Il PONTE?
NON E' INDISPENSABILE E NON RISOLVE I PROBLEMI. MEGLIO SPENDERE QUEI SOLDI PER
LO SVILUPPO DELLA SICILIA
Il
vice-presidente della Banca Europea degli Investimenti, Massimo Ponzellini, critica aspramente la scelta di costruire il
Ponte sullo Stretto di Messina. E spiega quali sono le priorità per far
decollare la Sicilia
d. E il tema stretto di Messina ?
r. Il tema Stretto di Messina. Se lei si riferisce al ponte sullo Stretto…
d. Beh si.
r. Si tratta di un tema particolarmente delicato, nel senso che la BEI non ha
nulla in contrario al finanziamento di un opera di questa dimensione.
Certamente però, non è l'opera che risolve i problemi della Calabria e della
Sicilia. E' un opera ad alto valore simbolico e con anche una sua redditività economica.
Però non è così indispensabile come lo sono altre opere. Allora, forse ho una
mentalità un po' modesta e un po' contadina, ma quello di spendere 12/14 mila
miliardi (di lire) per un ponte per andare in una regione dove l'acqua viene
ancora data ad ore…, mi sembra che prima si debba dare l'acqua corrente tutti i
giorni e a tutte le ore, poi facciamo il ponte.
Andare in un paese, una regione, dove le ferrovie sono ancora quelle del 1930 e
fare il ponte perché un treno guadagni un quarto d'ora, mezzora o un ora… mi
sembra che magari prima (si debbano) guadagnare le tre ore che si perdono
all'interno della Sicilia o in Calabria. Lo stesso si dica per i sistemi delle
strade, per i sistemi della protezione ambientale, delle frane, dei boschi e
degli incendi.
Insomma ci sono imponenti opere da fare perché la Sicilia possa esprimere il
proprio potenziale. La Sicilia è secondo noi una regione con un potenziale di
sviluppo unico e irripetibile in Europa. La Sicilia può essere veramente la
regione più ricca d'Europa. Se gli investimenti vengono fatti (nella maniera)
giusta. Se prima si fanno quegli investimenti al di là del ponte, allora non
sarà più un problema (trovare) chi lo finanzia. Verrà finanziato dal mercato a
furor di popolo perché la Sicilia a quel punto avrà veramente bisogno di un
opera del genere che, anche simbolicamente, le darà il benvenuto sul
continente. Ma quelle altre opere di cui ho detto prima per noi sono più
importanti. Sono più vicine alla gente rispetto al ponte.
d. Quindi qual è la sua ricetta, la sua idea, per far partire o per dare il
via al recupero di competitività della Sicilia ?
r. Beh, come ho detto prima, secondo me ci sono alcuni fenomeni di, diciamo
così, cattiva gestione - dei sistemi idrici, per esempio -, che per quanto
riguarda agricoltura, turismo, impresa sono un ostacolo. Nella stessa Sicilia,
come in parecchie regioni italiane, ci sono luci e ombre. Abbiamo la
municipalizzata di Palermo che è cliente della BEI da tanti anni ed è una delle
migliori municipalizzate italiane. Però non ha la concessione per tutta (la
città di) Palermo, ma solo per alcuni quartieri. Nella stessa Palermo ci sono
altre concessionarie tra le peggiori d'Europa, alcune delle quali nemmeno
dotate delle autorizzazioni necessarie. Ecco questo è un ostacolo.
Lo stesso vale per le ferrovie, le strade il sistema dei trasporti, il sistema
dei porti. Basti pensare che per il tipo necessità commerciali che ha la
Sicilia, o la Sicilia che noi pensiamo debba venire, sono tali che non bisogna
credere che un ponte risolva. Sono le navi che risolvono i problemi, quindi i
sistemi portuali della Sicilia vanno rifatti. Vanno rifatti per motivi
industriali di petrolchimica, quelli di Gela, vanno rifatti per merce e
passeggeri quelli di Catania e Palermo. Sono queste le grandi opere da fare,
ivi compreso le strade interne. La ricerca e l'università trovano in Sicilia
una zona di particolare fertilità. Vediamo che gli investimenti da noi fatti a
Catania in SGS Thompson, hanno dato frutti che in
nessun'altra parte d'Europa vengono dati. Quindi, gli elementi sono tutti lì.
Semplicemente si tratta di metterci le persone ed i mezzi nei punti giusti e
nei momenti giusti e investire con fiducia nella regione.
LA BEI E
IL PIANO DEL GOVERNO PER LE INFRASTRUTTURE
La banca è da anni un pilastro per i
principali investimenti infrastrutturali. Una
politica che continuerà
d. Dr Ponzellini, quale sarà il ruolo della BEI
nel programma di grande opere infrastrutturali
pianificate dal governo in Italia ?
r. Io direi qual è il ruolo della BEI. Nel senso che col decorrere degli anni
tra libri bianchi, verdi e gialli i governi che sono avvicendati alla guida del
paese hanno sempre fatto una programma di opere che ha addirittura stufato gli
italiani: la Salerno-Reggio Calabria, la pedemontana, la tangenziale di Mestre, le dighe di Venezia.
Insomma, è una specie di rosario che si ripete. L'unica (istituzione) che
finora ha veramente finanziato queste opere in grande misura, o la principale
fonte di finanziamento esterna, è stata la BEI. Abbiamo già ha finanziato per
un totale di 550 miliardi la Salerno-Reggio Calabria.
Notiamo in questi giorni un riprendere dei cantieri in modo notevole, quindi
sicuramente continueremo a finanziare queste opere (infrastrutturali).
Stiamo finanziando Venezia, le ferrovie ad alta velocità, abbiamo finanziato le
varie tangenziali in giro per l'Italia, siamo il più grosso finanziatore di
autostrade. Per noi è il nostro business quotidiano.
di Giovanni Paci