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La guerriglia di Rosarno è il frutto della politica razzista del Governo Berlusconi
venerdì 8 gennaio 2010
“Che la situazione nella piana di Gioia Tauro fosse intollerabile, esplosiva, lo avevamo ribadito proprio due giorni fa alla vigilia del vertice in Prefettura a Reggio Calabria presieduto dal ministro dell’interno Maroni, invitando lo stesso rappresentante del governo Berlusconi a dedicare un’ora del suo tempo per toccare con mano la problematica e, proprio ieri, in concomitanza con il vertice in prefettura, a Rosarno è scoppiato letteralmente il caos. Sparatorie, feriti, scontri tra immigrati africani e forze dell’ordine. Scene di guerriglia urbana intollerabili per una società civile e conseguenza diretta della sconcertante e disumana politica fondata sui respingimenti degli immigrati e sull’introduzione del reato di clandestinità portata avanti dal governo Bossi-Berlusconi e personalmente dal ministro Maroni”. Ad affermarlo, in una nota, Michelangelo Tripodi, assessore regionale, nonché segretario regionale e responsabile del Dipartimento per il mezzogiorno del PdCI. “Siamo stati purtroppo tristi profeti di una situazione insostenibile e vergognosa – spiega Tripodi -. Quello che è successo ieri e sta continuando a succedere oggi a Rosarno è di una gravità assoluta ed è a dir poco disarmante e vergognoso che di fronte a tutto questo il ministro Maroni proprio questa mattina ha parlato di situazione difficile quella che si vive nella piana di Gioia Tauro, così come in altre realtà, determinata dal fatto che in tutti questi anni è stata tollerata, senza fare nulla di efficace, una immigrazione clandestina che da un lato ha alimentato la criminalità e dall'altro ha generato situazioni di forte degrado come quella di Rosarno”. “Il ministro Maroni – prosegue Tripodi – dovrebbe letteralmente vergognarsi, così come si devono vergognare tutti quei rappresentanti del governo Berlusconi e della vena secessionista della Lega Nord che stanno portando avanti un clima di odio e di razzismo diffuso in tutta Italia. Al ministro e al governo ricordiamo che innanzitutto quella che è in vigore sull’immigrazione e la legge Bossi-Fini e che questa ennesima e sconcertante situazione che si sta consumando nella Piana di Gioia Tauro ripropone con agghiaccianti interrogativi la problematica dell’accoglienza e la convivenza degli immigrati in zone ad alto rischio criminalità come quella di Rosarno, da tempo al centro delle denunce dei sindacati proprio per vicende legate allo sfruttamento di manodopera extracomunitaria. Manodopera, così come accade in altre aree del nostro paese e soprattutto del meridione, spesso composta da ‘squadre’ di clandestini ridotti in schiavitù, costretti a lavorare nelle campagne 12-14 ore al giorno e a vivere reclusi in vere e proprie baraccopoli senza alcuna ben che minima garanzia igienico-sanitaria. Una situazione di violenza e degrado che viola i diritti umani, frutto di una legge quindi decisamente inadeguata in materia. Una normativa che non riesce a contrastare la tendenza al lavoro nero e che non garantisce il permesso di soggiorno agli immigrati che denunciano la propria condizione di lavoro irregolare, incentivando così la clandestinità e tanto quanto di grave ne consegue anche in termini di sicurezza e di ordine pubblico”. “Una situazione, ci tengo a ribadirlo – afferma ancora Tripodi – che nulla a che vedere, per intenderci, con l’esempio di civiltà di cui sono protagonisti invece i comuni di Riace, Caulonia e Stignano che hanno aperto le porte agli immigrati, accogliendoli e sistemandoli nelle case sfitte e in alcune strutture pubbliche dei loro antichi borghi, avviando insieme ad un percorso lavorativo un sistema di accoglienza e integrazione che fa onore a tutta la Calabria e a tutta la nostra nazione”.
“Gli immigrati sono costretti, sottolinea Tripodi, a vivere tra l’incudine della ndrangheta e il martello del razzismo”.
“Ferma restando la condanna per quanto di violento è accaduto a Rosarno – conclude Tripodi - la problematica è forte e bisogna affrontarla di petto e una volta per tutte altrimenti si rischia grosso e non continuando a spargere il seme dell’intolleranza che una volta attecchito, come purtroppo come ci insegna la storia, è difficile da estirpare. Bisogna invece togliere dal dizionario l’equazione per cui immigrazione vuol dire criminalità, continuando a scaricare, così come sta facendo il Governo Berlusconi, il malessere generalizzato che si respira nel Paese sulle spalle degli extracomunitari identificati come il nemico da cacciare o da sfruttare. Serve invece un forte impegno civile e politico che porti ad un cambiamento repentino di rotta, promuovendo una legge adeguata che tuteli diritti e doveri degli immigrati”.
(Ufficio Stampa PdCI Calabria)
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