farfalla
. Questo medico, impegnato con tutte le sue forze a fare in modo che i bambini nel periodo estivo non morissero a causa delle varie complicazioni provocate dal colera e dalla gastroenterite, mi ha raccontato: -Avevo un solo ago a farfalla e due bambini: uno è vivo, l'altro è morto.Ho dovuto fare una scelta-.

Oggi, mentre sto ricordando questo episodio mi ritrovo ancora con gli occhi pieni di lacrime; l'impotenza che sento si trasforma in rabbia, sì, la rabbia che ho nel cuore e nell'anima è così profonda che le lacrime si asciugano rapidamente per far posto a una volontà mista a giustizia, vendetta e non so cosa per poter urlare alla gente cosa si sta consumando laggiù.

La tragedia continua perché, ancora, nell'ospedale di Bassora, un dottore mi ha detto: - Tre settimane fa, se lei fosse venuto, avrebbe visto che noi operavamo i bambini senza anestesia-. Senza anestesia, perché chiaramente l’anestetico fa parte dei prodotti elencati in quel protocollo che è stato approvato dalle Nazioni Unite perché questi anestetici potrebbero, una volta arrivati in Iraq, essere utilizzati da Saddam Hussein, che va nel suo laboratorio e ci fa le bombe.

Però nessuno osa far presente che Saddam Hussein - che ricordiamo essere un criminale - ha utilizzato contro gli iracheni bombe chimiche di provenienza americana. Nessuno ci tiene a far sapere che il signor Saddam Hussein il 16 luglio del 1979 è stato messo a capo dell'Iraq dalla Cia, non da me, né da voi perché in quel momento gli faceva comodo. E' giusto che voi lo sappiate.

Continuando il mio viaggio ho incontrato una dottoressa, patologa di fama internazionale, irachena di Bassora, città che si trova al confine con il Kuwait e l'Iran. Stiamo parlando dell'area più "calda", dove è stato sganciato il maggior numero di bombe e di proiettili all'uranio impoverito. Dove la percentuale di leucemie è al 242 per cento. Ripeto 242 per cento. Ma questi non sono dati che io ho avuto dall'Organizzazione mondiale della sanità o dal rappresentante della Croce rossa internazionale in Iraq (che, tra l'altro, è un ginevrino).

No, sono dati che ho raccolto andando di persona ospedale per ospedale, chiedendo a incaricato per incaricato, oncologo per oncologo. Conseguentemente sono dati oggettivi perché ognuno dei medici con cui ho parlato conosceva perfettamente quale fosse la situazione del suo ospedale prima del conflitto bellico, durante e soprattutto dopo. Questa è la realtà che vi viene taciuta e che questo schifo di informazione ha sempre cercato di tenere nascosta.

  - Studente - Come mai la stampa non denuncia questa situazione?

-         - Salvi - Non lo so.  Da parte mia, appena ho letto l'articolo su The Guardian sono partito perché non volevo sentirmi un complice. Non avrei potuto farmi la barba il giorno dopo come se niente fosse. Non si può far finta di niente. Mi sono reso conto che su questi argomenti manca proprio la comunicazione adeguata.

-       L'inchiesta da me svolta ha avuto un impatto enorme: la gente ha provato la stessa rabbia che ho provato io.
E in Iraq la situazione continua a essere disastrosa. L'energia elettrica, per la mancanza di pezzi di ricambio che non arrivano a causa dell'embargo (le centrali idroelettriche sono state bombardate), viene erogata tre ore al giorno, e credo possiate facilmente intuire che l'aria condizionata, a cinquanta gradi, in Iraq è assolutamente indispensabile. Vorrei che qualcuno di voi provasse a entrare in un ospedale iracheno a maggio. Ha tutto, tranne che l'odore di un ospedale. Ha l'odore di una stalla. Io, con i miei occhi, ho visto tre pazienti per ogni letto. E, a cinquanta gradi, senza l'aria condizionata e in quelle condizioni, immaginate come si diffondano i virus e le malattie. E ricordate anche che, senza energia elettrica, non è possibile tenere in frigorifero i vaccini e i medicinali che hanno necessità di essere conservati. Muore la gente perché mancano i medicinali, i chemioterapici, i deflussori, gli aghi a farfalla, ma muoiono migliaia e migliaia di persone perché mancano le sacche vuote per il sangue, perché l'embargo non fa arrivare le sacche vuote per il sangue.

