COMUNICATO STAMPA

La proposta di spostamento delle risorse del POR per la realizzazione di opere infrastrutturali fatta dalla maggioranza e accolta da una parte dell’opposizione con l’indicazione della SS106 come opera da realizzare con i fondi strutturali,  desta non poche perplessità di metodo e di merito.

E’ doverosa una premessa che riguarda il ruolo delle infrastrutture nello sviluppo regionale.

La crescita del PIL pro capite è sicuramente correlata con il grado di infrastrutturazione di una regione e quindi va sgombrato immediatamente il campo da ogni facile economia di pensiero che sia aprioristicamente contraria alle infrastrutture.

Alla Calabria le infrastrutture servono, la SS106 è sicuramente un’opera strategica di grande rilievo, importanza e significato: essa va inserita nelle priorità degli investimenti nazionali per le grandi opere, reperendo le adeguate risorse finanziarie e garantendo un impegno serio e credibile  dell’ANAS. D’altronde l’intesa Istituzionale di Programma siglata nel 1999 tra la Regione e il Governo nazionale si muoveva proprio su questa linea che è stata totalmente disattesa prima e cancellata poi dall’Accordo di Programma Quadro sulle Infrastrutture voluto dall’Assessore Misiti.

Peraltro, al di là ed  oltre la propaganda, ritengo sia giunto il momento di pensare ad una seria politica per le infrastrutture della regione. Sotto questo aspetto mi permetto di avanzare una proposta che nella sua semplicità potrebbe essere davvero dirompente: si cambi nome e finalità alla Società Ponte sullo Stretto, ribattezzandola Società per la costruzione della nuova Autostrada Jonica “Reggio Calabria – Taranto”, spostando le risorse finanziarie in questo investimento utile e necessario allo sviluppo della regione e affidandone la progettazione alle Università calabresi di Cosenza e di Reggio Calabria che hanno le competenze, le professionalità e le capacità per aff5rontare un tale compito. E’ questa la cosa da fare oggi se davvero si vuole garantire crescita, sviluppo e occupazione alla Calabria.

Infatti, un’analisi economica attenta alle modalità di finanziamento e al ruolo delle infrastrutture nello sviluppo regionale porta ad esprimere un dissenso nel metodo e nel merito allo spostamento delle risorse del POR per la realizzazione di grandi opere infrastrutturali.

La prima motivazione della contrarietà è di natura teorica. Le infrastrutture rappresentano dei fattori di potenzialità. Permettono cioè ai fattori produttivi di potersi esprimere ad un più alto livello di efficienza, ma non sostituiscono i fattori di produzione tradizionali dell’economia che sono il capitale ( la capacità produttiva) e il lavoro.

Lo sviluppo ha quindi bisogno di infrastrutture, ma non solo di queste. La Calabria è una regione che presenta un contesto produttivo debole, un’elevata disoccupazione, un’alta incidenza del lavoro non regolare, una scarsa propensione all’innovazione, una bassa competitività sui mercati e una scarsa apertura internazionale.

Per crescere occorre che questi punti di debolezza vengano superati.

In sintesi, ed è questa la critica sul merito della proposta, lo spostamento delle risorse del POR su aspetti infrastrutturali è una politica miope perché priva la Calabria di risorse per investimenti strategici in settori chiave.

La critica di metodo invece è diretta alle motivazioni che hanno indotto questa proposta di spostamento di risorse.

Infatti, poiché la capacità di spesa sul POR è bassissima, addirittura vergognosa, si spera di poterla aumentare spostando la spesa sul versante infrastrutturale.

Anche questa idea è profondamente errata. In primo luogo perché i tempi di un investimento infrastrutturale sono di gran lunga superiori alle altre forme di investimento. La sola progettazione esecutiva della nuova SS 106 ci porterebbe ragionevolmente ben oltre il 2006: anno in cui dovrebbe completarsi l’attuazione del POR.

Questo spostamento quindi non solo non velocizza la spesa, anzi con un minimo di razionalità convenzionale si può ipotizzare che allunga notevolmente i tempi di spesa.

In secondo luogo perché questa cura sbagliata non permette di attuare la vera cura per aumentare la capacità di spesa che è quella di far passare le risorse del POR attraverso leggi ordinarie di spesa che invece questa maggioranza, con un cavillo tecnico nella legge finanziaria n. 4 del 7 luglio 2000, ha abrogato in blocco, inopinatamente e in maniera inspiegabile, castrando irrimediabilmente le possibilità di spesa dell’ente Regione.

Ma la cosa che toglie ogni possibile giustificazione alla proposta è la considerazione che il governo italiano ha approvato una legge Obiettivo all’interno della quale vanno reperite delle risorse per le opere infrastrutturali. Perché spostare risorse da settori strategici se si possono reperire in maniera più consona da altre parti ?

Nei giorni scorsi il commissario dell’UE Barnier ha ribadito le critiche e le osservazioni alla nostra regione rispetto allo stato di attuazione del POR Calabria. Barnier ha ricordato come la precedente programmazione dei fondi strutturali 1994-99, pur avendo utilizzato praticamente quasi tutti i fondi a disposizione non ha prodotto in Calabria nessun serio e tangibile risultato in termini di crescita economica, produttiva ed occupazionale. Per cui oggi ci troviamo davanti non solo al problema di come accelerare la spesa dei fondi europei ma, nel contempo, si pone la questione della qualità della spesa che non può continuare con i metodi  tradizionali che porteranno ad un nuovo fallimento.

Tutto ciò non fa che confermare la necessità di impedire che la rimodulazione del POR prenda una strada che sarebbe davvero una pietra tombale per il POR e rappresenterebbe la perdita di una grande opportunità per la regione.

Reggio Calabria, 14.7.2003

                                                                         IL CAPOGRUPPO REGIONALE DEL PdCI

                                                                                     MICHELANGELO TRIPODI