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L'invito lanciato alcune settimane
fa dal professor Nicola Tranfaglia, vicerettore dell'Università di Torino, è stato
raccolto. Gianni Vattimo, Gianluigi Beccaria, Barbara Lanati,
Margherita Hack, il segretario dei Comunisti
Italiani Oliviero Diliberto e lo stesso Tranfaglia hanno promosso un appello unitario degli
intellettuali antifascisti in difesa della Costituzione repubblicana. Ecco
il testo:
Di fronte al Manifesto per la
cultura diffuso nei giorni scorsi da alcuni esponenti di Forza Italia che
attribuisce all'attuale maggioranza parlamentare e al governo Berlusconi la rappresentanza dei valori
"cristiani, laici e umanistici" che sarebbero stati oppressi per cinquant'anni dalla cultura "marxista e
comunista" della sinistra, riteniamo di dover intervenire ed esprimere
la nostra opinione sull'attuale situazione in Italia.
Da un anno è al potere nel nostro Paese una coalizione
di forze politiche che hanno ereditato la cultura postfascista
di Alleanza Nazionale, quella secessionista e violenta della Lega Nord e
quella aziendale e liberista di Forza Italia.
Si tratta di una coalizione che, nel primo anno di governo, ha presentato
al Parlamento e fatto approvare leggi scritte nell'interesse primario di
Silvio Berlusconi e del gruppo che si raccoglie
intorno a lui e che appaiono in netto contrasto con la lettera e lo spirito
della Costituzione repubblicana del 1948, come la legge sulle rogatorie
internazionali e sul falso in bilancio.
La coalizione si prepara ora a far approvare dal
Parlamento una delega sull'ordinamento giudiziario che lede gravemente
l'autonomia e l'indipendenza della magistratura, una delega sui nuovi cicli
della scuola che discrimina tra gli studenti agiati e quelli poveri imponendo
una scelta precoce tra l'accesso alle superiori e la formazione
professionale, un riassetto del sistema sanitario che smantella la sanità
pubblica e crea situazioni di grave disparità tra gli ammalati ricchi e
quelli dotati di scarsi mezzi finanziari, una ristrutturazione del mercato
del lavoro che persegue l'indebolimento e la divisione del sindacato,
l'assalto ai diritti fondamentali dei lavoratori.
Nello stesso tempo la coalizione di governo
ripropone un disegno di legge sul conflitto di interessi che mette al
riparo il presidente del Consiglio dalla scelta necessaria di vendita del
proprio impero televisivo, mediatico e
pubblicitario come da ogni effettivo controllo dei mezzi di comunicazione
che a lui fanno capo.
E tutto questo avviene mentre il leader della Casa delle Libertà controlla
direttamente le televisioni pubbliche, quelle private e gran parte della
stampa quotidiana e settimanale in totale disprezzo di qualsiasi
legislazione antitrust che sia improntata alle
regole liberali della concorrenza di mercato.
Ci troviamo, insomma, di fronte a un disegno
chiaro e inequivocabile di attacco alla prima parte della Costituzione,
cioè ai valori e ai principi che hanno retto per oltre cinquant'anni
della storia repubblicana la convivenza civile nel nostro Paese. Esprimere
un punto di vista critico - principio fondamentale delle moderne democrazie
- è in Italia sempre più arduo; i giovani che manifestano contro la globalizzazione capitalistica, così come i lavoratori
in lotta per la difesa dei loro diritti vengono
sistematicamente criminalizzati da un esecutivo che ha cancellato la parola
dissenso dal proprio vocabolario.
In questa situazione il Manifesto di Forza Italia si appropria altresì del
nome e dell'opera di uomini come Benedetto Croce,
Luigi Einaudi, Guido Calogero, Gaetano Salvemini che - è del tutto evidente - mai avrebbero
potuto consentire allo smantellamento della Costituzione e dei principi in
essa contenuti.
Di fronte alla mistificazione della realtà e della storia contenuta in quel
Manifesto, noi vogliamo riaffermare la nostra fedeltà ai valori
repubblicani espressi dalla Carta costituzionale e ci impegniamo
a difendere con tutti i mezzi democratici lo Stato di diritto costruito con
il sangue degli antifascisti e dei partigiani che, nella crisi succeduta
alla guerra e alla caduta della dittatura fascista, hanno lottato a fondo,
pagando a volte con la vita, per costruire lo Stato democratico e hanno
contribuito, con la loro azione e il loro pensiero, a riportare il nostro
Paese a istituzioni libere e fondate su un'idea avanzata della democrazia
di massa nel mondo contemporaneo e dei diritti fondamentali per i cittadini
di uno Stato. Dal diritto di eguaglianza fissato
nell'articolo 3, all'articolo 8 che sancisce la libertà di ogni confessione
religiosa, all'articolo 11 che "ripudia la guerra come strumento di
offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali", all'articolo 21 che fissa il diritto di
libertà di espressione e di informazione, agli articoli 33 e 34 che
stabiliscono la libertà dell'arte, della scienza e dell'insegnamento e
danno ai "capaci e ai meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto
di raggiungere i gradi più alti degli studi".
Noi riteniamo che questi valori, ed altri ugualmente identificati dalla
Carta costituzionale, corrano un serio pericolo di fronte all'azione
legislativa e politica del governo Berlusconi e
della maggioranza che lo sostiene e denunciamo all'opinione pubblica
italiana e internazionale l'assenza di qualsiasi critica o reazione da
parte di importanti istituzioni politiche, economiche e religiose della
società italiana e di tanti intellettuali che dichiarano ogni giorno di
rifarsi a un credo liberale ma, che, nei loro scritti, criticano
esclusivamente la coalizione di centrosinistra, accreditando l'attuale
governo di una posizione democratica e liberale che invece è contraddetta
ogni giorno da atti di governo e atteggiamenti parlamentari che sono al di
fuori o contro la costituzione repubblicana ma che non intraprendono mai
procedure di revisione costituzionale pur previste, preferendo ignorare che
la Carta è ancora vigente, approvando norme anticostituzionali.
Crediamo che si sia aperta ormai in Italia una forte questione democratica
rispetto alla quale è necessario schierarsi e
assumere le proprie responsabilità per evitare che, di fronte al rischio
ormai reale di un'involuzione autoritaria, non ci sia un'aperta presa di
posizione da chi ritiene che la Costituzione del 1948, nella sua prima
parte, debba esser non soltanto preservata ma altresì attuata in maniera
più profonda e completa di quanto è avvenuto nel primo cinquantennio.
Stato di diritto e Stato sociale sono per noi valori irrinunciabili e tali
da giustificare una lotta costante e intransigente nei confronti di un
governo e di una maggioranza che hanno raggiunto in modo legittimo il
potere ma che ora ne approfittano per cercare di
costruire un regime mediatico e autoritario,
estraneo allo spirito e alla lettera della nostra Costituzione.
Per aderire, inviare una email a:
antifascismo1925_2002@yahoo.it
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