-       Ma vi rendete conto?Ho detto sacche vuote, non piene. Cosa significa? Significa che i donatori di sangue in Iraq ci sarebbero anche, ma non possono donarlo perché mancano le sacche per contenerlo. Perché l'embargo ha stabilito che le sacche per contenere il sangue sono pericolose. Dobbiamo ancora capire dove stia il pericolo! E così muoiono migliaia e migliaia di bambini. Negli ultimi dieci anni sono morte un milione e mezzo di persone a causa degli effetti dell'uranio impoverito e a causa dell'embargo che, vorrei sottolinearvi, così come è attuato è una violazione dei basilari principi sanciti dalla Carta dei diritti del bambino. Come vi ho già detto, esiste una normativa per cui uno Stato vincitore, nel momento in cui il periodo bellico è terminato, ha l'obbligo di fornire alla popolazione tutto il proprio bagaglio dal punto di vista tecnologico, scientifico e medico per aiutare i civili. Tutto questo in Iraq non solo non è stato fatto ma si mette in ginocchio la popolazione violandone i diritti con l'embargo. E questo, secondo voi, non è un crimine contro l'umanità?

-         Oil for food

Non basta. I Paesi occidentali si sono inventati anche l'oil for food. Cos' è?Un modo per fregare gli iracheni e mantenere la propria coscienza tranquilla.

Adesso vi spiego di cosa si tratta. Sapete benissimo che la ricchezza dell'Iraq è una sola ed è il petrolio.
Dovete considerare che l'Iraq ha la più ampia riserva mondiale di petrolio.

Cosa succede?

Gli americani danno agli iracheni la possibilità di prelevare una piccola percentuale di petrolio. In questo modo l'Iraq potrebbe comprare le, medicine, i macchinari, i generatori di corrente elettrica, i pezzi di ricambio per gli acquedotti, l'acqua potabile e in una parola tutto di tutto perché manca tutto. Invece no, questo non avviene. Perché, viene sì data la possibilità di prelevare una bassissima quantità di petrolio iracheno, ma questo petrolio non viene pagato dagli americani in denaro ma in merce.

Il governo iracheno dice: - Io ho bisogno di un certo numero di aspirine (e per loro l'aspirina è un bene fondamentale), di deflussori, di aghi a farfalla, di sacche per il sangue, ecc.-. A questo punto dovrebbe avvenire una sorta di scambio: il petrolio in cambio di medicinali e di beni per la sopravvivenza. Per le prime volte lo scambio si verifica più o meno regolarmente, ma man mano che passa il tempo, siccome l'Iraq paga in anticipo con il petrolio e non ha quindi la possibilità di avere un benché minimo potere contrattuale, non arrivano i medicinali richiesti, non arrivano gli alimentari richiesti, non arrivano i pezzi di ricambio richiesti ma arriva la "merda", cioè medicinali scaduti, scatole di medicinali vuote, attrezzature diagnostiche e macchinari privi di pezzi che ne inficiano da subito il funzionamento, e la lista potrebbe continuare all'infinito. Io ho visto i magazzini pieni di attrezzature diagnostiche che non servono a nulla. E questo gli americani lo chiamano oil for food. Petrolio per cibo. Cioè merda. Non cibo.

Bisogna anche far presente che, insieme ad altri Paesi dell'Occidente, il governo americano detiene decine di milioni di dollari di proprietà del governo iracheno, debitamente congelati nelle banche di mezzo mondo. Soldi che potrebbero essere utilizzati per l'acquisto di medicinali, di alimentari, di pezzi di ricambio e di tutte le altre cose utili.

  - L'uranio impoverito.

