Con la Conferenza delle Nazioni Unite sullo
sviluppo sostenibile che si tiene in questi giorni a Johannesburg
(Sudafrica), l'opinione pubblica è di nuovo costretta a guardare
alla drammatica realtà dell'Africa. Oggi il continente nero è il più
povero, il più marginalizzato, il più schiacciato del pianeta.
Basti pensare che in campo economico l'Africa rappresenta solo
1% del prodotto mondiale lordo. Eppure, è forse il continente più
ricco di materie prime. È forse questa la sua maledizione? È infatti
attraversato da conflitti e guerre senza fine.
Due esempi sono il Sudan e il Congo. In Sudan, si combatte una
spaventosa guerra civile che dura da oltre vent'anni e che ha fatto
oltre di un milione di morti. Il Sudan ha forse il più ricco
giacimento di petrolio al mondo.
La guerra in Congo (oro, diamanti, coltan) dura da cinque anni
ed ha già fatto oltre de 2 milioni di morti. Una quindicina di
nazioni vivono spaventose situazioni di guerra. Risultato: oltre 10
milioni di rifugiati. Tutto questo non fa altro che aggravare una
situazione già aggravata. La conseguenza è fame, miseria,
malattia.
Oltre metà della popolazione africana (300 milioni) vive nella
miseria più nera, con meno di un dollaro al giorno. Questa
situazione fa sì che tutte le malattie ritornino con incredibile
virulenza, dalla lebbra alla malaria, dalla tubercolosi all'aids.
Oggi la malaria uccide più dell'aids in Africa (basterebbe un
miliardo di dollari per eliminare annualmente gli effetti negativi
della malaria, e questo significherebbe un aumento di reddito dai
3-5 miliardi di dollari annui per l'Africa subsahariana). Più
ancora, l'aids sta facendo uno scempio di questo continente
tormentata. Sono oltre 25 milioni gli ammalati di aids in Africa.
Sui 34 milioni al mondo. In Kenya, per esempio, ogni giorno, oltre
700 persone muoiono di aids. Sono soprattutto donne e bambini a
pagarne le spese (bisognerebbe parlare di più di femminizzazione
della povertà). Per il 2010 si prevedono oltre 18 milioni di bambini
orfani per l'aids.
Il disastro avviene sia per la povertà che per la non
accessibilità ai farmaci essenziali (è una vergogna che le case
farmaceutiche non mettano a prezzi accessibili ai poveri i farmaci
essenziali per l'aids). Tutto questo avviene mentre l'Africa deve
pagare un debito che si aggira sui 250 miliardi di dollari. Se
l'Africa potesse spendere per la lotta alla fame e alla malattia
quello che paga in interessi sul debito, sarebbe già un'altra cosa.
("È immorale che i poveri paghino il debito", diceva Julius
Nyerere).
Questo senza negare un altra verità: la corruzione e il
malgoverno in Africa. "La corruzione ha raggiunto un livello suicida
nelle nostra società", affermano i vescovi del Camerun. "È diventata
talmente parte della nostra vita che chi la pratica non sente
neanche il rimorso". A questo riguardo, bisogna riconoscere che in
generale le élite africane hanno tradito la loro gente. Fra loro e
le masse popolari, c'è un abisso spaventoso. E i frutti della
corruzione e il malgoverno sono i bambini denutriti, le folle senza
lavoro: è quanto ho potuto toccare con mano per dodici anni vivendo
dentro la drammatica realtà di Korogocho, una baraccopoli di
Nairobi. Per me, sono volti, persone amate, persone che mi hanno
voluto bene. Non sono statistiche. E non posso accettare di vedere
gente soffrire così.
Non posso accettare un mondo di serie A e uno di serie B, uno
(minoritario) che ha quasi tutto, e l'altro (maggioritario) che ha
quasi nulla. Oggi l'Italia, che fa parte di questo nord ricco ed
opulento, può fare molto di più per trovare una soluzione politica
economica ai problemi. (Non abbiamo bisogno di carità, ma di
giustizia).
L'Italia deve rendersi conto, deve ammettere che quello che ha
fatto per l'Africa non è stato aiuto ma business (affari!). L'Italia
ha fatto la politica estera delle proprie ditte. Non ha mai avuto
una politica estera seria a favore di questo continente martoriato.
Forse il ministero degli esteri (non perché ora c'è Berlusconi) non
può fare una politica a favore di chi soffre, ma deve fare la
politica economica dell'avanzante imperialismo mondiale.
Abbiamo bisogno di una nuova legislazione che permetta alla
società civile italiana di impegnarsi con chi soffre. (Anche
l'ultima legislazione promossa dai Ds era una brutta copia della
vecchia). La società civile organizzata presente nel nostro paese
potrebbe oggi esprimersi con un dicastero civile sotto l'egida del
presidente della repubblica, che prenda contatto diretto non con i
governi del Sud del mondo (corrotti!) ma con i soggetti nuovi
emergenti nei paesi impoveriti (cooperative, comunità di base,
movimenti popolari.). Questo permetterebbe all'Italia di ritornare
ad essere un paese con la vocazione geografica e morale di essere
ponte fra la fortezza europea e l'Africa. È il vecchio sogno di
Dossetti e La Pira! È una vocazione politica importante che l'Italia
deve riscoprire in questo momento storico gravissimo per
l'Africa.
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