 Ma tornando al discorso del petrolio, chiaramente siamo noi che ne stabiliamo il prezzo, non di certo l'Iraq. Un litro di benzina, ve l'ho detto, costa venti lire. Un litro di acqua minerale turca costa 1500 lire. Questo è il raffronto che bisogna fare. A titolo di cronaca bisogna dire che in Iraq i ricchi, la classe dominante, bevono proprio l'acqua di importazione turca.

Voi mi direte: - Che vuol dire? - Vuol dire tutto.

L'uranio impoverito in questi dieci anni è penetrato nel terreno. Ha contaminato tutte le falde acquifere. Essendo contaminate tutte le falde acquifere, tutto quello che cresce è radioattivo.

 Tutta la vegetazione è radioattiva!

Tutto quello che gli animali mangiano è radioattivo!

Tutto quello che gli iracheni mangiano o bevono è radioattivo!

Infatti, nei prossimi cinque anni, il 48 per cento della popolazione irachena potrebbe aver contratto - mi è stato detto proprio questo verbo - il cancro. E vi faccio presente che il verbo "contrarre" solitamente si usa per le malattie infettive. E il 48 per cento significa 9 milioni e mezzo di persone.

Non è un genocidio questo?

Questa è la sorte dell'Iraq e, con il reportage che ho condotto nel maggio del 2000, sono stato l'unico ad aprire questo squarcio di informazione nel silenzio della stampa e dell'opinione pubblica globale.

-       Professore - Condivido quasi tutto del suo intervento, a tratti è riuscito anche a farmi commuovere. Non sono invece d'accordo sugli effetti dell’uranio impoverito. L'uranio impoverito è già stato assolto dal pensiero scientifico.

-         -  Salvi - Professore, io la ringrazio. Lei, però, sa meglio di me che il problema dell'uranio impoverito non è nato oggi, ma almeno cento anni fa nelle miniere di uranio. E i minatori di quelle miniere si ammalavano di tutte le patologie oncologiche, non ultima la leucemia. Io sono un semplice cronista che riporta quello che ha visto e quello che gli hanno detto eminenti studiosi e medici di fama internazionale. A coloro che hanno il coraggio di sostenere che l'uranio impoverito "non fa male" dico solo: - Mi sembra che la partita sia tutta aperta -.

Non posso non riportare quello che una dottoressa dell'ospedale di Babilonia mi ha detto.E' stata l'unica che mi ha informato che nel loro ospedale le cose andavano meglio che in altri; ma nel suo reparto di pediatria, dove
mediamente ogni giorno nascono venti bambini, da cinque anni a questa parte, ogni giorno ne nascono quattro o cinque con malformazioni genetiche. E questo succede tutti i giorni in un piccolo ospedale di una piccola città.

Immaginiamoci in tutto l'Iraq. Io, questo, lo prendo come dato di fatto. Non posso non riportarlo e non posso non commentarlo. E non posso non dire che l'uranio impoverito è la parte di scarto della combustione che avviene nelle centrali nucleari e che, chiaramente, bisognava trovargli una discarica (Iraq, Bosnia.). Non potrò mai entrare in competizione o in conflitto con fisici o studiosi che sostengono che "l'uranio impoverito non fa male".

 Le stesse cose che io vi sto raccontando mi sono state confermate anche dal rappresentante della Croce rossa internazionale in Iraq.

E non parlo per partito preso. Mai. Tutti i miei servizi e le inchieste che ho condotto alla ricerca della verità parlano per me: ho attaccato senza problemi politici di ogni ordine e grado e li ho sempre messi di fronte alle loro responsabilità.

Io non voto da dieci anni e non ho vantaggi di nessun tipo a dire una cosa piuttosto che un'altra. Vado sempre e solo alla ricerca di quelle che secondo me sono delle porcherie che il mondo dell'informazione ci tiene nascoste.
  -  Studente - Siamo abituati a vederla parlare in modo provocatorio con i politici italiani: come si è trovato quando ha avuto a che fare con quelli iracheni?

-          Salvi - Io non provoco le persone che si dedicano alla politica nel nostro Paese. Io faccio delle domande e loro hanno il diritto di replicare e dire come la pensano. Purtroppo, il loro modo di rispondere, visto che molti hanno la coda di paglia, in genere consiste nel lanciarmi addosso scorte e nel farmi picchiare.

Dall'Irak sono tornato con le mie gambe, pur avendo rivolto a Tarek Aziz (vicepremier iracheno) domande che nemmeno il traduttore aveva il coraggio di rivolgergli.

-          Tarek Aziz.

E per dimostrarvi che io non sono per niente filo-Saddam Hussein, ho intervistato Tarek Aziz e gli ho fatto presente che il governo iracheno ha una responsabilità enorme in questo dramma. Va detto che i vertici iracheni avevano rilevato che parlavo della popolazione e della grave situazione in cui versano i civili. Così quando ho espresso la volontà di intervistare Aziz, mi hanno risposto di sì. (Vi faccio presente che di me sapevano tutto, da chi sono a quale ruolo ho avuto in Italia negli ultimi anni.) Morale: arrivo e chiedo di parlare con Aziz. Mi accoglie il segretario di Stato. Giuro, io non sapevo nemmeno che esistesse un segretario di Stato in Iraq. Mi fa accomodare in una sala dove c'era una gigantografia pazzesca di Saddam Hussein e, a lato, un quadro con un paesaggio fluviale. Il segretario di Stato a questo punto mi chiede: - Dove vuole fare l’intervista? Qua o qua?- E io dico: - Qua (sotto il paesaggio fluviale)-. E penso tra me e me: - Lui sarà anche arabo, ma io sono mezzo napoletano.-. In quel momento lui mi chiede:.Come mai qua?- E subito io: -Perché agli italiani il tema fluviale ricorda molto Venezia e per gli italiani Venezia è molto importante-. Giuro. Allora lui ci riprova e mi dice:- Ma perché non vuole fare l'intervista sotto la gigantografia di Saddam?- E gli ho detto, fermo e deciso:- Se lei vuole che io faccia l'intervista
qui, sotto il ritratto di Saddam, la faccio qui. Ma se lei mi chiede dove la voglio fare, la faccio dove voglio io e non dove vuole lei. Cerchiamo di non prenderci in giro-

Chiaramente ho fatto l'intervista dove voleva lui, ma considerato che tra arabi e napoletani non so chi sia più furbo, per tutta l'intervista ho piazzato fra il ritratto di Saddam e la telecamera il traduttore in modo tale che nell'inquadratura il traduttore coprisse interamente o quasi il ritratto del Rais.

Archiviato il problema inquadratura, il segretario di Stato mi ha indicato la scrivania alla quale si sarebbe seduto Tarek e io, secondo lui, mi sarei dovuto sedere di fronte. A quel punto gli dissi che io avevo un mio stile e che non avevo nessunissima intenzione di cambiarlo.

Infatti, tutte le mie interviste le ho fatte con l'intervistato rigorosamente in piedi perché fossero vere e non costruite come su un set cinematografico e quindi, se voleva essere intervistato, doveva farlo a modo mio.

E' stata la prima intervista in piedi nella vita di Tarek Aziz! Tutto questo l'ho fatto per far capire agli iracheni che non ero né condizionato né condizionabile da tutto il macchinoso ed elefantiaco apparato che avevano allestito per l'intervista. Insomma, volevo fare un’intervista vera, un'intervista alla Salvi e non una farsa decisa da loro.

E tutto questo l'ho fatto in casa loro! Comunque, tornando all'intervista, a Tarek Aziz ho fatto queste specifiche osservazioni e rivolto questa precisa domanda: - Ho visto che la gente per la strada vive letteralmente nella spazzatura: avete presente quando da bambini giocavamo con la sabbia e il secchiello?Così i bambini iracheni giocano con il secchiello e la spazzatura; giocano con la coda dei topi come noi giochiamo con la coda del gatto. E la spazzatura in alcune città raggiunge il metro di altezza coprendo stradine, strade, vialetti, viali, piazze e piazzette e mercati, con le capre che brucano fra un topo e l'altro un po' di spazzatura e i bambini a trenta centimetri che giocano. Se consideriamo che le medicine sono inesistenti, perché, almeno, non fate smaltire tutta la spazzatura che c'è sulle strade per prevenire la diffusione delle malattie e poi mettere a punto un piano di profilassi?-.

E lui mi ha risposto: - E' colpa degli americani. Perché non ci permettono di avere i macchinari per pulire le strade e raccogliere la spazzatura e quindi siamo costretti a vivere in queste condizioni-.

-Non è vero-,ho replicato immediatamente, - perché io sono passato da casa sua e il quartiere in cui vive lei è pulitissimo. Nel pieno centro di Baghdad ci sono due strade lunghissime che si incrociano, abitate da soli ricchi, che sono altrettanto pulite. L'albergo in cui io sto è in una zona pulitissima.-

A questo punto il traduttore non voleva più continuare a tradurre. Allora sono andato avanti io e ho tradotto da solo. Tarek Aziz mi ha risposto:-Si è vero, io abito in una zona tranquilla e pulita, ma pago la municipalità-.

-       D'accordo- ho incalzato - allora lei deve pagare la municipalità non solo per se stesso ma anche per tutta la sua popolazione.- E gli ho anche detto:- Voi usate gli americani come alibi così come gli americani usano come alibi Saddam-.

La cosa più simpatica e paradossale è che, terminata l'intervista, ho rincorso Tarek Aziz nel corridoio del palazzo presidenziale, appellandolo: -Scusi Tarek-, per raccomandargli un appartenente ai servizi segreti, che mi aveva fatto da scorta per tutto il tempo della mia permanenza in Iraq.

Io, che non ho mai raccomandato nessuno, dovevo farlo proprio in Iraq nel palazzo di Saddam!
Ragazzi, forse voi non vi ricordate, perché siete troppo giovani e non ve l' hanno mai fatto sapere, ma nel 1991 a pochissimi giorni dalla fine della guerra in Iraq, gli americani sono arrivati a dieci chilometri da Baghdad e avrebbero avuto la possibilità di fare fuori Saddam. Come mai non lo hanno fatto? La risposta è semplice. Perché se fosse stato eliminato Saddam, con chi diavolo avrebbero potuto prendersela negli anni successivi? Come avrebbero fatto, senza lo spauracchio di Saddam, a giustificare la loro presenza costante in una zona strategica come quella dell'Iraq? Questo ve l'ho raccontato perché non si dica che Salvi è filo-Saddam.

  -L'informazione.
Quelle che avete sentito sono le cose che voi non sapete. Questo è lo schifo della nostra informazione. Il fatto che io sia tornato dall'Iraq e che i servizi siano stati mandati in onda da un programma satirico per sette sere consecutive, ma che nessun telegiornale abbia ripreso una parola di quello che io ho fatto e detto, non vi sembra strano?

Quando sono stato preso a calci e borsettate dalla signora Marina Ripa di Meana, il signor Mentana, direttore del TG5, ha aperto il suo telegiornale con questa notizia. Però, di quello che succede in Iraq, non gliene fotte niente a nessuno. Niente a nessuno. Quando ho intervistato Enrico Cuccia per cinque minuti e venticinque secondi, e sono stato l'unico, ne hanno parlato tutti ma proprio tutti. Addirittura la Cbs ha mandato in onda il servizio con i sottotitoli in inglese. Però sull'Iraq silenzio di tomba.

Sulla mia intervista con Tarek Aziz, silenzio di tomba.

Sui seimila bambini che ogni mese muoiono a causa dell'uranio impoverito e dell'embargo, silenzio di tomba.

Sul milione e mezzo di morti in Iraq, silenzio di tomba.

Su tutto ciò che è risultato dalla mia inchiesta e dal mio reportage, silenzio di tomba.

  - Studente - Lei è un giornalista?

-       Salvi - No. Io sono un inviato, un "rompicoglioni" civico, mi avvalgo dell'articolo 21 della Costituzione che più o meno letteralmente recita che ogni cittadino ha il diritto, con ogni mezzo che la tecnica gli mette a disposizione, di informarsi e di formulare domande a chicchessia. Io non ho bisogno di essere iscritto ad alcun albo. Questo lavoro viene fatto da chi pone le domande giuste al momento giusto non da chi ha la tessera di quel partito o di quell'albo.

In un Paese civile uno come me non sarebbe mai diventato né famoso né popolare, perché in un Paese civile domande come quelle che faccio io sono all'ordine del giorno. Soltanto un Paese del Terzo mondo come è l'Italia, uno che fa le domande che tutti vorrebbero fare, ma che i giornalisti non fanno, diventa famoso. Questa è la nostra triste realtà. Invece, ci voleva un cretino come me, che non ha nemmeno il tesserino di giornalista, per andare in Iraq e far sapere a 8 milioni di persone che cosa sta succedendo là.

Io mi chiedo: - I 1750 giornalisti della Rai cosa fanno?-

Sono 1750 giornalisti che paghiamo tutti noi. Ci metto anche le reti private, ma quelle della Rai, li paghiamo direttamente noi.

Anziché andare continuamente ospiti dai vari Costanzo, Cocuzza, con tutto il cucuzzaro, alzassero il culo e andassero sul posto anziché montare reportage con immagini di Paesi che non sanno nemmeno dove si trovano, sui quali ti fanno pure il commento.

E continuano a fare i giornalisti senza neanche uscire dalla redazione spacciando per proprie le notizie che provengono dalle agenzie di stampa. Non solo. Fateci caso: tutti i telegiornali incominciano a parlare del calendario della Tizia, della cellulite della Caia, ma non gliene frega niente a nessuno degli approfondimenti, perché dalle 20,20 in avanti è l'ora del rotocalco non del telegiornale. Oggi i telegiornali si riducono a essere rotocalchi e basta. Ecco perché io accetto gli inviti alle università. Perché voglio informare i ragazzi, che saranno la classe dirigente di domani, della disinformazione che viene loro riservata dalla stampa nazionale e internazionale.

A me interessa parlare direttamente con le persone perché queste, a loro volta, prendano in considerazione determinati concetti, li facciano propri e se ognuno a sua volta li trasmette a trenta, quaranta, cinquanta persone forse prima o poi l'informazione sarà costretta a cambiare.

Ora ci vogliono far credere che l'uranio impoverito "fa bene"-.

Strano. Peccato che in Portorico, dove gli americani hanno sganciato bombe all'uranio impoverito, la percentuale delle leucemie sia aumentata del 300 per cento.

Peccato che 35 soldati italiani si debbano pagare da soli tutte le spese mediche perché hanno contratto la leucemia nei Balcani e appena si è sparsa la notizia che l'uranio "fa bene" immediatamente non risponde più nessuno di niente. E loro si ritrovano malati e con le spese mediche da pagare. Per dire che l'uranio impoverito "fa bene", hanno fatto delle ricerche su 11 aree dei Balcani contro le 121 interessate dalla presenza di bombe all’uranio. E il periodo che hanno preso in esame per lo studio è brevissimo per cui, scientificamente, i dati raccolti non fotografano la situazione reale. Questa è la storia dell'uranio impoverito. Questa è la storia vera, reale, di quello che nessuno vi vuole dire e che sta succedendo. Ricordatevi che l’Iraq non è lontano perché la dottoressa Mona Khammas, patologa di fama internazionale, in tempi non sospetti, mi disse che tutto quello che è stato sganciato nei Balcani è stato sì, assorbito dal terreno ma che il vento aveva trasportato gran parte delle radiazioni in Italia perché – parole sue - "l'uranio non conosce confini".

Infatti, la ionizzazione dell'aria in alcune zone dell'Italia, soprattutto sulle coste adriatiche è pericolosamente di molto superiore alla norma, con conseguente aumento dei casi di leucemia, soprattutto infantile. Tra l’altro, guarda caso, queste zone sono proprio di fronte ai Balcani. Forse la Khammas non aveva torto! Tutte queste cose però non le dice nessuno!

Voi lo sapete che più di una volta è stato richiesto l'invio in Iraq di una commissione europea che registrasse sul campo quello che sta avvenendo? Non è mai giunta risposta. In Iraq, per far conoscere la situazione, ci è andato un cretino come me. Istituzionalmente, chi ci dovrebbe andare, non ci va.

  - Il comitato etico

Quando uno sta in Iraq, è completamente al di fuori dal mondo, non ci sono telefonini, non c'è niente. Pensate che le automobili sono ancora quelle del 1985. Di ritorno dal viaggio che mi ha tenuto in Iraq quasi un mese, sono arrivato all'aeroporto a Milano ed ero completamente estraneo a tutti i problemi dell'Italia. Mentre aspettavo la macchina ho comprato il "Corriere della Sera". A un certo punto, ho letto a titoli cubitali che in Italia era stato necessario nominare un comitato etico per decidere se due gemelli siamesi appena nati avrebbero dovuto o no subire un intervento per vivere o per morire. L’alternativa era la vita o la morte e bisognava istituire un comitato etico.

Ma vi rendete conto? Ma anche un deficiente capisce che bisogna tutelare la vita in ogni modo e, prima si opera e si tenta di salvare due vite, poi ci si mette a discutere.

Sapete perché è stato fatto 'sto casino?

Perché a Palermo doveva essere inaugurato un nuovo reparto di pediatria e, allora, quale evento migliore che immolare sull'altare del lancio del reparto pediatrico una coppia di bambini siamesi sospesi tra la vita e la morte? C'era bisogno del comitato etico?

E allora il medico iracheno che mi diceva con le lacrime agli occhi che, per mancanza di aghi, ha dovuto scegliere tra due bambini chi salvare? Quanti comitati etici dovrebbero fare in Iraq?Venti al secondo? Ma vi rendete conto che viviamo in un Paese di merda? Ve ne rendete conto sì o no?

Vi ricordate che ci hanno rotto le palle per cinque mesi con il bambino di Cuba, Elian. Intanto in questi cinque mesi sono morti 30 mila bambini iracheni.

Avete letto una riga su uno dei bambini morti in Iraq?

-       Studente - E' vero che è stato ringraziato alla Camera dei deputati per l’inchiesta che ha condotto in Iraq?
  - Salvi - Sì, è vero. E' stato segnalato, all'interno di una mozione approvata dal Parlamento, che "ci voleva l'iniziativa di uno come Salvi per far conoscere a otto milioni di italiani il dramma iracheno".

  - L'Italia e l'Iraq

-       In Italia, come è noto, la volontà del Parlamento è sovrana. Il Parlamento è l'organo preposto al controllo ispettivo del governo e il Parlamento italiano, il 6 e il 22 giugno 2000, ha chiesto, a seguito di una mozione votata a larghissima maggioranza:

- la cessazione dell'embargo in Iraq

-l'attivazione di un ponte aereo per inviare medicinali, strumenti diagnostici e generi alimentari

- la riapertura dell'ambasciata italiana a Baghdad

- la restituzione di milioni di dollari di proprietà del governo iracheno trattenuti nelle banche italiane
dando termine al governo di ritornare entro 90 giorni in aula e rispondere   al Parlamento su quali contromisure il governo avesse preso in merito.

Sapete cosa è successo?

Niente. Assolutamente niente.

Dopo 122 giorni, visto che il governo non si era minimamente degnato di dare una risposta al Parlamento, ho cercato di chiederne conto al presidente del Consiglio

Per tutta risposta sono stato aggredito e malmenato dalla sua scorta.

Il governo ha disatteso una precisa volontà parlamentare!

Questo è un reato gravissimo.

Se un cittadino comune paga una tassa con un'ora di ritardo, si scatena di tutto.

Perché invece il governo può comportarsi così?

Io me ne sono accorto perché sono impegnato nella faccenda dell'Iraq, ma chissà quante altre volte governi di vari colori se ne sono fregati delle decisioni parlamentari.

Questo è un attentato alla democrazia, alla volontà popolare e alla sovranità del Parlamento: tre reati gravissimi.